Avvenire, 7 agosto 2002
Cina, piccole aperture ma rimangono i grandi soprusi
Il governo ha restituito alla Chiesa i locali di una scuola all’interno della cattedrale. Ma tantissimi edifici cattolici sono ancora in mano al partito.
Annunciata negli anni ’80, la restituzione dei beni ecclesiastici non è mai stata avviata. E anche la piena libertà religiosa rimane un traguardo lontano. Nelle campagne le ingiustizie più gravi.
Di BERNARDO CERVELLERA
Un lancio di agenzia che cita "la stampa ufficiale cinese" affermava ieri che "la Cattedrale di Pechino, il luogo di culto più rappresentativo per il cattolicesimo in Cina, verrà restituito ai fedeli". La notizia sarebbe da far spellare le mani per gli applausi al governo cinese… se non fosse gonfiata e imprecisa. Si parla infatti di una "cattedrale costruita nel 1887", trasformata in "una scuola media", 50 anni fa fu espropriata alla chiesa cattolica. "Ora – si legge ancora – la scuola si trasferirà altrove lasciando libera la chiesa".
In realtà la "cattedrale" di Pechino (la Chiesa dell’Immacolata, Nan Tang) è già da tempo restituita ai fedeli: essa è stata la prima chiesa riaperta al pubblico dopo la Rivoluzione Culturale. Un’altra chiesa, che è stata cattedrale di Pechino dal 1887 fino all’avvento dei comunisti, la chiesa di San Salvatore (Bei Tang), è già dall’85 riaperta all’uso dei fedeli.
Dov’è dunque la notizia? Da fonti a Pechino veniamo a sapere che il governo si appresta a riconsegnare una scuoletta a fianco alla Bei Tang, finora usata come scuola media ma che era proprietà della Chiesa cattolica: non è quindi la cattedrale ad essere ritornata, ma la "scuola media" accanto alla ex "cattedrale".
L’applauso è perciò di tono molto minore. E si spegne quasi se di fronte all’enfasi con cui è stata data la notizia, abbiamo il quadro completo della situazione. La zona della Bei Tang, a nord del Palazzo Imperiale, nel quartiere Xishiku è da oltre un anno in preda a sconvolgimenti: le antiche case con cortile, densamente abitate da cattolici, vengono distrutte per lasciare il posto a grattacieli, zone per uffici, hotel e shoppingcenters. La maggioranza dei cattolici è stata allontanata verso un quartiere periferico a nord di Haidian, dove non esiste nessuna chiesa. I cattolici si sono lamentati per il trattamento. Oltre a non avere garantiti i loro diritti religiosi e a trovarsi senza casa, hanno ricevuto poche migliaia di yuan (2-300 euro) per far posto a appartamenti di lusso e hotel che verrano venduti a decine di migliaia di euro al metro quadro in occasione delle Olimpiadi del 2008. In alcuni casi l’espropriazione e l’allontanamento è stato violento. L’anno scorso un vescovo e 8 seminaristi dell’Hebei hanno cercato di difendere una proprietà della Chiesa cattolica nel quartiere di Wangfuma. P. Li Hongzai, vescovo ausiliare di Hengxiang, i seminaristi e alcuni abitanti del quartiere hanno fatto un sit-in per giorni, per fermare le ruspe, ma invano.
Il ritorno della scuoletta è un modo per addolcire la bocca ai cattolici troppo bistrattati e per placare l’inquietudine in una Cina dove disoccupati e contadini poverissimi continuano a manifestare contro il governo. Ma di motivi d’inquietudine ce ne sono a iosa. Fin dagli anni ’80 Deng Xiaoping aveva stabilito che le proprietà delle diverse religioni ritornassero ai legittimi proprietari. Ma al di là di alcuni edifici per il culto, sono ancora tanti gli edifici e i terreni della Chiesa cattolica ancora in mano al Partito o al governo. Prova ne è la tanto pubblicizzata riconsegna di questa scuola, che avviene ben 20 anni dopo l’ordine di Deng.
Ma nella sola Pechino vi sono ancora fior di edifici come l’antica Università Fu Ren (che ospita attualmente una scuola del Partito Comunista); le case dei religiosi e delle religiose, ospedali, scuole. A Shanghai la biblioteca comunale era proprietà della Chiesa Cattolica, ma rimane ancora nelle mani del governo. Allontanandosi dalle grandi città i soprusi e le dimenticanze diventano innumerevoli: case, conventi, seminari dei missionari sono stati sequestrati e nella maggior parte dei casi per nulla riformati. Vescovi e preti locali continuano a compilare richieste su richieste, ma nessuno si muove. Viene da domandarsi se la nascita dell’Associazione Patriottica e il sequestro di tutte le legittime proprietà della Chiesa cattolica non siano state più che un gesto ideologico, una delle più grandi – e riuscite – operazioni economiche del Partito Comunista. Ad ogni modo in Cina i vescovi accetterebbero di mettere una pietra sul passato purché il governo garantisca la piena libertà religiosa.