Dal Discorso 53/a di Sant'Agostino - LE OTTO MASSIME DELLE BEATITUDINI DEL VANGELO
2. Siate dunque poveri nello spirito, affinché sia vostro il regno dei cieli. Perché temete d'esser poveri? Pensate alle ricchezze del regno dei cieli! Si teme la povertà; si abbia pure timore, ma dell'iniquità. Infatti, dopo la povertà dei giusti, verrà una grande felicità, perché piena sarà la tranquillità; quaggiù invece, quanto più cresce quella che si chiama ricchezza, ma non lo è, non solo cresce anche il timore, ma non finisce la cupidigia. Puoi darmi molti ricchi, ma puoi forse darmi un solo ricco senza timore? Un ricco desidera ardentemente di ammassare denaro, ma trema per la paura di perderlo. Quando mai è libero uno schiavo siffatto? È uno schiavo chi è soggetto a una qualsivoglia padrona; ed è forse libero chi è schiavo dell'avarizia? Beati dunque i poveri nello spirito. Che vuol dire poveri nello spirito? Poveri quanto alla volontà, non quanto alle facoltà. Poiché chi è povero nello spirito è umile; e Dio ascolta i gemiti degli umili e non disprezza le loro preghiere. Il Signore proclamò solennemente il proprio discorso cominciando dall'umiltà, cioè dalla povertà. Si trova una persona pia, ricca di beni terreni, eppure non gonfia di superbia. Si trova anche una persona povera, che non possiede nulla, priva di qualsiasi sostentamento. Questa non ha speranza maggiore di quella: poiché quella è povera nello spirito, per il fatto ch'è umile; questa invece è povera, sì, ma non nello spirito. Ecco perché Cristo Signore, dopo aver affermato: Beati i poveri, aggiunse: nello spirito.
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Non la pena ma la causa fa il martire.
13. Beati i perseguitati a causa della giustizia (Mt 5, 10). Questa aggiunta distingue il martire dal brigante; di fatto anche il brigante è perseguitato per causa dei suoi misfatti ma egli non cerca il premio, bensì sconta la pena dovuta. Fa di uno un martire non la pena, ma la causa; prima scelga la causa e poi tranquillo sopporti la pena. In un sol luogo v'erano tre croci, quando il Cristo soffrì la passione: egli nel mezzo, di qua e di là due briganti. Considera la pena: niente di più simile, eppure uno dei briganti sulla croce trovò il paradiso. Il Cristo nel mezzo fa da giudice: condanna il superbo, soccorre l'umile. Il legno della croce fu il tribunale per il Cristo. Che cosa farà quando giudicherà, egli che poté fare ciò quando era giudicato? Al brigante, che aveva proclamato la sua fede in lui, disse: Ti assicuro che oggi sarai con me in paradiso (Lc 23, 43). Egli infatti si differenziava dall'altro. Cosa mai aveva detto? Ricordati di me, Signore quando sarai nel tuo regno (Lc 23, 42). Conosco - diceva - i miei delitti; senza dubbio dovrò sopportare tormenti finché non vi giungerai tu stesso. Ma poiché chiunque si umilia sarà esaltato, Cristo pronunciò subito la sentenza e gli concesse il perdono: Oggi - disse - sarai con me in paradiso. Ma il Signore non fu messo intero nel sepolcro lo stesso giorno? Quanto al corpo sarebbe rimasto nel sepolcro; quanto all'anima invece sarebbe rimasto negli inferi, non per esservi tenuto prigioniero, ma per liberarvi quelli che vi erano prigionieri. Se dunque lo stesso giorno si sarebbe trovato negli inferi quanto all'anima, e quanto al corpo sarebbe stato nel sepolcro, come mai disse: Oggi sarai con me in paradiso? Ma il Cristo intero non è forse anima e corpo? Ti sei dimenticato che al principio c'era il Verbo e il Verbo era presso Dio e Dio era il Verbo (Gv 1, 1)? Ti sei dimenticato che il Cristo è potenza e Sapienza di Dio (Cf. 1 Cor 1, 24)? Dove non è dunque la Sapienza di Dio? Di essa non dice forse la Scrittura: Si estende da un confine all'altro con forza e governa ogni cosa con bontà (Sap 8, 1)? Cristo dunque per quanto riguarda la persona del Verbo dice: Oggi sarai con me in paradiso. "Oggi - dice con l'anima discendo agli inferi, ma con la divinità non mi assento dal paradiso".
[Per consultare l’integra del discorso:
http://www.augustinus.it/italiano/discorsi/index2.htm]