Un centenario quasi dimenticato:

la lettera apostolica Pervenuti all’anno vigesimoquinto di Leone XIII

(Parte II)

(continuazione)

Applicando la dottrina del suo divin Fondatore, mantiene con ponderato equilibrio i giusti limiti in tutti i diritti e in tutte le prerogative colla collettività sociale. E l’uguaglianza che proclama, conserva intatta la distinzione dei vari ordini sociali, dalla natura evidentemente richiesti; la libertà che apporta, alfine d’impedire l’anarchia della ragione emancipata dalla Fede e abbandonata a se stessa, non lede i diritti della libertà, che sono superiori a quelli della Verità, non i diritti della giustizia che sono superiori a quelli del numero e della forza, non i diritti di Dio, che sono superiori a quelli dell’uomo.

E non è men feconda di buoni effetti nell’ordine domestico. Perché non solo resiste alle male arti con che la licenza dell’incredulità attenta alla vita della famiglia, ma prepara e conserva l’unione e la stabilità coniugale, ne tutela e promuove l’onestà, la fedeltà, la santità.

E di pari passo sorregge e rinsalda l’ordine civile e politico, da un lato aiutando efficacemente l’autorità, e porgendosi amica dall’altro alle savie riforme, alle giuste aspirazioni dei sudditi; imponendo rispetto ed ubbidienza ai Principi, e difendendo in ogni caso i diritti imprescrittibili della coscienza umana. E per tal modo i popoli ossequenti alla Chiesa, si manterranno, sua mercé, egualmente lontani dalla servitù e dal dispotismo.

Consapevoli appunto di questa divina virtù, Noi, fin dall’esordio del Nostro Pontificato, Ci siamo studiosamente adoperati a mettere in vista e in rilievo i benefici intendimenti della Chiesa, e ad estenderne il più possibile col tesoro delle sue dottrine la salutare azione. E a questo fine furono diretti gli Atti precipui del Nostro Pontificato, segnatamente le Encicliche sulla filosofia cristiana, sulla libertà umana, sul matrimonio cristiano, sulla setta dei Massoni, sui poteri pubblici, sulla costituzione cristiana degli Stati, sul socialismo, sulla questione operaia, sui principali doveri dei cittadini cristiani e sopra argomenti affini.

Ma il voto ardente del Nostro cuore non fu quello soltanto d’illuminare le menti, sibbene di muovere e purificare i cuori, indirizzando i Nostri sforzi a far rifiorire in mezzo ai popoli le virtù cristiane. Non cessammo quindi, con esortazioni e consigli, di sollevare gli animi a quei beni che non sono caduchi, procurando d’ordinare il corpo all’anima, l’uomo a Dio, il pellegrinaggio terreno alla vita Celeste.

Benedetta dal Signore, poté contribuire la Nostra parola a rafforzare le convinzioni di molti, a meglio illuminarli nell’ardue questioni presenti, a stimolare il loro zelo, a promuovere opere svariate che sorsero e continuano a sorgere in tutti i paesi, particolarmente a benefizio delle classi diseredate, ravvivando quella carità cristiana, che in mezzo al popolo trova il suo campo prediletto. Se il raccolto della messe, Venerabili Fratelli, non fu più copioso, adoriamo Iddio arcanamente giusto, e supplichiamoLo ad un tempo d’impietosirsi alla cecità di tanti e tanti, ai quali sventuratamente è applicabile il pauroso lamento dell’Apostolo: "Il Dio di questo secolo accecò le menti degli infedeli, sì che ad essi non risplende la luce del Vangelo, gloria di Cristo" (II Cor. IV, 4).

Secondo che la Chiesa Cattolica spiega il suo zelo a bene morale e materiale de’ popoli, purtroppo questi figli delle tenebre si levano astiosi contro di lei, e niun mezzo lasciano intentato a fine d’offuscarne la divina bellezza e intralciarne l’opera vitale e redentrice. Quanti sofismi mettono in opera, quante calunnie! E una delle loro più perfide arti si è di rappresentare la Chiesa al cospetto dei volghi imperiti, e de’ governi gelosi, come avversa ai progressi della scienza, come nemica della libertà, usurpatrice dei diritti dello Stato, e invaditrice del campo della politica. Stolte accuse, mille volte ripetute e mille volte distrutte dalla ragione, dalla storia, dal consenso degli uomini onesti e amici del vero.

La Chiesa nemica della scienza e della cultura? Essa è certamente vigile custode del dogma rivelato; ma questa vigilanza non fa che renderla fautrice benemerita della scienza ed autrice d’ogni buona cultura. No, coll’aprire le menti alle rivelazioni del Verbo, Verità suprema e principio originale di tutte le verità, non si pregiudicherà mai e per nessun rispetto alle cognizioni razionali; che anzi le irradiazioni del mondo divino aggiungeranno sempre potenza e chiarezza all’intelletto umano, preservandolo, nelle questioni di maggiore importanza, da incertezze angosciose e da errori. Del resto diciannove secoli di gloria conquistata dal Cattolicismo in tutti i rami del sapere, bastano ampiamente a distruggere la mendace asserzione. Alla Chiesa Cattolica vuolsi infatti attribuire il merito d’aver propagata e difesa la sapienza cristiana, senza la quale il mondo giacerebbe ancora nelle tenebre delle superstizioni pagane e nello stato abietto della barbarie; ad essa d’aver conservato e trasmesso i preziosi tesori delle lettere e della scienza antica; d’avere aperto le prime scuole del popolo e creato università, che esistono e sono celebri anche ai giorni nostri; d’aver raccolto sotto le sue ali protettrici gli artisti più insigni e d’avere ispirato la letteratura più alta, pura e gloriosa.

La Chiesa nemica della libertà? Ahi, quanto si travisa un concetto che sotto questo nome racchiude uno dei più preziosi doni di Dio, e viene invece adoperato a giustificare l’abuso e la licenza! Se per la libertà voglia intendersi l’andare esente da ogni legge e da ogni freno per far quello che più talenta, essa si avrà certo la riprovazione della Chiesa al pari che quella d’ogni anima onesta; ma se per libertà s’intende la facoltà ragionevole d’operare speditamente e largamente il bene, secondo le norme della legge eterna, nel che appunto consiste la libertà degna dell’uomo e proficua alla società, niuno più della Chiesa la favorisce, l’incoraggia e protegge. Ella infatti con la dottrina e l’azione sua affrancò l’umanità dal peso della schiavitù, annunziando la gran legge dell’uguaglianza e della fraternità umana; in ogni età assunse il patrocinio de’ deboli e degli oppressi contro la prepotenza de’ forti; rivendicò col sangue de’ suoi Martiri la libertà della coscienza cristiana, restituì al fanciullo ed alla donna la dignità della loro nobile natura e la partecipazione agli stessi diritti di rispetto e di giustizia, concorrendo grandemente ad introdurre e mantenere la civile e politica libertà dei popoli.

La Chiesa usurpa i diritti dello Stato e invade il campo politico? Ma la Chiesa sa ed insegna che il suo divin Fondatore ordinò di rendere a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio, sanzionando in tal guisa la distinzione immutabile e perpetua dei due poteri, ambedue supremi nel loro rispettivo ordine; distinzione feconda, che ebbe tanta parte nello sviluppo della civiltà cristiana. E aliena nel suo spirito di carità da ogni mira ostile, non intende che a coordinarsi a fianco de’ poteri politici, per operare sì sullo stesso soggetto, che è l’uomo, e sulla stessa società, ma per quelle vie e per quegli alti intenti che s’attengono alla sua divina missione. Ove l’opera sua fosse senza sospetti accolta, non farebbe che agevolare gl’innumerevoli vantaggi sopra ricordati. La supposizione di mire ambiziose nella Chiesa altro non è che una vecchia calunnia, della quale i suoi potenti nemici si servirono come di pretesto per coonestare le loro oppressioni; e la storia, meditata senza preconcetti, testifica ampiamente che la Chiesa, anziché tentar mai di sopraffare, fu invece, ad immaginare del divin suo Fondatore, vittima più volte di sopraffazioni ed ingiustizie; appunto perché la sua potenza consiste nella forza del pensiero e della verità, non in quella dell’armi.

Siffatte e simili accuse muovono dunque da pretto maltalento. E in quest’opera perniciosa e sleale va innanzi agli altri una setta tenebrosa, che la società porta da lunghi anni nei suoi fianchi, come un morbo letale, che ne contamina la sanità, la fecondità e la vita. Personificazione permanente della rivoluzione, costituisce una specie di società a rovescio, il cui scopo è un predominio occulto sulla società riconosciuta, e la cui ragione d’essere consiste nella guerra a Dio e alla sua Chiesa. Non sarebbe d’uopo neppur nominarla, ché tutti raffigurano a questi contrassegni la massoneria, della quale parlammo di proposito nella Nostra Enciclica "Humanum genus" del 20 Aprile 1884, denunziandone le malefiche tendenze, le false dottrine, le opere nefaste. Questa setta, che abbraccia nell’immensa rete quasi tutte le nazioni e si collega con altre sette, che muove con occulti fili, allettando i suoi affiliati con l’esca de’ vantaggi che loro procura, piegando i reggitori ai suoi disegni or con promesse, or con minacce, è giunta ad infiltrarsi in tutti gli ordini sociali ed a formare quasi uno stato invisibile ed irresponsabile nello Stato legittimo. Piena dello spirito di Satana che, come diceva l’Apostolo, sa all’uopo trasfigurarsi in angelo di luce (II Cor. XI, 14), vanta fini umanitari, ma tutto sfrutta ad intento settario, e mentre dichiara di non aver mire politiche, esercita larga azione nel movimento legislativo e amministrativo dello Stato; mentre professa rispetto alle autorità imperanti e perfino alla Religione, mira come a scopo supremo (ed i suoi stessi regolamenti lo affermano) allo sterminio dell’impero e del sacerdozio considerati da essa come nemici della libertà.

Or si fa sempre più manifesto che alle suggestioni e alla complicità di questa setta vanno attribuite in gran parte le continue vessazioni contro la Chiesa, come pure la recrudescenza di recenti attacchi. Ed invero la contemporaneità della persecuzione, scoppiata testé come procella a ciel sereno, cioè senza cause adeguate all’effetto; il genere identico della preparazione fatta con la stampa giornaliera, con adunanze pubbliche e produzioni teatrali; l’impiego, dappertutto, delle medesime armi della calunnia e dell’eccitamento popolare, mostrano l’identità dei propositi e la parola d’ordine uscita da uno stesso centro di direzione. Episodio del resto che si associa a quel piano prestabilito, e che si va largamente traducendo in atto, per moltiplicare i danni già da Noi annoverati, e soprattutto per restringere fino alla totale esclusione l’insegnamento religioso, formando così generazioni d’indifferenti e d’increduli; per impugnare con la stampa la morale della Chiesa, per schernirne finalmente le pratiche e profanarne le feste.

Vien da sé che il Sacerdozio cattolico, chiamato a diffondere praticamente la Religione e a dispensarne i misteri, sia preso di mira con maggiore accanimento, per diminuirne l’autorità ed il prestigio al cospetto del popolo. Già l’audacia cresce di giorno in giorno interpretandone sinistramente gli atti, dando corpo a’ sospetti, e gettandogli addosso le più volgari accuse; e cresce in proporzione della impunità che possono ripromettersi. Così nuovi danni si aggiungono a quelli che soffre da parecchio tempo per il tributo che il Clero deve pagare alla milizia e che lo toglie a confacente preparazione religiosa, e per la spogliazione del patrimonio ecclesiastico, costituito liberamente dalla pietà e generosità de’ fedeli.

E gli Ordini e Sodalizi religiosi, che nella pratica de’ consigli evangelici diventano la gloria non meno della Religione che della società, quasi avessero dinanzi a’ nemici della Chiesa una colpa di più, sono acerbamente fatti segno al vilipendio. E Ci duole il dover rammentare come antecedentemente siano stati colpiti da odiose e immeritate misure, che ogni anima onesta ha dovuto altamente riprovare. Non valse a salvarli l’integrità della vita, sulla quale non si poterono accertare dagli stessi nemici imputazioni serie e fondate; il diritto di natura, che consente l’associazione per fini onesti, né la legge costituzionale che la sancisce; non il favore del popolo riconoscente ai preziosi servigi resi con le scienze, le arti, l’agricoltura, ed alla carità profusa sopra la classe numerosa dei poveri. Così uomini, donne, figli del popolo, che avevano rinunziato spontaneamente alle gioie della famiglia, per consacrare al bene del prossimo, in pacifiche aggregazioni, la giovinezza, i talenti, l’attività, la vita, furono, come congreghe di delinquenti, fra tanta ampiezza di libertà, dannati all’ostracismo.

Né farà meraviglia che i figli più cari sieno così percossi, quando non è meglio trattato il Padre, vogliamo dire il Capo medesimo della Cattolicità, il Romano Pontefice. I fatti sono ben conosciuti. Rapitagli col principato civile quell’indipendenza che gli è necessaria per la sua missione universale e divina, forzato nella stessa sua Roma a chiudersi nella propria dimora, perché stretto da potenza nemica [Nota: Riaffermazione della protesta tradizionale dal 20 Settembre 1870 in poi], fu ridotto, nonostante irrisorie malleverie di rispetto e precarie promesse di libertà, in condizioni anormali, ingiuste e indegne dell’eccelso suo ministero.

Noi siamo pur troppo consapevoli degli ostacoli che Gli si creano intorno, travisando spesso i suoi intendimenti ed oltraggiandone la dignità; di guisa che si fa sempre più evidente che la rapina della civile sovranità fu compiuta per abbattere a poco a poco la stessa spirituale potestà del Capo della Chiesa; ciò che del resto si è senza ambiguità confessato da coloro che ne furono i veri autori. Fatto che, a ponderarne gli effetti, non è soltanto impolitico, ma eziandio antisociale, perché le ferite inflitte alla Religione sono come altrettante ferite portate al cuore della società. Iddio, infatti, che dotava l’uomo di qualità essenzialmente sociali, nella sua provvidenza fondava altresì la sua Chiesa e la collocava. secondo il linguaggio biblico, sul monte di Sion, affinché servisse di luce e col suo raggio fecondatore svolgesse il principio della vita nei molteplici aspetti della società umana, comunicandole norme sapienti e Celesti, con le quali potesse prendere l’assetto più conveniente. La società pertanto che si sottrae alla Chiesa, che è parte considerevole della sua forza, decade o rovina, separando ciò che Iddio volle congiunto.

Noi non Ci siamo stancati d’inculcare in ogni opportuna occorrenza siffatte Verità, e abbiamo voluto farlo nuovamente e di proposito in questa congiuntura straordinaria. Faccia il Signore, che ne piglino lena e norma i fedeli a coordinare più efficacemente al bene comune la loro azione; e lume ne traggano gli avversari da poter comprendere l’ingiustizia che compiono perseguitando la Madre più amorosa, la più fidata benefattrice dell’umanità.

Non vorremmo che il quadro delle dolorose condizioni presenti avesse punto da abbattere nell’animo de’ credenti la piena fiducia nel divino aiuto, che maturerà a suo tempo e per le sue vie il finale trionfo. Noi siamo altamente contristati nell’intimo del cuore, non però trepidi degl’immortali destini della Chiesa. La persecuzione, come dicemmo da principio, è il suo retaggio, perché Iddio ne trae beni più alti e preziosi, provando e purificando i Suoi figli. Ma pur permettendo le vessazioni e i contrasti, manifesta la Sua divina assistenza, che fornisce mezzi nuovi ed impensati, onde l’opera resta e ricresce senza che prevalgano le forze congiurate a suo danno. Diciannove secoli di vita, durata tra il flusso e riflusso delle umane vicende, insegnano che le tempeste non toccano il fondo, e passano.

E possiamo ben confortarCi, perché anche il momento presente porta in sé dei contrassegni che mantengono inalterata la Nostra fiducia. Le difficoltà sono formidabili e straordinarie, è vero, ma altri fatti, che si svolgono sotto i Nostri sguardi, pur n’attestano che Dio compie le sue promesse con bontà e sapienza ammirabile. Ecco mentre tante forze cospirano contro la Chiesa ed essa va destituita cotanto di aiuto e di appoggi umani, tuttavia giganteggia nel mondo ed estende la sua azione tra le genti più disparate sotto ogni clima. No, l’antico principe di questo mondo non potrà più spadroneggiare come prima, dopo che ne fu cacciato da Gesù Cristo, e i tentativi di Satana apporteranno, sì, de’ mali, ma non approderanno al fine.

Già una calma soprannaturale, mantenuta dallo Spirito Santo, che aleggia e vive nella Chiesa, regna pur ora non solo nelle anime de’ buoni, ma nel complesso della Cattolicità; calma che si svolge serena mediante l’unione più stretta e devota che mai, dell’Episcopato con questa Cattedra Apostolica, formando un meraviglioso contrasto di fronte alle agitazioni, a’ dissidi, e al pullulare continuo delle sette che turbano la tranquillità sociale. Unione che armonicamente si riproduce, feconda in opere svariatissime di zelo e di carità, tra i Vescovi e il clero e tra questo e il laicato cattolico, il quale va più compatto ed immune da rispetti umani, disciplinandosi all’azione, ridestandosi in una generosa gara per difendere la causa santa della Religione. Oh! è questa l’unione che abbiamo inculcata e inculchiamo di nuovo, e che benediciamo, affinché pigli più largo incremento e si opponga, come invincibile muro, all’impeto de’ nemici di Dio.

Niente più ovvio allora che, quasi polloni che germogliano appiè dell’albero, rinascano, si rinvigoriscano, e si ricompongano tante associazioni, quali anche ai nostri giorni ci allietano nel seno della Chiesa. Nessuna forma di cristiana pietà vuol dirsi da essa negletta, o si guardi a Gesù e agli adorabili suoi misteri, o alla potentissima Madre, o ai Santi che brillarono di più viva luce per insigni virtù. E ad un tempo nessuna forma di beneficenza vediamo dimenticata, se in tanti modi si pensa ovunque e alla educazione religiosa della gioventù e alla assistenza dei malati, alla moralità del popolo e a soccorrere le classi diseredate. E con quanta rapidità si dilaterebbe e di quanto maggiori giovamenti sarebbe fecondo questo movimento, sol che non trovasse frequente intoppo di ingiuste ed ostili disposizioni!

E il Signore, che mantiene tanta vitalità della Chiesa nelle regioni che essa da lunga età possiede e si son fatte civili, ci vien consolando altresì di nuove speranze, merce lo zelo de’ suoi Missionari, i quali non scoraggiati dai corsi pericoli e da privazioni e sacrifizi d’ogni genere, cresciuti di numero, vanno acquistando intere contrade al Vangelo ed alla civiltà, e serbansi mirabilmente costanti, ancorché ripagati spesso di detrazioni e calunnie, a somiglianza del divin Maestro.

Le amarezze son dunque temperate da conforti, e tra le difficoltà della lotta abbiamo assai di che rinfrancarCi e sperare. Cosa invero che dovrebbe suggerire utili riflessioni ad ogni osservatore intelligente e non traviato da passione, e fargli intendere che come Dio non lasciò l’uomo in balìa di se stesso riguardo al fine ultimo di tutta la vita e perciò ha parlato, così parla anche al presente nella Sua Chiesa da divino aiuto visibilmente soffusa, manifestando da qual parte sta la Verità e la salute. Ad ogni modo, questa perenne assistenza servirà ad infondere ne’ vostri cuori l’invincibile speranza che, nel momento segnato dalla Provvidenza, la Verità, rotta la nebbia con cui si tenta di circondarla, rifulgerà più piena in un lontano avvenire, e che lo spirito del Vangelo tornerà a ravvisare le membra sì stanche e corrotte di questa dissipata società.

Noi dal canto Nostro non mancheremo, o Venerabili Fratelli, di cercare che s’affretti il giorno delle misericordie di Dio, cooperando alacremente, com’è Nostro debito, a difesa e incremento del Suo regno sulla terra. A voi non abbiamo esortazioni da fare. Ci è nota la vostra sollecitudine pastorale. Possa la fiamma che arde il vostro cuore trasfondersi sempre più in tutti i ministri del Signore, che partecipano all’opera vostra. Essi si trovano a contatto immediato col popolo e ne conoscono appieno le aspirazioni, i bisogni, le sofferenze, come pure le insidie e le seduzioni da cui è circondato. E se, pieni dello spirito di Gesù Cristo, e mantenendosi in una sfera superiore alle passioni politiche, coordineranno alla vostra la loro azione, riusciranno con la benedizione di Dio ad operar meraviglie, illuminando le moltitudini con la parola, attirandone i cuori con la soavità dei modi, coadiuvandole caritatevolmente nel progressivo miglioramento delle loro condizioni.

E il clero si troverà corroborato dall’azione intelligente ed operosa di tutti i fedeli di buona volontà; così i figli che gustarono le tenerezze della loro Madre la Chiesa, degnamente la ripagheranno con l’accorrere in difesa del suo onore e delle sue glorie. Ciascuno può contribuire a questa opera doverosa e sommamente meritoria: i dotti e letterati con l’apologia e con la stampa quotidiana, strumento potente e di cui tanto abusano i nostri avversari; i padri di famiglia e gli istitutori con una cristiana educazione de’ figliuoli, i magistrati e i rappresentanti del popolo con la saldezza dei buoni principi e la integrità del carattere, tutti col professare senza rispetto umano le proprie credenze.

Il tempo esige altezza di sentimenti, generosità di propositi, regolarità di disciplina. La quale dovrà soprattutto dimostrarsi con la sottomissione fiduciosa e perfetta alle norme direttive della Santa Sede, mezzo precipuo per togliere o attenuare il danno delle opinioni di partito quando dividono, e per coordinare tutti gli sforzi a servizio d’un intento superiore, che è il trionfo di Gesù Cristo nella Sua Chiesa.

Questo è il dovere de’ Cattolici; il successo finale a Colui che veglia amorosamente e sapientemente sull’immacolata Sua Sposa, e del quale sta scritto: "Gesù Cristo ieri ed oggi: Egli sempre nei secoli" (Hebr. XIII, 8). A Lui anche in questo momento rivolgiamo umile e calda la nostra preghiera, a Lui che amando d’amore infinito l’errante umanità nella sublimità del martirio se ne fece vittima espiatoria; a Lui che assiso, benché invisibile, sulla mistica nave della Sua Chiesa, può, imperando al mare ed ai venti commossi, sedar la procella.

E voi senza dubbio, o Venerabili Fratelli, supplicherete volentieri insieme a Noi affinché scemino i mali che pesano sulla nostra società, s’illuminino negli splendori della luce divina coloro che, forse più per ignoranza che per malvagità, odiano e perseguitano la Religione di Cristo, e si rinfranchino in una santa operosità gli uomini di buon volere; sì che si affretti il trionfo della

Verità e della giustizia, e alla famiglia umana arridano giorni migliori di pace e di tranquillità.

Discenda intanto, auspice delle grazie più desiderate, sopra di voi e sopra tutti i fedeli alle vostre cure affidati, la Benedizione Apostolica che di gran cuore impartiamo.

Dato a Roma, presso San Pietro, ai 19 di Marzo 1902, anno XXV del Nostro Pontificato.

(http://digilander.iol.it/magistero) oppure (http://www.intratext.com/X/ITA0365.HTM)