Vidimus Dominus
Ucraina: si rafforza ipotesi di monastero cimitero di perseguitati dal comunismo
Dopo la scoperta di una fossa comune risalente al tempo della persecuzione il cardinale Husar chiede riabilitazione vittime
Kiev (Ucraina), 6 settembre (VID) – Il monastero basiliano di Zhovka, in Ucraina, a 30 km dal confine polacco, nei primi anni del comunismo è diventato un luogo di persecuzione e quindi un cimitero.
Lo hanno rivelato i religiosi, rendendo nota la scoperta di una fossa comune che contiene i resti di 226 persone, tra cui 83 bambini, uccisi a colpi di arma da fuoco. Secondo le prime indagini svolte dagli stessi religiosi, i resti risalgono non al periodo della Seconda Guerra Mondiale, come si pensava in un primo momento, ma agli anni successivi, caratterizzati dalla persecuzione anticattolica.
Nel 1946 infatti, dopo lo scioglimento forzato della Chiesa cattolica, il monastero venne confiscato, diventando una delle basi della polizia segreta. I 35 religiosi che risiedevano nel convento vennero mandati in Siberia.
La macabra scoperta riapre il dibattito sulla memoria storica. Nei mesi scorsi, infatti, il cardinale Husar, dei Monaci Studiti Ucraini, è tornato a chiedere al governo, con insistenza, la riabilitazione delle vittime cattoliche della persecuzione sovietica.