RADIO VATICANA
, Radiogiornale – IL PAPA E LA SANTA SEDE15 settembre 2002
La Croce: segno ancestrale di un’eredità cristiana da custodire in ogni ambiente, ma soprattutto simbolo di fede su cui "fissare lo sguardo" con amore, per cogliervi il senso profondo della storia e quello di se stessi. Così il Papa all’Angelus, recitato stamani dal cortine del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo
- Servizio di Adriano Monti Buzzetti -
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"Dovunque il Vangelo ha posto radici, la Croce sta ad indicare la presenza dei cristiani. Nelle chiese e nelle case, negli ospedali, nelle scuole, nei cimiteri la Croce è diventata il segno per eccellenza di una cultura che attinge dal messaggio di Cristo verità e libertà, fiducia e speranza".
Nell’epoca secolarizzata delle griffe, dei marchi, delle etichette effimere che promettono molto e mantengono poco, Giovanni Paolo II all’Angelus parla di un simbolo che ha attraversato, trasformandoli, il tempo e la storia. Due ricorrenze liturgiche contigue - l’Esaltazione della Santa Croce e la memoria della Madonna Addolorata - nelle parole del Papa rimandano a quel "segno centrale della Rivelazione" che Gesù ha trasformato, da antico sinonimo di maledizione, in strumento di salvezza. Mai come in quest’epoca – ha affermato ancora il Pontefice – è importante che i cristiani fissino lo sguardo sulla Croce, per cogliere in essa "il senso ultimo e pieno di ogni singola esistenza e dell’intera storia umana":
"All’uomo tormentato dal dubbio e dal peccato, essa rivela che ‘Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in Lui non muoia, ma abbia la vita eterna’. In una parola, la Croce è il supremo simbolo dell’amore. Per questo, i giovani cristiani la portano con fierezza per le strade del mondo".
"Amare la Croce" è dunque l’invito che il Papa lancia ancora una volta a questi tempi incerti. Un percorso che – ha aggiunto – "nessuno può insegnare meglio" di Maria. Nello strazio vissuto ai piedi della Croce la Madre di Cristo fu infatti "perfettamente unita al Figlio", e potè "condividere in modo singolare la profondità di dolore e di amore del suo sacrificio":
"Alla Vergine Addolorata affidiamo i giovani e la famiglie, le nazioni e l’umanità intera. In modo speciale la invochiamo per i malati e i sofferenti, per le vittime innocenti dell’ingiustizia e della violenza, per i cristiani perseguitati a causa della loro fede. La Croce gloriosa di Cristo sia per tutti pegno di speranza, di riscatto e di pace".