Avvenire, 17 settembre 2002
Kondrusiewicz: "Chiediamo aiuto al mondo"
Pubblichiamo ampi stralci dell’appello alle organizzazioni internazionali lanciato dall’arcivescovo di Mosca.
Come cittadino russo, e in qualità di Presidente della Conferenza episcopale cattolica, prendendo atto della violazione dei diritti della Chiesa Cattolica nel nostro Paese, dopo numerosi appelli ai vari organi del potere, mi rivolgo con una pressante richiesta d’aiuto a coloro per i quali i diritti e le libertà dei cittadini sono sempre stati e rimangono valori fondamentali e che continuano a difenderli in Russia e all’estero.
E’ davanti ai nostri occhi il dramma della Chiesa Cattolica in Russia, che dopo aver sopportato le crudeli persecuzioni del secolo XX, che l’avevano distrutta quasi completamente, dopo un decennio di faticosa ricostruzione viene sottoposta a nuove prove. Negli ultimi tempi si è attivata nel Paese una campagna anticattolica a tutto campo: manifestazioni, divieti di costruire chiese, atti di vandalismo e profanazioni di edifici di culto, diffusione dell’immagine mitizzata del "nemico cattolico".
I cattolici russi sopportano le prove che gli vengono inferte con la preghiera e la temperanza cristiana. Tuttavia, negli ultimi mesi è iniziata la sistematica espulsione di sacerdoti stranieri. Ciò viene compiuto a scopo dimostrativo, accompagnato da volgarità e offese, senza la benché minima spiegazione dei motivi dell’espulsione. Negli ultimi mesi è stato rifiutato il permesso di ingresso in Russia, dopo molti anni di servizio nel Paese, all’ordinario della diocesi di San Giuseppe a Irkutsk, il vescovo Jerzy Mazur e a quattro sacerdoti. Già due anni fa era stato rifiutato il visto al segretario generale della Conferenza episcopale cattolica russa padre Stanislaw Opiela. Sorge spontanea la domanda: Chi sarà il prossimo?
In questo modo, la dura realtà ci ributta di fatto indietro, ai tempi del precedente regime, quando i cattolici russi erano rimasti senza pastori e senza una normale assistenza spirituale. I più anziani si ricordano di quando venivano battezzati e si sposavano nelle regioni occidentali dell’Ucraina e della Bielorussia, in Lituania o in Lettonia, dove era possibile recarsi almeno una volta all’anno per confessarsi, partecipare alle celebrazioni e comunicarsi. Queste stesse persone oggi hanno nuovamente paura.
Può questa situazione essere chiamata preoccupazione dello Stato per i propri concittadini? In realtà, il segno della democrazia è la cura che lo Stato ha per tutti i propri cittadini senza esclusione. In effetti le vittime principali delle espulsioni non sono i sacerdoti e il vescovo che sono stati cacciati, ma il loro gregge, formato da cittadini russi, ai quali la Costituzione garantisce il diritto alla confessione religiosa al pari dei seguaci delle altre religioni. Come cittadino della Federazione Russa rivendico la necessità di osservarne le leggi. La Chiesa Cattolica in Russia è una Chiesa di russi, che collabora alla costruzione di uno stato democratico di diritto. Rispettabili difensori dei diritti umani e uomini di buona volontà: fate quanto è in vostro potere per fermare la violazione delle libertà religiose e dei diritti della persona! Non permettete che la rinascita della Chiesa Cattolica in Russia venga congelata! Esprimete la vostra solidarietà! Non lasciate che nel Paese dove si è vissuto il Golgota del XX secolo venga di nuovo soppressa la libertà di coscienze!
Tadeusz Kondrusiewicz
arcivescovo di Mosca, presidente della Conferenza episcopale russa