Il Messaggero, 24 settembre 2002 (http://ilmessaggero.caltanet.it/)

La prima indagine sociale dopo l’Urss

Censimento in Russia

Ma sulla religione non si fanno domande

MOSCA - Quesiti di ogni tipo per dipingere finalmente un quadro realistico della realtà demografica e sociale della Russia postsovietica, ma nulla sulla sua anima, nè sulle sue convinzioni religiose. È questo il limite fissato per il censimento che scatterà tra meno di un mese in tutto il Paese, con la distribuzione dei moduli casa per casa.

Secondo il giornale Moscow Times, la decisione di escludere la religione dalla rilevazione è stata presa dal Comitato statale per le statistiche. Il presidente del Comitato, Vladimir Kolesnikov, ne fa una questione di rispetto della riservatezza, in una materia che tocca profondamente le coscienze, ma ammette che i leader delle religioni più diffuse nel Paese, il Cristianesimo ortodosso e l'Islam, hanno mostrato scarso entusiasmo sull'eventuale inserimento di quesiti sulla vita spirituale dei russi. "Temono - spiega - che i dati possano dimostrare una minor adesione della gente alle loro confessioni di quanto non dicano le apparenze".

L'antropologo Pavel Puchkov contesta da parte sua l'esclusione dal censimento di questa voce statistica e si dice convinto che si tratti in realtà di una scelta voluta dal Cremlino e tesa nella sostanza a favorire la gerarchia cristiano ortodossa. Questa da tempo è impegnata a cercare di sbarrare il passo a ogni tentativo (vero o presunto) di consolidamento in Russia delle Chiese che essa definisce "non tradizionali", e rivendica il diritto di rappresentare in materia di fede religiosa tutti i russi di sangue slavo, o quasi.

I sondaggi, pur mettendo in rilievo una discrepanza tra adesione alla fede e pratica religiosa, confermano che la maggioranza dei russi (un buon 60 per cento) si riconosce cristiano ortodossa, contro una percentuale di agnostici e atei dichiarati che non supera il 30 per cento.

Tuttavia, secondo Puchkov, il censimento potrebbe correggere alcune interpretazioni sulla rinascita religiosa registrata nella Russia postsovietica e svelare, per esempio, una presenza crescente di russi cattolici (c'è chi dice che potrebbero essere fino a oltre un milione) o di protestanti, in seno al mondo cristiano. Così come, tra i gruppi etnici islamici del Paese, potrebbe rivelarsi errata per eccesso la quota di 20 milioni di fedeli indicata dai leader musulmani, a fronte di alcune stime che riferiscono di sette milioni di frequentatori abituali delle moschee russe.

Per lo Stato si tratta di questioni forse secondarie ma comunque non indifferenti, affermano alcuni esperti, sottolineando la necessità di ottenere, ammesso che si riesca a vincere le vecchie paure e la radicata diffidenza della popolazione, dati attendibili e completi.