Il Messaggero, Lunedì 30 Settembre 2002

La commissione nominata dal ministro di Giustizia dovrà tenere conto di diverse proposte di legge. Potrebbe diventare lecito il "testamento biologico"

Nuovo codice penale: "apertura" all’eutanasia

di ROSANNA SANTORO

ROMA - Niente più processi e condanne penali, ma solo multe, per centinaia di comportamenti oggi considerati reati. Meno discrezionalità dei giudici nello stabilire l’entità di una pena. Libertà condizionale solo per chi ha risarcito le vittime. Ma anche una diversa concezione del diritto alla vita e del suicidio, che potrebbe autorizzare l’eutanasia. E sarà soprattutto quest’ultimo delicato tema ad accendere le polemiche sulla riforma del codice penale, cui sta lavorando la commissione nominata dal ministro della Giustizia Roberto Castelli e presieduta dal pm Carlo Nordio. Anche perché mai era stata annunciata la volontà di modificare con una proposta governativa il nostro codice su questo argomento che divide le coscienze e le forze politiche, pure in modo trasversale.

Ma da qualche settimana di eutanasia si sta occupando la sottocommissione sui delitti contro la persona, presieduta dal professor Fabrizio Ramacci, direttore dell’Istituto di diritto penale della Sapienza. Si vuole rivedere il codice Rocco, nella parte in cui punisce l’omicidio della persona consenziente e anche chi aiuta un altro a suicidarsi. E si esaminano le varie strade percorribili, considerando che ci sono molte proposte di legge di segno opposto. Tanto che c’è ancora chi nega categoricamente l’eutanasia, perché continua a ritenere che la vita non appartenga alla persona, come fa il vecchio codice fascista. Ma c’è anche chi punta all’introduzione, peraltro estremamente delicata, del testamento biologico, di cui si sta proprio discutendo ora al ministero. In pratica si sta valutando se riconoscere ad ognuno la possibilità di chiedere di essere aiutato a morire nel caso di una futura malattia terminale. Ma il professor Ramacci non nasconde le difficoltà che potrebbero avere soprattutto i medici. Con il giuramento di Ippocrate si impegnano infatti ad aiutare a vivere, non a morire. Quindi si dovrebbe iniziare a concepire la morte come forma di cura estrema alla sofferenza. E si porrebbe il problema dell’obiezione di coscienza, come per l’aborto.

Intanto, in questi giorni la commissione Nordio ha consegnato al ministro una lista di oltre 200 reati da depenalizzare. Si tratta di quei reati minori che però rappresentano oltre il 50 per cento dell’attività giudiziaria. Basti pensare che oggi si finisce di fronte a un giudice se si coltivano senza autorizzazione gelsi per bachi da seta. L’obiettivo è quello di far scattare solo sanzioni amministrative per quasi tutti i reati considerati ora contravvenzioni, anche per i quasi 400 contenuti in 100 leggi speciali. Ma i più gravi, come quelli in materia di lavoro, verranno inseriti tra i delitti e quindi puniti più severamente rispetto ad oggi.

Il nuovo codice sarà basato su una nuova filosofia, che punta a rendere le pene più certe e concrete. Spariranno ad esempio le attenuanti generiche, che consentono notevoli sconti di pena. Sarà così diminuita la forcella tra il minimo e il massimo della condanna applicabile. E la sospensione condizionale della pena non dovrebbe essere più automatica per chi non ha precedenti, ma venir concessa solo a chi ha risarcito le sue vittime. Inoltre, per creare maggiore ordine, le norme penali sparse in più leggi speciali saranno raggruppate in un testo unico.