Dalla vita di san Francesco d’Assisi ("Leggenda Maggiore", IX, 6 - 9) scritta da San Bonaventura da Bagnoregio:

Lasciato il mare, [San Francesco] cominciò a pellegrinare sulla terra spargendovi il seme della salvezza e raccogliendo una messe abbondante di buoni frutti.

Ma era il frutto del martirio quello che maggiormente lo attirava; era il merito di morire per Cristo, quello che egli bramava al di sopra di ogni altra opera virtuosa e meritoria.

Si mise, perciò, in cammino alla volta del Marocco, con l’intento di predicare al Miramolino e alla sua gente il Vangelo di Cristo e di vedere se riusciva in tale maniera a conquistare la sospirata palma dei martiri.

Era spinto da un desiderio così intenso, che, quantunque di fisico debole, precedeva correndo il suo compagno di pellegrinaggio: bramoso di realizzare il proposito, in ebbrezza di spirito, volava.

Aveva già raggiunto la Spagna, quando, per disposizione di Dio che lo riservava ad altri compiti, fu colpito da una malattia gravissima, che fece svanire i suoi desideri.

L’uomo di Dio capì, allora, che la sua vita era ancora necessaria ai suoi figli e, benché ritenesse la morte un guadagno, tornò indietro, a pascere le pecore affidate alle sue cure.

Ma l’ardore della carità lo spingeva al martirio; sicché ancora una terza volta tentò di partire verso i paesi infedeli, per difendere, con l’effusione del proprio sangue, la fede nella Trinità.

A tredici anni dalla sua conversione, partì verso le regioni della Siria, affrontando coraggiosamente molti pericoli, al fine di potersi presentare al cospetto del Soldano di Babilonia [cioè d’Egitto, Melek-el-kamel, che estendeva il suo dominio fino alla Siria].

Fra i cristiani e i Saraceni era in corso una guerra implacabile: i due eserciti si trovavano accampati vicinissimi, l’uno di fronte all’altro, separati da una striscia di terra, che non si poteva attraversare senza pericolo di morte.

Il Soldano aveva emanato un editto crudele: chiunque portasse la testa di un cristiano, avrebbe ricevuto il compenso di un bisante d’oro [moneta così chiamata perché era stata fatta coniare dagli Imperatori di Bisanzio]. Ma Francesco, l’intrepido soldato di Cristo, animato dalla speranza di poter realizzare presto il suo sogno, decise di tentare l’impresa, non atterrito dalla paura della morte, ma, anzi, desideroso di affrontarla.

Confortandosi nel Signore, pregava fiducioso e ripeteva cantando quella parola del profeta: Infatti, anche se dovessi camminare in mezzo all’ombra di morte, non temerò alcun male, perché tu sei con me (Sal. 22, 4).

Partì, dunque, prendendo con sé un compagno, che si chiamava Illuminato, ed era davvero illuminato e virtuoso.

Appena si furono avviati, incontrarono due pecorelle; il Santo si rallegrò e disse al compagno: - Abbi fiducia nel Signore, fratello, perché si sta realizzando in noi quella parola del Vangelo: Ecco vi mando come agnelli in mezzo ai lupi [Mt. 10, 16].

Avanzarono ancora e si imbatterono nelle sentinelle saracene, che, slanciandosi come lupi contro le pecore, catturarono i servi di Dio e, minacciandoli di morte, crudelmente e sprezzantemente li maltrattarono, li coprirono d’ingiurie e di percosse e li incatenarono. Finalmente, dopo averli malmenati in mille modi e calpestati, per disposizione della divina Provvidenza, li portarono dal Soldano, come l’uomo di Dio voleva. Quel principe cominciò a indagare da chi, e a quale scopo e a quale titolo, erano stati inviati, e in che modo erano giunti fin là.

Francesco, il servo di Dio, con cuore intrepido rispose che egli era stato inviato non da uomini, ma da Dio altissimo, per mostrare a lui e al suo popolo la via della salvezza e annunziare il Vangelo della verità.

E predicò al Soldano il Dio Uno e Trino e il Salvatore di tutti, Gesù Cristo, con tanto coraggio, con tanta forza e tanto fervore di spirito, da far vedere luminosamente che si stava realizzando con piena verità la promessa del Vangelo: Io vi darò un linguaggio e una sapienza a cui nessuno dei vostri avversari potrà resistere o contraddire [Lc. 21, 15].

Anche il Soldano, infatti, vedendo l’ammirevole fervore di spirito e la virtù dell’uomo di Dio, lo ascoltò volentieri e lo pregava vivamente di restare presso di lui. Ma il servo di Cristo, illuminato da un oracolo del cielo, gli disse: - Se, tu col tuo popolo, vuoi convertiti a Cristo, io resterò molto volentieri con voi. Se, invece, esiti ad abbandonare la legge di Maometto per la fede di Cristo, dà ordine di accendere un fuoco il più grande possibile: io, con i tuoi sacerdoti entrerò nel fuoco, e così, almeno, potrai conoscere quale fede, a ragion veduta, si deve ritenere più certa e santa. – Ma il Soldano a lui: - Non credo che qualcuno dei miei sacerdoti abbia voglia di esporsi al fuoco o di affrontare la tortura per difendere la sua fede. -–(Egli si era visto, infatti, scomparire immediatamente sotto gli occhi uno dei suoi sacerdoti, famoso e d’età avanzata, appena udite le parole della sfida).

E il Santo a lui: - Se mi vuoi promettere, a nome tuo e a nome del tuo popolo, che passerete alla religione di Cristo, qualora io esca illeso dal fuoco, entrerò nel fuoco da solo. Se verrò bruciato, ciò venga imputato ai miei peccati; se, invece, la potenza divina mi farà uscire sano e salvo, riconoscerete Cristo, potenza di Dio e sapienza di Dio, come il vero Dio e Signore, Salvatore di tutti.

Ma il Soldano gli rispose che non osava accettare questa sfida, per timore di una sedizione popolare. Tuttavia gli offrì molti doni preziosi; ma l’uomo di Dio, avido non di cose mondane bensì della salvezza delle anime, li disprezzò tutti come fango.

Vedendo quanto perfettamente il Santo disprezzasse le cose del mondo, il Soldano ne fu ammirato e concepì verso di lui devozione ancora maggiore. E, benché non volesse passare alla fede cristiana, o forse non osasse, pure pregò devotamente il servo di Cristo di accettare quei doni per distribuirli ai cristiani poveri e alle chiese, a salvezza dell’anima sua. Ma il Santo, poiché voleva restare libero dal peso del denaro e poiché non vedeva nell’animo del Soldano la radice della vera pietà, non volle assolutamente accondiscendere.

Vedendo, inoltre; che non faceva progressi nella conversione di quella gente e che non poteva realizzare il suo sogno, preammonito da una rivelazione divina, ritornò nei paesi cristiani.

E così, per disposizione della bontà divina e per i meriti e la virtù del Santo, avvenne, misericordiosamente e mirabilmente, che l’amico di Cristo cercasse con tutte le forze di morire per Lui e non potesse assolutamente riuscirvi. E in tal modo, da una parte non gli mancò il merito del martirio desiderato e, dall’altra, egli venne risparmiato per essere più tardi insignito di un privilegio straordinario [allusione alla grazia delle Stimmate]. Quel fuoco divino, che gli bruciava nel cuore, diventava intanto più ardente e perfetto, perché in seguito riverberasse più luminoso nella sua carne.

O uomo veramente beato, che non viene straziato dal ferro del tirano, eppure non viene privato della gloria di assomigliare all’Agnello immolato!

O uomo, io dico, veramente e pienamente beato, che non perdette la vita sotto la spada del persecutore, eppure non perdette la palma del martirio! (cfr. "Francesco d’Assisi – Gli scritti e La Leggenda", Rusconi, 1983, pag.- 721-725)