Corriere della Sera, 10 ottobre 2002
Il primo dell’era post-sovietica: 650 mila addetti girano il Paese. Ma molti cittadini non collaborano
Censimento russo, Putin dà l’esempio
Il presidente risponde al questionario in tv: "Di cosa mi occupo? Servizi per il popolo"
DAL NOSTRO CORRISPONDENTE
MOSCA - Undici domande per radiografare il Paese più grande del mondo. Undici domande cercando anche di superare il naturale sospetto dei russi per tutte le iniziative del potere che puntino a mettere il naso nei loro affari privati. Così per convincere tutti quelli che saranno intervistati dagli addetti al primo censimento post-sovietico, è sceso in campo il presidente Vladimir Putin che ha dato l’esempio facendosi riprendere dalla tv.
Un’emozionata studentessa di economia che per l'occasione ha ricevuto l'equivalente di 50 euro (come tutti gli altri 650 mila reclutati) ha così posto a Putin e alla moglie Ludmilla in diretta tv le fatidiche (e un po’ surreali) domande alla presenza dell'annoiato cane di casa, il labrador Connie.
Lei parla russo? "Sì, lo parlo", ha risposto Putin. Altre lingue? "Il tedesco". Quale ruolo occupa nella sua organizzazione? "Presidente della Federazione". In che settore opera la sua organizzazione? "Servizi per la popolazione". All'intervistatrice Putin ha anche detto di aver conseguito un dottorato e di vivere con il proprio stipendio. Più disinvolta Ludmilla: "Sarò meno modesta di mio marito: parlo tedesco, spagnolo e francese".
Questa specie di spot pubblicità-progresso non sembra aver convinto del tutto i russi che non vogliono rivelare nulla allo Stato per timore di essere poi tassati. In più ci sono già state alcune rapine: i soliti banditi che si spacciano per intervistatori. L'ultima è stata denunciata ieri a San Pietroburgo. Ma il timore è reciproco perché anche entrare in alcune case può essere rischioso. Per tranquillizzare gli intervistatori, a ciascuno è stata fatta una assicurazione, ma assai bassa, di circa 200 euro. Così 918 ragazzi reclutati a San Pietroburgo hanno rinunciato all'ultimo momento.
Il censimento serve soprattutto a contare i russi che l'ultima volta (1989) erano 147 milioni ma che ora dovrebbero essere scesi di un paio di milioni. Nel formulario c'è ancora la vecchia domanda sull'etnia (retaggio del sistema sovietico) che viene normalmente anche riportata sul passaporto: russa, uzbeka, ebrea (l’appartenenza alla religione ebraica è considerata un’etnia) e via dicendo.
Nessuna domanda sulle altre religioni, probabilmente anche perché la Chiesa ortodossa non vuole che si sappia quanto effettivamente la gente si ritiene credente. "Sanno che potrebbero essere meno del previsto", ha detto il vice capo del comitato statistico, Vladimir Kolesnikov. Ufficialmente il Paese dovrebbe essere quasi del tutto cristiano-ortodosso, ma la realtà potrebbe riservare sorprese. In un recente sondaggio, solo il 50% dei russi si è detto ortodosso, mentre il 31% ha affermato di essere ateo e il 5% mussulmano.
Nelle zone più remote il censimento è iniziato in agosto. In Cecenia si svolge solo in due giorni e con un sensibile rafforzamento della presenza militare. In diverse aree hanno rifiutato di collaborare, come a Nizhnij Novgorod: "Da sei mesi siamo senza acqua calda e questi buttano i soldi per contarci".
Fabrizio Dragosei