Avvenire, 15 ottobre 2002

Cremlino – Non si ferma il giro di vite delle autorità contro le fedi sgradite ai governi locali

Da MILANO. A sentire i rappresentanti di numerose confessioni religiose, nella Federazione russa sono in atto vere e proprie discriminazioni. Cattolici, protestanti, buddisti, hanno subito espulsioni, minacce, divieti di vario genere.

La situazione è tanto più incontrollata quanto più ci si allontana da Mosca. Nelle province della Federazione infatti le autorità locali promuovono non di rado iniziative e leggi che limitano fortemente la libertà dei credenti. In un recente rapporto del dipartimento di Stato Usa sulla libertà religiosa, le minoranze religiose subiscono forti restrizioni a livello locale. Grazie alla decentralizzazione del potere, ben 33 province hanno approvato, si legge nel rapporto ripreso dall’associazione Aiuto alla Chiesa che soffre, 50 leggi regionali di cui 35 in contraddizione con i principi costituzionali. Nella provincia di Belgorod a marzo è stata approvata una normativa che limita ogni "attività missionaria", definendo come tale ogni iniziativa volta a "diffondere, direttamente o indirettamente, dottrine e pratiche religiose tra persone atee o aderenti ad altre fedi".

A maggio il parlamento della Repubblica Cabardino-Balcaria ha approvato una norma che, tra l’altro, prevede sanzioni per chi organizza "incontri tra cittadini, a scopo religioso" senza preventiva autorizzazione.

Nel tentativo di garantire maggiore conformità tra leggi nazionali e locali il ministero della Giustizia russo ha chiesto alle amministrazioni provinciali di "registrare" le leggi locali presso le autorità centrali. Ma intanto resta in vigore la norma federale, secondo la quale solo i movimenti che esistono da più di 15 anni possono ottenere lo status di "organizzazione". Ma 15 anni fa l’Urss c’era ancora, e le comunità religiose erano di fatto messe al bando.

N.Sc.