L’Unità
, 16 ottobre 2002Lo scandalo del presunto "bordello francescano", ultimo episodio della montante tensione nei rapporti fra il Vaticano e lo Stato russo
Vescovi sgraditi, proselitismo: è crisi fra Putin e Papa
Roberto Monteforte
Operazioni per screditare i padri Francescani, Vescovi e sacerdoti bloccati alla frontiera senza una motivazione plausibile da parte delle autorità governative. Non c’è dubbio, i rapporti tra la Chiesa cattolica e la Russia di Putin non è dei migliori. Sullo sfondo vi è la tensione tra il Vaticano e il patriarcato ortodosso di Mosca, la più importante chiesa d’Oriente, guidata da Alessio II. (…) Ma è anche il rapporto tra il Vaticano e il presidente Putin a vedere momenti di difficoltà. (…)
Inizialmente sembrava che il governo [russo] mantenesse una posizione neutrale nella vicenda [la reazione del patriarcato ortodosso di Mosca contro la decisione vaticana dello scorso febbraio di trasformare le amministrazione apostoliche cattoliche in diocesi]. Ma da aprile sono cominciate le espulsione di religiosi cattolici dalla Russia, quattro in cinque mesi, tra cui quella di un vescovo, il polacco Jerzy Mazur della diocesi di Irkutsk, e del sacerdote italiano Stefano Caprio. Alle quali è puntualmente seguita una protesta del portavoce vaticano.
Queste espulsioni, o meglio, ritiri del visto di ingresso [sic], sono scelte del governo russo, visto che il Patriarcato non ha questo potere. Si è così fatta strada in Vaticano la convinzione che settori della amministrazione e della politica appoggino una campagna anticattolica voluta dal Patriarcato. Uno smacco per la politica estera vaticana che considerava il presidente russo come interlocutore affidabile e addirittura come ponte per superare l’ostilità di Alessio II e del Patriarcato a una visita del Papa in Russia. Alla fine anche la lettera di protesta inviata dal Papa a Putin non ha avuto effetto. E lo scorso 10 settembre in occasione dell’ennesima espulsione di un sacerdote cattolico, Navarro Valls è arrivato a parlare di "vera persecuzione" e di attacco alla libertà religiosa. Il quadro è ancora aperto.
Il Papa continua a perseguire come irrinunciabile l’obiettivo dell’unità dei cristiani di Oriente ed di Occidente. "L’evangelizzazione non può essere basata su uno spirito di competitività, ma sul rispetto reciproco e sulla cooperazione, che riconoscono a ciascuno la libertà di vivere secondo le proprie convinzioni, nel rispetto della propria appartenenza religiosa" ha dichiarato domenica scorsa durante l’incontro con il patriarca della Chiesa ortodossa di Romania, Teoctist.
Sono affermazioni che forse potranno allentare la tensione e rafforzare quell’opera di chiarimento tra le due chiese che non si è mai interrotta. Anche se la politica vaticana verso Mosca e il suo patriarca necessita di una messa a punto. Si preannunciano novità. Lo fa presagire lo spostamento a Vienna del Nunzio apostolico nella capitale russa, mons. Giorgio Zur. Per capire di più bisognerà attendere la nomina del successore.