Il Tempo, mercoledì 23 ottobre 2002 (http://www.iltempo.it/)

SOLO PUTIN PUÒ FAVORIRE IL DIALOGO

di GIAN FRANCO SVIDERCOSCHI

C'È VOLUTO un intervento dell'"amico" Berlusconi, perché Vladimir Putin si decidesse finalmente ad uscire allo scoperto. Impegnandosi ad usare tutta la sua influenza sul patriarcato ortodosso di Mosca, per indurlo a riprendere il dialogo con la Santa Sede. E promettendo che farà il possibile per risolvere il caso del vescovo e dei quattro sacerdoti cattolici, ai quali è stato ritirato il visto d'ingresso. "In Russia non c'è una persecuzione anti-cattolica", ha detto il presidente al premier italiano. È la stessa affermazione contenuta nella risposta alla lettera inviatagli dal Papa l'8 maggio. Risposta non solo arrivata con due mesi di ritardo, ma seguìta poi da altri provvedimenti di espulsione, e, di recente, dalla ignobile speculazione su un appartamento dei francescani di Mosca trasformato, a loro insaputa, in una casa d'appuntamenti.

Ebbene, se ora Putin ha dato delle assicurazioni più precise, è evidente che ritiene di poter favorire un certo disgelo tra Chiesa ortodossa e Vaticano. Mentre restano non pochi interrogativi sulle reali possibilità che lui ha, di rompere quell'intreccio perverso che si è creato tra ambienti diversi ma tutti riconducibili all'ideologia nazionalcomunista, o "nazionalpatriota". È da qui che è stata scatenata la campagna contro la Chiesa cattolica, e sono partite le disposizioni per impedire al vescovo Mazur e ai quattro sacerdoti di ritornare in Russia.

Putin s'è tenuto fuori, ha fatto finta di non sapere. Ma adesso che la situazione è diventata incandescente, riuscirà a neutralizzare quei circoli ultranazionalisti, anti-occidentali, che finora il presidente aveva blandito e lasciato fare? E, dopo quelli politici, ci sono i risvolti religiosi. (…)

Quindi, nel febbraio scorso, il grande strappo. Il Vaticano ha annunciato la trasformazione in diocesi delle quattro amministrazioni apostoliche esistenti in Russia. (…) Pur comprensibile sul piano emotivo, la reazione ortodossa è stata spropositata, anzi, assai poco in linea con lo spirito evangelico. Può essere concepibile l'interruzione del dialogo tra due Chiese? Il rifiuto di incontrarsi, opposto ripetutamente dal patriarca Alessio II al Papa? (…) Lo stesso patriarca, definito uomo aperto e disponibile, non può far nulla perché stretto nella morsa dei dignitari del Santo Sinodo. Ed ecco perché, le uniche speranze, sono quelle riposte in Putin. E, più ancora, nelle prospettive circa un ingresso della Russia nell'Unione Europea, e dunque circa le garanzie democratiche che essa dovrà necessariamente offrire. Così che oggi la politica, dopo aver per secoli pesato in maniera negativa sulle religioni e sulle Chiese, potrebbe paradossalmente diventare uno strumento di unità, di pacificazione.