Avvenire, 3 novembre 2002

La Chiesa in Asia

Il nuovo vescovo Joseph Zen: il progetto di legge governativo contro i gruppi "sovversivi" mette a rischio la libertà religiosa

"La mia Hong Kong al bivio"

Da Hong Kong CHIARA ZAPPA

Ha un’aria mite e cordiale, ma la sua voce assume un tono deciso non appena comincia a parlare del difficile momento attraversato da Hong Kong a cinque anni del ritorno alla Cina. Si dice "molto preoccupato" il vescovo dell’ex enclave britannica, il salesiano Joseph Zen Ze-kiun, che da poche settimane ha raccolto il testimone dal cardinale Wu Cheng-chung, scomparso il 23 settembre. Anche dal seggio vescovile, alza la voce sui rischi che sta correndo la democrazia nella città simbolo dell’incontro fecondo tra Occidente e Cina profonda.

Una formula magica che sembra non funzionare più, guastata dalla grave crisi economica e da una disoccupazione che ha superato l’8% e continua a crescere. Ma Zen preferisce parlare di libertà e diritti umani. E punta il dito contro Pechino e contro lo stesso esecutivo locale, accusati entrambi di voler far tacere ogni voce che non si intoni, anche nella Regione Amministrativa speciale, alla musica suonata dal governo cinese. Soprattutto dopo la recente proposta di legge anti-sovversione adottata dal governo. "Siamo tutti a rischio, in prima fila la Chiesa", afferma.

Perché la Chiesa dovrebbe temere?

"Per il governo di Pechino qualsiasi realtà ha una valenza politica. La legge sulla sovversione, se passerà, intaccherà la libertà in generale, e quindi anche quella della Chiesa. Nel governo locale le forze democratiche non hanno la maggioranza e le scelte recenti rappresentano una vendetta di chi ha mal sopportato la libertà di cui abbiamo goduto fino ad oggi".

Teme per i rapporti che la Chiesa di Hong Kong intrattiene con la Chiesa clandestina cinese?

"È assolutamente naturale che noi ci interessiamo alla Chiesa in Cina, anche perché in molti siamo di origine cinese, e già dalla fine degli anni ’70 abbiamo cercato di stabilire dei contatti sia con la Chiesa sotterranea sia con quella ufficiale, che molto spesso nel proprio cuore si sente unita a noi e al Papa. Presto però potremmo venire accusati per questi rapporti: se Pechino dovesse decidere che la Chiesa clandestina cinese è un’organizzazione pericolosa per la nazione, anche noi saremmo a rischio, perché dichiariamo di essere la stessa Chiesa. È un momento decisivo per Hong Kong, e dobbiamo aiutare l’opinione pubblica a rendersene conto, perché chi non ha vissuto sotto un regime comunista non ne conosce i rischi".

Queste istanze sono al centro delle risoluzioni del recente Sinodo. Quali sono le altre priorità della diocesi di Hong Kong?

"Dal Sinodo sono emerse alcune linee di impegno privilegiate, in primo luogo nel campo della famiglia e del matrimonio, in un contesto in cui l’istituzione familiare è molto vulnerabile e il numero dei divorzi in costante crescita. Altre priorità sono l’educazione dei giovani e la formazione alla fede in generale, attraverso il catecumenato e corsi organizzati nelle piccole comunità che pongano al centro anche l’insegnamento della dottrina sociale della Chiesa".

Per l’azione pastorale, tuttavia, la diocesi di Hong Kong dipende ancora dal sostegno esterno, a causa della scarsità di vocazioni religiose locali è preoccupato?

"Questo è un dato di fatto su cui ci interroghiamo: abbiamo una gioventù molto attiva nelle parrocchie e nelle associazioni, molti catechisti e più di 30 nuovi studenti di teologia ogni anno, però, le vocazioni sono poche: solo una o due all’anno. Credo che l’unica direzione di impegno sia ancora una volta quella della formazione".

È soddisfatto dell’opera missionaria compiuta dai cattolici all’interno della società di Hong Kong?

"Molti pensano che noi facciamo abbastanza, ma io non sono d’accordo. Dal Sinodo è nata l’idea di un "Anno di evangelizzazione", che si terrà dalla domenica missionaria 2003 alla Pasqua 2005 e sarà volto alla riscoperta dello spirito missionario: proprio in questi giorni si è aperto l’anno di preparazione. Ma sono molti i segnali positivi che vedo, non ultimi gli oltre 2mila battesimi amministrati a nuovi cattolici adulti ogni anno".