Vidimus Dominus
Sudan: capire la condizione si sofferenza della Chiesa
Pericolo di conflitto denunciato da padre Lacuna alla presentazione di un importante volume edito dalle suore Paoline
Roma (Italia), 5 novembre (VID) – In Sudan, la Chiesa già dall’inizio dell’indipendenza ha sofferto moltissimo, "perché è considerata come se non facesse parte di questo Paese, invece la Chiesa è parte di questo Paese e il cristianesimo è arrivato alle popolazioni della Nubia prima del colonialismo e quindi non si può dire che il cristianesimo non c’è mai stato o che è una religione inventata dai poteri coloniali.
Poi la Chiesa ha cercato di stabilire un dialogo, un negoziato, un ascolto. Però la Chiesa evidentemente in una situazione di persecuzione, una situazione nella quale si porta a conoscenza di tutti che la Sharia è la legge che impera ed evidentemente questo ha portato migliaia e migliaia di cristiani ad essere praticamente perseguitati. Allora se la religione viene strumentalizzata, viene monopolizzata, viene imposta ci sarà il conflitto, ci sarà la guerra".
Lo rileva padre Justo Lacunza, missionario d’Africa, Preside del Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamistica (PISAI) di Roma. Nella sede del PISAI, la settimana scorsa è stato presentato il volume "Religione e conflitto in Sudan'', curato da Richard Gray, docente di Storia africana all'Università di Londra, e Yusuf Fadl Hason, vice-cancelliere dell'Università di Khartoum. Il volume di oltre 208 pagine, pubblicato dalle Edizioni Paoline, è una raccolta di studi sull’annosa ed endemica guerra sudanese, tra il governo espressione del nord arabo-islamico e le popolazioni del sud cristiane e animiste.
"Ogni volta che si guardano i conflitti all’interno del Continente africano – è l’analisi di padre Lacunza - si vede che questi conflitti hanno un doppio versante. Da una parte sono conflitti di natura etnico-religiosa, etnico-culturale e da un’altra parte sono anche conflitti economico-politici perché le risorse naturali, ad esempio nel Sudan, sono in discussione; infatti, sono presenti le compagnie petrolifere del mondo e questo nel Paese è un elemento di grande contesa".
Nel caso particolare del Sudan, dove i missionari – soprattutto i Comboniani – sono particolarmente impegnati nell’aiuto alla popolazione che soffre – "le componenti religiose sono, probabilmente, l’islamizzazione che è stata programmata, una islamizzazione continua, progressiva, soprattutto l’imposizione della Sharia, applicata in principio a tutti i sudanesi e questa è una componente che porta alla lacerazione, ad una sofferenza non soltanto dei cristiani e degli animisti, ma anche alla lacerazione di una grande maggioranza di musulmani nel Sudan, che veramente vorrebbe vedere un Islam pacifico, rappacificato, un Islam che permetta loro di vivere in fratellanza e in comunione con gli altri, in pace, ed avere una vita normale".
Inoltre, secondo padre Lacunza, "uno dei grandi fattori di contesa, di conflitto è la questione delle risorse idriche, e qui il Nilo è il cuore del Sudan, nel senso che l’acqua è un elemento chiave come il petrolio e penso che il Sudan in questo tipo di conflitto è comparabile ad altre regioni del mondo come quella del Medio Oriente".