Avvenire, 22 novembre 2002

"E l’Irlanda sarà costretta a finanziare l’aborto"

La denuncia dell’eurodeputata Scallon: Dublino obbligata a sostenere un provvedimento che da noi è vietato

Ha scritto al suo ministro degli Esteri, ha fatto pubblici appelli al governo, ma da Dublino non c’è stata ancora risposta. E all’interno dell’Unione europea potrebbe riesplodere un "caso Irlanda". Ma Rosemary (Dana) Scallon, eurodeputata per le province irlandesi del Connacht e dell’Ulster, è disposta ad andare fino in fondo: "È assolutamente incredibile che l’Unione europea stia per imporre un regolamento sugli aiuti allo sviluppo in cui i cittadini d’Irlanda, dove l’aborto è l’illegale, si troveranno a pagare con le loro tasse la diffusione dell’aborto nei Paesi poveri".

Imposizione? Forse esagera…

Assolutamente no. Il regolamento è lo strumento legislativo più vincolante per i Paesi membri; viene deciso a maggioranza e si applica direttamente, senza bisogno di leggi nazionali d’attuazione. E in questo caso l’Irlanda si troverà a finanziare provvedimenti in netto contrasto con la propria Costituzione. Non è solo il nostro caso, pensi ai Paesi candidati che, una volta entrati nella Ue, dovranno pure loro accettare – volenti o nolenti – di contribuire all’aborto nei Paesi poveri.

Lei è molto dura con il governo di Dublino.

Il governo non può rimanere in silenzio davanti a questa palese violazione della propria Costituzione. E non può giustificarsi dicendo che il Rapporto Sandbaek è in sintonia con il Piano approvato alla Conferenza del Cairo, perché proprio in questo Piano si afferma esplicitamente che l’attuazione di quelle indicazioni "è diritto esclusivo di ciascun Paese, in accordo alle leggi nazionali e rispettando pienamente i diversi valori etici, religiosi e il retroterra culturale del suo popolo".

Lei denuncia anche una importante implicazione per la Convenzione europea.

Certo, perché è evidente a questo punto il tentativo di creare una vera e propria Costituzione europea che svuoti di fatto le costituzioni nazionali. Di fronte a ciò non si può rimanere in silenzio, le posizioni devono essere chiarite, non si possono imporre alle spalle dei popoli che compongono l’Europa leggi che avranno la forza di cambiarne l’identità. Gli irlandesi devono sapere dove i loro leader li stanno conducendo, se nel nostro futuro ci sarà ancora un’Irlanda sovrana nel cuore dell’Europa oppure no. Ma il nostro governo ha già tradito le promesse fatte prima del recente referendum sul Trattato di Nizza.

Quali?

Per ottenere la ratifica del Trattato, il governo aveva promesso che avrebbe sottoposto ai cittadini ogni regolamento in discussione a Bruxelles. Ma sul Rapporto Sandbaek, che viola sia la Costituzione irlandese sia lo stesso Trattato della Comunità europea, ha già dato l’assenso cercando di nascondere il tutto.

Ricardo Cascioli