SIR, 22 novembre 2002 – 14:06

Pillola RU486: dopo il Piemonte, anche l’Umbria chiede la sperimentazione; settimanali diocesani, "richiesta ipocrita"

Dopo il Piemonte, anche la Regione Umbria si appresta ad avviare la sperimentazione della pillola RU486 per l’interruzione della gravidanza. A chiederlo è stato un consigliere regionale presentando una mozione con la quale si chiede alla Giunta regionale di "attivare tutti gli strumenti e le azioni necessarie perché si inizi anche in Umbria la sperimentazione della RU486".

A darne notizia è "La Voce", settimanale cattolico delle diocesi umbre con un editoriale del direttore, Elio Bromuri, che contesta la mozione. Bromuri parla di una richiesta "ipocrita" rivolta "a favorire l’aborto e non piuttosto come la stessa legge indicherebbe nella ricerca di mezzi adeguati per favorire la nascita di bambini che, tra l’altro, sarebbero una manna per una Regione come l’Umbria, vecchia, stanca e spopolata". "Siamo – aggiunge il direttore – una delle Regioni a minor tasso di natalità dell’Italia e dell’Europa e quindi del mondo".

Ma ciò che più preoccupa Bromuri e la "facilitazione e la banalizzazione" con cui la RU486 può condurre una donna ad abortire usando appunto "un semplice metodo contraccettivo". "Questa politica a senso unico, senza il minimo riferimento al nascituro - commenta Bromuri - è indice di una cultura immorale che mina alla base le strutture della società e fonda in concreto quel relativismo etico per cui nessun principio conserva validità".

Intanto proseguono a Torino le prese di posizione contrarie alla sperimentazione della pillola. Dopo l’intervento del card. Severino Poletto, arcivescovo della città, sono scesi in campo anche i medici cattolici. "Ci troviamo di fronte – afferma Franco Balzanetti, vicepresidente dell’Associazione medici cattolici italiani (Amci) – ad un atto gravissimo". "La notizia – aggiunge – è stata presentata come una vera e propria conquista dai promotori dell’iniziativa". "Ma si tratta di un tristissimo primato, di cui la maggior parte dei piemontesi avrebbe volentieri fatto a meno".