Avvenire, 22 novembre 2002
Scola: "Tv spenta e recitiamo il rosario"
"Spegniamo la televisione per qualche minuto e recitiamo il rosario in famiglia, invitando anche qualche ospite. Recitiamolo nei sestieri davanti alle tante belle immagini di Maria che abitano le nostre calli". È l’invito rivolto dal patriarca di Venezia, Angelo Scola, nell’omelia pronunciata ieri durante la solenne celebrazione nella ricorrenza della Madonna della salute.
"Come i nostri padri – ha osservato il patriarca – anche noi ci mettiamo sotto la guida e la protezione della Madonna della Salute, dal nostro popolo chiamata con ardimento Capitana da mar. È la Regina della Pace. Quando eravamo bambini, la recita del Rosario era per le famiglie un appuntamento serale quotidiano. Oggi, in cui altro sembra averlo soppiantato, il Papa ci ripropone questo gesto come la strada più semplice, alla portata di tutti, per impetrare il dono della pace. Prendiamolo sul serio!"
Nella basilica della Madonna della salute, affollata di fedeli, monsignor Scola ha spiegato che tutti i cristiani, seguendo l’invito di Maria, sono chiamati a diventare operatori di pace. "Di pace nel nostro cuore, frutto del perdono dei peccati; di pace nelle nostre famiglie, nei rapporti più elementari che tramano le nostre giornate: con i vicini, con gli amici e con i colleghi di lavoro… Operatori di pace nella nostra comunità sociale e politica, sia a livello nazionale che internazionale, cercando di ripercorrere i sentieri della giustizia senza abbandonare quelli del perdono e della speranza nella conversione propria ed altrui".
Il patriarca aveva in precedenza invitato alla contemplazione della stupenda tela del Tintoretto, conservata proprio nella basilica veneziana, che ritrae la Madonna durante le nozze di Cana:
"L’atteggiamento della Vergine è il contrario di un atteggiamento rinunciatario, che si ritira dalla realtà. Maria ci testimonia un profondo realismo e un’acuta sensibilità al bisogno di chi ha davanti. ‘Non hanno più vino’ – ella nota, rivolgendosi al Figlio. Un realismo che nasce proprio dall’abbandono fiducioso a Colui da cui si sa fatta e salvata: ‘Fate quello che vi dirà’". Questo abbandono fiducioso, ha proseguito monsignor Scola, si chiama fede. "Dalla fede – ha aggiunto – cioè dalla certezza che ‘tutto concorre al bene di coloro che amano Dio’, nasce un indomabile impeto costruttivo. I santi, tutti i santi, i nostri santi veneziani, ma anche i testimoni ancora viventi – e non sono pochi! – rinnovano a nostro beneficio questa esperienza".