Corriere della Sera, 2 dicembre 2002
Verginità, in America aumento del 10 per cento dal ’91
La scoperta da una ricerca nazionale. Prima volta, in Italia un ragazzo su sette aspetta almeno fino alla maggiore età
ROMA - Non ha fatto rumore. E’ sfuggito ai sondaggi. Ha dribblato le statistiche. Ma il desiderio di verginità è esploso tra i giovani, con la violenza delle rivoluzioni. Anzi: di una controrivoluzione. Perché la via del sesso libero aperta negli anni Sessanta pareva un’autostrada senza ritorno. Ed invece eccoci nel terzo millennio a riscoprire un valore che sembrava cancellato persino dai dizionari. Dall’America le statistiche dicono che tra il ’91 e il 2001 è cresciuto del dieci per cento il numero degli studenti delle superiori che si dichiara vergini e il magazine Newsweek è arrivato a dedicare a loro la copertina di questa settimana. Non è un desiderio astratto di verginità. Non è ad un concetto che i più giovani si aggrappano per rinviare le esperienze sessuali. La nuova verginità trova concordi gli esperti nella definizione: è una verginità "espressiva". Come dire? Si sceglie. Non è più un tabù da infrangere in fretta per farsi accettare dal gruppo. Se non si trova la persona o il momento giusto si fa altro: una passeggiata, una gita, una serata in discoteca.
Le ultime statistiche (quelle dell’Asper nel 2000) ce lo avevano sussurrato: il 15 per cento dei ragazzi sopra i 18 anni non ha mai avuto un rapporto sessuale completo, a dispetto delle cifre che nel decennio precedente ci sciorinavano "prime volte" sempre più precoci, al confine con la pubertà. Ma forse, quella volta, ci erano sfuggiti numeri più importanti: tra i ragazzi che il rapporto sessuale lo avevano avuto, soltanto il 30 per cento lo aveva trovato "piacevole". Gli altri ammettevano, sinceramente, di averlo trovato deludente (35 per cento), indifferente (17) o, addirittura, traumatico (16). "E questi numeri sono certamente significativi per capire quello che sta succedendo oggi tra i giovani. Perché è questo passaparola tra di loro sulla prima esperienza che, infatti, sta modificando il comportamento. Un passa-parola sincero, finalmente". La sessuologa Alessandra Graziottin è la prima tra gli esperti a non avere dubbi.
Spiega, infatti: "Prima non era possibile: appena cinque o sei anni fa, non di più, la verginità era davvero un complesso per i ragazzi. Dovevano liberarsene rapidamente per farsi accettare dagli altri. Ma ora no, ora le motivazioni stanno cambiando drasticamente. Adesso si sceglie. Certo stiamo parlando di un comportamento di una parte dei ragazzi. Ma sono gli stessi che prima decidevano di infrangere un tabù solo per sentirsi grandi".
Voltiamoci indietro: nel 1976 l’Aied segnalava che ben il 56 per cento delle ragazze con meno di 18 anni aveva avuto rapporti sessuali completi. E nell’86 l’Asper lanciava un allarme: l’età della "prima volta" era precipitata verso i tredici anni. Oggi la media è risalita: 17 anni, con punte estreme e almeno un ragazzo su sette che aspetta la maggiore età per il primo rapporto. "Ma non soffermiamoci tanto a misurare l’età o a valutare le statistiche: della sessualità dei giovani mi sembra ben più importante capire il "come" piuttosto che il "quando"". Anche lo psichiatra Paolo Crepet conferma il drastico cambio di motivazioni nella scelta della nuova verginità.
Dice Crepet: "Oggi i giovani, a differenza nostra, non vivono il sesso come un problema. Ne hanno altri di problemi. Hanno molto più bisogno di avere punti di riferimento. Non è un caso che i ragazzini di sedici anni hanno ritirato fuori un termine che ci sembrava sparito: "mi sono fidanzato", dicono. Cercano rapporti stabili perché hanno paura delle emozioni, delle relazioni, dell’abbandono".
Ma non solo: c’è anche la paura delle malattie a frenare l’entusiasmo della "prima volta". "Certo, non dimentichiamoci che questa è la generazione che è nata con l’Aids", dice ancora Crepet, ricordando che "per via di questa malattia è da vent’anni ormai che il sesso libero non esiste più". Lo pensa anche Paolo De Nardis, preside di Sociologia all’università La Sapienza di Roma, che l’Aids sia stato importante per una verginità per così dire, imposta. "Ma è soltanto un aspetto della questione e non credo nemmeno il più importante". Da sociologo De Nardis fa un mea culpa : "Le scienze sociali empiriche hanno sottovalutato questo cambiamento, non hanno valutato un fenomeno che ormai ha travolto i nostri giovani. E cioè la fondamentale differenza che loro fanno tra sessualità ed erotismo, di comunicazione erotica. E bisogna guardare alla digitalizzazione dell’informazione per capire: hanno Internet, gli sms, le email. Il sesso diretto diventa una delle tante forme di comunicazione erotica".
Alessandra Arachi
aarachi@corriere.it