Il Giornale, 6 dicembre 2002
Dialogo e reciprocità
Quel "no" dei musulmani alla Curia
da Milano
Il cardinale di Milano, Dionigi Tettamanzi, come già il suo predecessore, ha inviato lunedì scorso un messaggio alla comunità musulmana milanese in occasione della fine del Ramadan. Ma al suo inviato, monsignor Giampiero Alberti, il maggiore esperto di islam della Curia ambrosiana, ieri non è stato permesso di parlare alla grande festa del Palalido. Il prelato intendeva portare un breve saluto. Gli è stato spiegato che non è il caso e che gli organizzatori si limiteranno a dare lettura del testo di Tettamanzi, nel quale si parla dell’augurio di pace, del dialogo interreligioso, ma anche dell’invito a prendere le distanze apertamente da qualsiasi giustificazione della violenza e del terrorismo.
L’episodio non va certo enfatizzato, ogni comunità si regola per conto proprio. Ma meritano attenzione le motivazioni espresse da Abdel Hamid Shaari, il presidente del Centro culturale islamico di viale Jenner. "Non crediamo che questo sia il momento storico adatto per fare una cosa del genere", ha detto motivando il "no" al saluto di monsignor Alberti. "Noi siamo ben contenti che venga inviato e letto pubblicamente un messaggio dal cardinale. Ma non ci sembra opportuno fare di più, anche perché noi non possiamo ancora parlare nelle chiese cattoliche nelle solenni cerimonie religiose. E non esistendo questa reciprocità, riteniamo che ci si possa fermare alla lettura del messaggio".
Ecco, nelle parole peraltro pacate, rispettose e sagge di Abdel Hamid Shaari colpisce soltanto quel riferimento alla "reciprocità". Un tema che ci sembra davvero difficile trasformare in cavallo di battaglia dell’Islam nel nostro Paese e più in generale in Occidente. Visto che ben altre "reciprocità" (a volte purtroppo quella stessa della semplice esistenza) vengono di fatto negate ai cristiani in alcuni Paesi musulmani.
[AnTor]