RADIO VATICANA – Radiogiornale / IL PAPA E LA SANTA SEDE

7 dicembre 2002

LA LIBERTA’ RELIGIOSA E’ A RISCHIO IN ALCUNI PAESI DELL’OSCE:

E’ L’ALLARME LANCIATO DAL SEGRETARIO PER I RAPPORTI CON GLI STATI, MONS. JEAN-LOUIS TAURAN, NEL DISCORSO PRONUNCIATO IERI ALL’ASSEMBLEA PLENARIA DELL’ORGANISMO EUROPEO IN CORSO AD OPORTO IN PORTOGALLO

Nell’anno che volge al termine si è registrato in alcuni Paesi un deterioramento "allarmante" del diritto alla libertà di religione. E’ un richiamo preoccupato quello del segretario per i rapporti della Santa Sede con gli Stati, mons. Jean-Louis Tauran, che intervenendo ieri all’Assemblea plenaria dell’Osce - riunita ad Oporto, in Portogallo - ha sottolineato come il rispetto della libertà religiosa sia un test importante per verificare l’osservanza dei diritti fondamentali. Il servizio di Alessandro Gisotti:

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In alcuni Paesi membri dell’Osce sono state adottate o sono in via di approvazione delle "leggi restrittive in materia di libertà religiosa". Lo ha sottolineato con forza l’arcivescovo Tauran che ha ricordato, con riferimento ai noti fatti in Russia, come alcuni "responsabili di comunità di credenti, tra cui un vescovo, sono stati espulsi da un Paese in cui esercitavano il loro apostolato e non è stato permesso loro di ritornare dai propri fedeli". Il presule ha ribadito che tali provvedimenti arbitrari manifestano da una parte "diffidenza nei confronti dell’elemento religioso" e "disconoscimento del ruolo delle religioni nella società civile"; dall’altra, sono segno di "disprezzo per gli impegni internazionali liberamente sottoscritti" e di "discriminazione verso i credenti". Si rende allora necessario, ha proseguito, che le autorità politiche prevedano un "ordinamento legale" rispettoso di tutte le comunità dei fedeli.

D’altro canto - ha aggiunto - quando per ragioni storiche una confessione religiosa è maggioritaria, i diritti che sono ad essa riconosciuti non devono andare "a discapito delle libertà fondamentali delle altre religioni presenti sul territorio nazionale". Quando una Chiesa "rivendica il monopolio della vita religiosa" e chiede "l’aiuto dello Stato" per garantire tale situazione, ha avvertito mons. Tauran, i fedeli delle altre confessioni possono "divenire vittime di una intollerabile discriminazione promossa dalla legge". In tale contesto, la "libertà di coscienza dei cittadini, che hanno il diritto di cambiare religione o non professarne alcuna, si trova ad essere minacciato". Nel suo intervento, il presule non ha poi mancato di soffermarsi sulla necessità di sradicare le cause di quelle ingiustizie, come la povertà, che generano "il virus dell’odio e della barbaria i cui devastanti effetti sono sotto gli occhi di tutti". Nessuno Stato può funzionare senza un certo consenso sui "valori essenziali dell’essere umano". Tra questi, ha detto, le convinzioni religiose sono senza dubbio una "forza di mobilitazione particolarmente stimolante".