Il Messaggero, Giovedì 12 Dicembre 2002

All’udienza generale in Vaticano Giovanni Paolo II:

Dio è disgustato dall’agire dell’uomo

di ORAZIO PETROSILLO

CITTA’ DEL VATICANO - Siccità e carestie. Tragedia della guerra. E soprattutto un Dio "quasi disgustato dell’agire dell’umanità". Queste tre tragedie evocava il profeta Geremia circa 27 secoli fa. E nel commentare ieri, in udienza generale, il suo drammatico "lamento del popolo in tempo di fame e di guerra", il Papa ha affermato il ripetersi di queste tre tragedie ai giorni nostri. Un commento biblico il suo ma dalla trasparente attualizzazione. Il grande filosofo Hegel diceva che i cristiani devono avere la Bibbia in una mano e il giornale nell’altra. Non di rado certi passi biblici hanno l’attualità di articoli di cronaca.

Così ha pensato il Papa. La lamentazione di Geremia (cap.14, vv. 17-21) descrive il flagello della siccità con relative carestie che spesso colpisce la terra del Vicino Oriente. A questo dramma naturale, il profeta ne intreccia un altro non meno terrificante: la tragedia della guerra. Si riferisce ai diversi conflitti locali e alla deportazione a Babilonia, negli anni precedenti la presa di Gerusalemme del 587 a.C. e la nuova deportazione. Questo quadro di siccità e di guerre, il Papa lo ha commentato così: "La descrizione è purtroppo tragicamente attuale in tante regioni del nostro pianeta".

La seconda parte del Cantico di Geremia non è più un lamento individuale ma una supplica collettiva rivolta a Dio: "Perché ci hai colpito e non c’è rimedio per noi?". "Oltre alla spada e alla fame - è stato il commento del Pontefice - c’è, infatti, una tragedia maggiore, quella del silenzio di Dio, che non si rivela più e sembra essersi rinchiuso nel suo cielo, quasi disgustato dell’agire dell’umanità". Qui il commento del Pontefice si trasforma in un giudizio preoccupato e severo specie per l’Occidente: "Non è forse questa solitudine esistenziale la sorgente profonda di tanta insoddisfazione, che cogliamo anche ai giorni nostri? Tanta insicurezza e tante reazioni sconsiderate hanno la loro origine nell’aver abbandonato Dio, roccia di salvezza". La sua è una lettura religiosa dell’attuale momento di crisi morale della società, sullo sfondo delle vicende degli israeliti del VII-VI secolo a.C. A quel lamento, egli sovrappone un’implorazione pressante del vescovo di Cartagine, san Cipriano, nel terzo secolo in tempi di persecuzione dei cristiani.

Colpisce l’attualizzazione che ne fa Giovanni Paolo II: "Imploriamo il Signore gemendo e piangendo, com’è giusto che implorino coloro che sono posti tra sventurati che piangono e altri che temono le sventure, tra i molti prostrati dal massacro e i pochi che restano in piedi. Chiediamo che ci venga presto restituita la pace". Era presente all’udienza anche Gino Strada, il medico chirurgo fondatore di Emergency, l’associazione impegnata nella cura delle vittime civili delle guerre e nella diffusione di una cultura di pace. Strada che era accompagnato dalla moglie Teresa e da padre Venenzio Milani, vicario generale dei Comboniani e presidente dell’agenzia missionaria "Misna", ha consegnato al Pontefice lo "straccetto" bianco di Emergency. Nei giorni scorsi, gli aveva scritto una lettera per illustrargli un’iniziativa contro la guerra, in coincidenza con l’anniversario della Dichiarazione dei diritti umani. del 1948.