Libero, 20 dicembre 2002

Arte africana / Parla l’archeologo francescano Michele Piccirillo

Dongola, dove il fanatismo ha cancellato il cristianesimo

Viaggio fra i tesori dell’antica roccaforte cattolica nel Sudan

di RENATA SALVARINI

KHARTOUM – In mezzo alle dune del Sudan, le rovine di Dongola compaiono all’improvviso, dietro cumuli di sabbia che il vento sposta continuamente, fra i palmeti sempre più radi che prolungano il verde della valle del Nilo Azzurro, verso il deserto. Sotto un sole implacabile, si arriva alle pavimentazioni della basilica, le cui volte un tempo erano rette da imponenti colonne di granito; tutt’intorno sono sparsi i capitelli scolpiti con croci, volute e foglie. Più oltre si arriva alla reggia, si entra fra le mura delle sue sale affrescate, si individuano baluardi e dislivelli del sistema fortificato, si sale e si scende fra i dislivelli del sistema di pozzi, canali e vasche che la riforniva d’acqua.

Quei ruderi non sono che tracce, mutile e silenziose, della capitale di uno dei tanti regni cristiani (con tutta probabilità cattolici melkiti) disseminati nell’Africa e nel Vicino Oriente oggi islamizzati, anche nelle zone che oggi sono i fulcri del fondamentalismo, dove il cristianesimo è stato cancellato, anche nella memoria collettiva. Tesori d’arte dimenticati e nascosti, lasciati da comunità di seguaci del Vangelo, spesso ricche e vivaci, sono sparsi su un’area vastissima, che va dalla Mauritania all’Arabia Saudita allo Yemen, all’altopiano iranico, alla Mesopotamia e ai Paesi del Golfo Persico, includendo l’acrocoro etiopico l’Etiopia e lo stesso Sudan. Oggi sono al centro di un progetto di studio guidato dall’archeologo Michele Piccirillo, direttore del museo dello Studium biblicum Franciscanum di Gerusalemme e degli scavi del monte Nebo.

Intorno al 1881, con il movimento della Mahdiyya, islam e nazionalismo si fusero, ponendo le premesse del radicalismo di oggi. Il Mahdi, una sorta di santone fanatico che si affermò come capo politico, impose la sua versione del musulmanesimo a tutti, cristiani ed ebrei compresi. La continuità della presenza cristiana fu garantita soltanto dai missionari comboniani, che qui hanno scritto una pagina eroica del loro ordine. Il loro museo a Khartoum è un autentico scrigno: cartine, plastici, sculture, affreschi, dimostrano come l’Africa cristiana sia stata per secoli un ricchissimo crocevia di etnie diverse, di cultura e di arte. Grandi Madonne dipinte a colori vivaci, scene della vita di Gesù, santi, ritratti di re e guerrieri si collegano per stile e soggetti all’arte bizantina, alle tradizioni come d’Etiopia e d’Egitto, all’arte dello Yemen.

Il nodo centrale di tante vicende, l’origine di tanti massacri e di tante sofferenze resta il rapporto fra religione e politica, che è ed è stato strettissimo. "Per quale motivo", si chiede Piccirillo, "in Giordania ci sono tanti mosaici cristiani del VI secolo? Perché le chiese erano così grandi e così ricche? Per un motivo essenzialmente politico: i bizantini avevano stretto una coalizione con le tribù arabe cristiane del deserto, che hanno fatto da scudo a lungo ai confini dell’impero, in cambio di vantaggi economici. Quando l’accordo si è spezzato, i persiani sono riusciti a invadere i confini e ad arrivare fino a Gerusalemme. Questo non ha cancellato la presenza cristiana, così come non è riuscita a farlo la successiva conquista musulmana del Medio Oriente".

Documentare fasi di questo tipo significa manifestare che la convivenza è possibile. Ma lo è altrettanto la cancellazione sistematica di una religione. Le vicende del Sudan, dell’Arabia, e non solo, lo dimostrano. Eccome. "È un fatto politico, che viene deciso e pianificato", dice ancora Piccirillo. "Il fondamentalismo si è tradotto nell’imposizione dell’Islam come elemento di Stato".