Corriere della Sera, 20 dicembre 2002

Maroni: la domenica resterà festiva

Il ministro: la tradizione italiana sarà rispettata. La decisione al vaglio del governo il 10 gennaio

ROMA - La domenica festiva è salva. "La domenica resterà un giorno di riposo, come da sempre nella tradizione italiana", con queste parole il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha chiuso sul nascere la polemica sulla possibilità che il governo, recependo la direttiva europea sull’orario di lavoro, tolga dal diritto italiano il riferimento alla domenica come giorno dedicato al riposo. Era stato il sottosegretario al Lavoro, Maurizio Sacconi, a ricordare che la direttiva, per rispetto del pluralismo religioso, prevede solo che ci debba essere un giorno di riposo alla settimana, senza dire quale. La Confcommercio premeva sul governo affinché la normativa fosse recepita alla lettera, innovando così rispetto al codice civile italiano che indica nella domenica il giorno di pausa settimanale. I sindacati si opponevano. Maroni ha chiuso la faccenda, dicendo che al massimo il 10 gennaio porterà al Consiglio dei ministri un testo dove verrà mantenuto il riferimento alla domenica. "La possibilità che possa saltare il riposo domenicale - ha detto ieri il ministro - era una delle ipotesi, ma sono convinto che la domenica, per storia, cultura e tradizione, debba rimanere un giorno festivo. So che ci sono altre tradizioni, altre religioni, ma da cittadino italiano dico che la domenica deve restare il giorno di riposo. Non vedo un motivo per cambiarlo". Positivo il commento dei sindacati. Dice Raffaele Bonanni, segretario confederale della Cisl: "Ha fatto bene Maroni a fare subito chiarezza". Anche il ministro delle Politiche comunitarie conferma la scelta del governo: "La domenica continuerà ad essere quella che è sempre stata per gli italiani. Non mi piacerebbe che fosse affidata all’Europa, e non alla nazione italiana, la scelta di quale rango dare alla domenica".

Resta però aperto lo scontro tra sindacati e imprenditori sugli altri contenuti della direttiva. Il governo aveva chiesto di raggiungere un accordo, cioè un "avviso comune" sul testo per trasferire la normativa europea nel diritto italiano. A quel punto l’esecutivo si sarebbe limitato ad adottare il testo. Ma le parti non hanno raggiunto l’intesa. Le distanze rimangono incolmabili sulla disciplina dello straordinario e sull’impiego degli apprendisti. Maroni, quindi, ha detto che il governo deciderà il 10 gennaio. Oltre non si può andare. L’Italia è l’unico Paese a non aver ancora recepito la direttiva e rischia per questo di pagare una pesante multa.

Enrico Marro www.corriere.it

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