Corriere della Sera, 4 gennaio 2002
OPINIONI
Risponde Paolo Mieli
Strana distrazione per i crimini contro i cristiani
Davvero grazie, caro Mieli, per l’evidenza - perfino, credo, immeritata - che lei dà al mio parere a proposito dell’anticattolicesimo strisciante di certe posizioni specie degli intellettuali italiani, attenti a tutte le battaglie civili di questo mondo e stranamente "distratti", poi, quando si tratta delle ingiustizie e delle violenze subite dai cristiani in genere, dai cattolici in particolare. Rincaro la dose. Le è capitato di vedere, sulle riviste di questi giorni, la pubblicità di un oggetto di gioielleria, cruciforme (…) come un oggetto sexy? Ha presenti le croci-pearcing? Le croci-orecchino? Si immagina che cosa accadrebbe se lo stesso trattamento fosse riservato a stelle di David o a mezzelune?
Perché le offese a qualunque religione debbono esser considerate segno d’incivile intolleranza e quelle al cristianesimo di spiritosa libertà di pensiero?
Dal canto mio, comunque riconosco, per dovere di onestà intellettuale che molto, nell’articolo a mia firma da lei citato, era anche dettato da una necessaria autocritica. Non amo il pentitismo: ma credo che, quando si sbaglia e ci si rende conto dell’errore, si abbia anche il dovere di ammetterlo. Anzi, di denunziarlo.
Sono sempre stato, e desidero continuare a esserlo, un difensore della cultura e della civiltà islamica contro i suoi detrattori. Ma, forse per questo, mi è successo in passato di essere troppo "indulgente" o "distratto" quando si trattava di denunziare i crimini commessi dai musulmani contro i cristiani: dall’Algeria al Pakistan al Sudan. Un atteggiamento accondiscendente forse dettato, come dice lei, da un "riflesso condizionato": ma grave, colpevole, condannabile. Me l’ha fatto notare l’amico Antonio Socci: continuo a essere in disaccordo con lui a proposito della valutazione dell’Islam in generale, ma riguardo alla situazione specifica su cui mi ha fatto riflettere non gliene sarò mai abbastanza grato.
Un’ultima precisazione, infine, a proposito dell’Anti Defamation League degli ebrei americani, che a mio avviso funziona "fin troppo bene": ha detto che quel "troppo" l’insospettisce. La capisco: ha ragione. Intendevo alludere ai casi, segnalati ad esempio da Finkelstein, nei quali l’Adl ha manifestato la tendenza a considerare come casi di antisemitismo o di antisionismo episodi ch’erano invece di magari contestabile, tuttavia legittima critica rispetto a scelte di questo o di quel governo israeliano. Sono argomenti molto delicati, nei quali bisogna esercitare la massima moderazione e la più attenta prudenza. Io sono talvolta impulsivo, imprudente: è - credo - una prova di onestà e di buona fede, ma è un mio difetto come cittadino e come studioso. Del resto, nemmeno Finkelstein o Chomsky sono infallibili. Il che non toglie che dicano cose interessanti, spesso anche giuste.
Franco Cardini
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Caro Cardini, mi limito ad aggiungere che faccio mia, per toni e argomenti, questa sua lettera dalla prima all’ultima parola.