Avvenire, 10 gennaio 2003
Alessio II pronto a riprendere il dialogo con Roma, "ma"...
Da Mosca Giovanni Bensi
In un'intervista al quotidiano moscovita "Kommersant", pubblicata ieri, subito dopo le festività del Natale secondo il calendario giuliano, il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Alessio II, capo della Chiesa ortodossa di questo Paese, ha fatto il punto sui problemi che stanno di fronte a questa parte della cristianità. Una domanda riguardava i rapporti con la Chiesa cattolica, la "speranza" di un miglioramento delle relazioni reciproche. Alessio II ha risposto con un certo maggiore ottimismo che in passato. "Questa speranza c'è - ha detto - ed essa si basa sul fatto che continua la nostra collaborazione con diocesi, monasteri, enti di beneficenza e di istruzione, associazioni cattoliche. Molte persone di buon senso nella Chiesa cattolica, si rendono conto che la contrapposizione delle due grandi tradizioni cristiane, quella orientale e quella occidentale, è utile solo a coloro che cercano di indebolire la testimonianza cristiana nella società contemporanea, spingerla ai margini della vita sociale".
Tuttavia, secondo il Patriarca russo, "la posizione del Vaticano continua a rimanere immutata". Anzi, a suo dire, il 2002 "è stato caratterizzato da una serie di azioni che hanno assestato sensibili colpi ai nostri rapporti reciproci". E qui Alessio II ritorna sulla "vexata quaestio" delle quattro amministrazioni apostoliche (Mosca, Saratov, Novosibirsk e Irkutsk) che l'anno scorso il Vaticano ha elevato alla dignità di diocesi. Secondo le parole del Patriarca "questa decisione è stata presa dai vertici del Vaticano senza consultazioni di sorta con la Chiesa ortodossa russa". Sempre nell'interpretazione di Alessio II, quell'iniziativa "è stata più simile al tentativo di creare un "potere parallelo" in un Paese nemico ("vo vrazhdebnoj strane") che di stabilire un rapporto con una chiesa-sorella, quale, secondo la formula del Concilio Vaticano II la nostra chiesa è considerata dalla Chiesa cattolica". Simili passi "sono dettati - ha commentato il Patriarca -, dal desiderio del Vaticano di svolgere un'attiva azione di proselitismo fra la popolazione della Russia, un Paese con un'autonoma millenaria tradizione cristiana".
Secondo il capo della Chiesa ortodossa russa "tale attività si trova in profonda contraddizione con il principio apostolico "di non annunciare l'evangelo là dove il nome di Cristo fosse già conosciuto, per non edificare così su fondamenta poste da altri" (Rom. 15, 20)".
Il Patriarca si mostra "preoccupato" anche per l'attività dei greco-cattolici ("uniati") in Ucraina e deplora "i piani per la creazione in questo paese di un patriarcato uniate con il centro a Kiev". Egli ritiene simili "piani" particolarmente inopportuni perché Kiev, sede del primo stato degli slavi orientali (ai quali appartengono anche i russi) è tradizionalmente chiamata "mat' gorodov russkikh" ("madre delle città russe") ed è considerata "la culla del cristianesimo ortodosso nel nostro Paese".
Se un Patriarcato greco-cattolico fosse veramente istituito in Ucraina, continua Alessio II, "ciò rappresenterebbe un ulteriore passo indietro nei nostri rapporti reciproci con il Vaticano e li respingerebbe al livello del XVII secolo". Tuttavia il Patriarca di Mosca conclude: "La Chiesa ortodossa russa è aperta al dialogo che tenga realmente conto delle nostre aspirazioni e dei sentimenti dei nostri credenti". A suo dire "la prospettiva di un miglioramento dei rapporti reciproci attualmente dipende per intero dalla volontà del Vaticano". Nell'intervista il Patriarca tratta poi di una serie di altri problemi, dai rapporti fra Chiesa e Stato nella Russia post-comunista, alla restituzione del patrimonio ecclesiastico confiscato dai bolscevichi, all'istruzione religiosa nelle scuole, alla lotta contro le "sette".