Avvenire, 18 gennaio 2003

NAZIONE ALLE URNE

Gli anticastristi negli ultimi mesi si sono riuniti attorno al Progetto Varela e chiedono un’amnistia per i prigionieri politici e riforme democratiche. Ma il lider maximo è pronto a blindare la Costituzione

Elezioni a Cuba, Castro blocca subito i dissidenti

In lizza, come sempre, c’è solo il partito comunista. Ma un gruppo di avversari promette: "Vigileremo sulle operazioni di voto e conteremo realmente quanti manifesteranno il dissenso dal regime annullando la scheda"

Da L’Avana

L'esito è più che scontato. Domani otto milioni di cubani sono chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento che risulterà identico a quello vecchio, un rito vuoto e inutile che si ripete ogni cinque anni da quasi mezzo secolo. Non è una gran notizia, si dirà. Infatti non troverà molto spazio sui mass-media internazionali, a differenza di quel che avvenne nel 1996 quando Fidel Castro, in un incontro di tutti i capi di Stato dell’America Latina, sottoscrisse un documento a favore della democrazia con l’impegno solenne a tenere libere elezioni. Ma nulla è cambiato sotto il sole del socialismo tropicale dove si continua a votare deponendo nell’urna una scheda con la lista unica del partito comunista.

Questa volta però c’è una piccola novità: qualcuno ha deciso di guardarci dentro. Un gruppo di dissidenti cubani denominato "Assemblea per la promozione della società civile" ha annunciato che vigilerà sulle operazioni di voto tramite i suoi osservatori. "Con questo – spiegano – non vogliamo certo legittimare elezioni-farsa". Il ragionamento è semplice: non potendo cambiare le regole del gioco cerchiamo almeno di controllare quanti sono quelli che non le accettano. I "contro-rivoluzionari" hanno solo due possibilità per esprimere il proprio dissenso: o non vanno a votare o annullano la scheda. Nel primo caso uno rischia parecchio perché viene subito individuato. Nel secondo caso può garantirsi l’anonimato.

A detta del governo, le schede non valide non superano il 5%. Ma è probabile che siano di più. "È importante che tutti coloro che si oppongono al regime abbiano la possibilità di farlo senza infrangere in alcun modo la legge" ha dichiarato Marta Beatriz Roque, portavoce del comitato dei dissidenti. Negli ultimi mesi i vari gruppi della frammentata galassia anti-castrista si sono riuniti attorno al Progetto Varela, dal nome dell’eroe dell’indipendenza cubana del secolo XIX.È un’iniziativa di referendum che chiede il rispetto dei diritti civili, l’amnistia per i prigionieri politici ed una riforma elettorale in senso democratico. Il Progetto Varela è stato presentato in Parlamento da Oswaldo Payà, leader del Movimento cristiano di liberazione, ed è già stato sottoscritto da 11mila persone. Un numero sufficiente, secondo la Costituzione cubana, per tradurre un’iniziativa popolare in un progetto di legge.

La reazione di Fidel è stata immediata. Prima ancora che il Progetto Varela cominciasse a circolare fra la popolazione il lider maximo aveva lanciato una grande campagna di mobilitazione per sostenere una riforma costituzionale con cui il socialismo cubano viene definito "intoccabile".L’idea di dichiarare eterno il comunismo è assurda e disperata ma all’interno della propaganda di regime ottiene l’effetto di neutralizzare il Progetto Varela, che viene così seppellito sotto una montagna di otto milioni di firme a favore del socialismo immutabile. A sorpresa però si torna a parlare dell’iniziativa dei dissidenti. Lo fa, parlando alla televisione di Stato, l’ex presidente americano Jimmy Carter, invitato a Cuba da Fidel. E a dicembre il governo dell’Avana permette a Oswaldo Payà di recarsi in Europa per ritirare il Premio Sacharov.

Intanto Cuba, giunta al 44mo anno di regime comunista, si prepara a stringere la cinghia ancora una volta. L’esportazione di zucchero è diminuita, il prezzo del petrolio che viene importato continua ad aumentare, il turismo è in calo e l’economia va a rotoli. Ed anche le speranze di maggior libertà religiosa, nate durante la visita di Giovanni Paolo II 5 anni fa, sono andate deluse, ha dichiarato il cardinale Jaime Ortega y Alamino, arcivescovo de l’Avana. Fidel Castro sta per compiere 77 anni ma non sembra avere la minima intenzione di cedere il potere. C’è chi dice che voglia nominare suo fratello Raul alla guida del partito comunista ma certamente non intende lasciare la carica di capo dello Stato."Il regime mi sopravviverà" ha affermato più di una volta. A Cuba la transizione alla democrazia non è dietro l’angolo.

(R.E.)