Il Tempo, 21 gennaio 2003

CINQUE ANNI FA IL VIAGGIO DEL PAPA

La nuova Cuba è solo un fantasma

di GIAN FRANCO SVIDERCOSCHI

Lo disse Giovanni Paolo II, appena tornato da Cuba: quella visita gli ricordava il viaggio del 1979 in una Polonia ancora immersa nell'impero sovietico. E lo disse non in senso polemico, né tanto meno provocatorio. Anzi, il, contrario.

Augurò ai cubani gli stessi "frutti" che aveva ottenuto il pellegrinaggio polacco.

L'anno dopo il primo ritorno di Wojtyla nella sua patria, nacque Solidarnosc, l'avanguardia di quel movimento popolare che avrebbe cambiato il corso della storia nell'Europa centro-orientale.

Invece a Cuba, a cinque anni. esatti dal viaggio pontificio, tutto è rimasto sostanzialmente come prima. E il governo comunista, si lamentava in questi giorni l'arcivescovo de L'Avana, "continua a ignorare la Chiesa cattolica".

Eppure la visita nell'isola caraibica era stato un trionfo. Fin dall'inizio. Fin dal primo incontro - carico di simbolismi, di significati e di aspettative - tra i due indiscussi protagonisti.

Tra il Papa che più aveva contribuito alla caduta del Muro, e il Grande Rivoluzionario, leader dell'unico Paese al mondo a proclamarsi ancora marx-leninista.

Fidel Castro, decidendo finalmente di invitare il Papa, si era fatto bene i suoi conti. Voleva dimostrare di fronte alla comunità mondiale – e specialmente di fronte agli esiliati cubani di Miami – che nel Paese c'era libertà. E quindi aveva dato disposizioni perché Giovanni Paolo II potesse recarsi dove voleva e dire ciò che voleva.

Il "lider maximo" aveva poi in mente un altro obiettivo. Volendo gestire in prima persona il processo di transizione, a chi avrebbe dovuto appoggiarsi per portare gradualmente il Paese a un minimo di democrazia? Non alla Russia, sempre più in difficoltà. Non certo agli Usa, l'odiato nemico di sempre.

Mentre poteva sicuramente contare sulla Chiesa, e sulla sua autorità morale sul suo equilibrio.

E così, avuta luce completamente verde, Giovanni Paolo II aveva potuto ridare forza e visibilità alla Chiesa cubana, coraggio e fierezza ai credenti. In altre parole, aveva potuto far riemergere l'anima cristiana di un popolo che per quarant'anni aveva subito la pressione dell'ateismo di Stato.

Il Papa perciò non aveva risparmiato le parole, anche in fatto di violazioni dei diritti umani, delle libertà civili.

Durante l'ultima Messa, in piazza della Rivoluzione José Martì, la sua omelia era stata più volte interrotta dalla folla, oltre un milione di persone. Gli gridavano: "Libertà! Libertà! Juan Pablo sei libero, rendici liberi tutti!".

Tutto dunque era andato per, il verso giusto. Wojtyla non era ancora partito, ed era già opinione comune che a Cuba "niente sarebbe stato più come prima". Invece è cambiato poco o nulla. A parte - ma in questo il regime non c'entra - lo straordinario risveglio spirituale, e il ritorno in massa ai sacramenti.

Sì, certo, è stata mantenuta la festività del Natale. Si son potute fare alcune processioni. Sono arrivati gruppetti di missionari e di suore. Ma s'è trattato di concessioni, e non di un cambio di atteggiamento. Anzi, potrebbe esserci un passo indietro, se venisse attuata la minaccia contenuta in un documento del comitato centrale del pc de L'Avana.

"È l'ora - c'era scritto - di de-papizzare Cuba...".

E anche sul piano civile, politico, niente di nuovo. Qualche arresto in meno. Qualche possibilità di parlare in più.

Il permesso a Payà, il dissidente, di andare a ritirare un premio all'estero. Ma poi, domenica, chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento, otto milioni di cubani hanno dovuto deporre nell'urna la scheda con già scritti i nomi dei candidati perfettamente uguali al numero dei futuri eletti.

Insomma, a cinque anni dalla visita del Papa, il mondo come lui aveva chiesto - ha aperto in qualche modo a Cuba; ma Cuba è rimasta chiusa nel suo isolamento, non ha aperto al mondo. E questo perché Fidel Castro è irrimediabilmente prigioniero della sua utopia rivoluzionaria, del meccanismo che lui stesso aveva creato. Il castrismo è una mezza ideologia ormai vecchia, vuota, inutile. Ma, per l'ostinazione del Capo, continua ad affamare il popolo cubano. Al pari dell'altrettanto inutile e ingiusto embargo americano [sic!].