Dall'enciclica "Ubi arcano" di Pio XI (23 dicembre 1922):
[del sito
http://digilander.libero.it/magistero]14. Si volle che non più Dio, non più Gesù Cristo presiedesse al primo formarsi della famiglia, riducendo a solo contratto civile il matrimonio, del quale Gesù Cristo ha fatto un "Sacramento grande" (18), con erigerlo a santo e santificante simbolo dell'indissolubile vincolo che a Lui stesso lega la sua Chiesa. Ne rimane abbassata, oscurata e confusa nei popoli tutta quella elevatezza e santità di idee e di sentimenti, di cui la Chiesa aveva circondato fin dal suo primo formarsi questo germe della società civile, che è la famiglia: la gerarchia domestica, e con essa la pace domestica, andò sovvertita; sempre più minacciata e scossa la stabilità ed unità della famiglia; il santuario domestico sempre più frequentemente profanato da basse passioni e da micidiali egoismi, che tendono ad avvelenare ed inaridire le sorgenti stesse della vita, non soltanto della famiglia, ma anche dei popoli.
Non si volle più Dio, né Gesù Cristo, né la dottrina sua nella scuola, e la scuola, per triste ma ineluttabile necessità, divenne non soltanto laica e areligiosa, ma anche apertamente atea e antireligiosa, dovendo l'ignaro fanciullo presto persuadersi che nessuna importanza hanno per la vita Dio e la Religione, di cui mai sente parlare, se non forse con parole di vilipendio. Così, ed anche solo per questo, la scuola cessava di guidare al bene, ossia di educare, privata di Dio e della sua legge, e della stessa possibilità di formare le coscienze e le volontà alla fuga del male, alla pratica del bene. Così veniva pur meno ogni possibilità di preparare alla famiglia ed alla società elementi di ordine, di pace e di prosperità.
Spente così od oscurate le luci dello spiritualismo cristiano, l'invadente materialismo non fece che preparare il terreno alla vasta propaganda di anarchia e di odio sociale degli ultimi tempi: donde infine sfrenata, la guerra mondiale gettava nazioni e popoli gli uni contro gli altri, a sfogo di discordie e di odi lungamente covati, abituando gli uomini alla violenza ed al sangue, e col sangue suggellando gli odi e le discordie di prima.
Prima cura: la pacificazione degli animi che porta alla vera pace
15. La constatazione però di tanti e così gravi mali, non deve toglierci, Venerabili Fratelli, la speranza e la cura di trovare i rimedi, tanto più che i mali stessi già ne dànno qualche indicazione e suggerimento.
Prima di ogni altra cosa, infatti, occorre ed urge pacificare gli animi. Una pace ci bisogna che non sia soltanto nell'esteriorità di cortesie reciproche ma scenda nei cuori, ed i cuori riavvicini, rassereni e riapra a mutuo affetto di fraterna benevolenza.
Ma tale non è se non la pace di Cristo: et pax Christi exsultet in cordibus vestris (19); né altra potrebbe essere la pace sua, la pace che Egli dà (20), mentre Dio, com'Egli è, intuisce i cuori (21) e nei cuori ha il suo regno. D'altra parte Gesù Cristo ha ben diritto di chiamare sua questa vera pace dei cuori. Egli che primo disse agli uomini: "voi siete tutti fratelli" (22) e loro promulgava, suggellandola nel suo Sangue, la legge di universale mutua dilezione e tolleranza: "questo è il mio comandamento che vi amiate a vicenda come io vi ho amati (23); sopportate gli uni i pesi degli altri e così adempirete la legge di Cristo" (24).
Ne consegue immediatamente, che la pace di Cristo dovrà bensì essere una pace giusta (come il suo profeta l'annunzia: opus iustitiae pax) (25), essendo Egli quel Dio che giudica la giustizia stessa (26); non potrà però constare soltanto di dura ed inflessibile giustizia, ma dovrà essere fatta dolce e soave da una almeno uguale misura di carità con effetto di sincera riconciliazione. Tale è la pace che Gesù Cristo conquistava a noi ed al mondo intero e che l'Apostolo, con tanto energica espressione, in Gesù Cristo stesso impersona, dicendo: "Egli è la nostra pace": Ipse est pax nostra; perché, soddisfacendo alla divina giustizia, col supplizio della carne sua crocifissa, in se stesso uccideva ogni inimicizia, facendo la pace (27) e riconciliando tutti e tutto in se stesso. Così è che nell'opera redentrice di Cristo, che pure è opera di divina giustizia, l'Apostolo stesso non vede che una divina opera di riconciliazione e di carità: "Dio riconciliava a sé il mondo in Cristo" (28); "a tal segno Iddio ha amato il mondo, che ha dato il suo Figliuolo unigenito" (29). L'Angelo delle Scuole ha trovato la formula ed il conio per l'oro di questa dottrina, dicendo che la pace, la vera pace, è cosa piuttosto di carità che di giustizia; perché alla giustizia spetta solo rimuovere gli impedimenti della pace: l'offesa e il danno; ma la pace stessa è atto proprio e specifico di carità (30).
Effetti morali e materiali della vera pace
16. Della pace di Cristo, cosa del cuore e tutta di carità, si può e si deve ripetere quello che l'Apostolo dice del regno di Dio, che appunto per la carità signoreggia nei cuori: non est regnum Dei esca et potus (31), cioè che la pace di Cristo "non si pasce di beni materiali e terreni", ma di spirituali e celesti. Né potrebb'essere altrimenti, mentre è Gesù che ha rivelato al mondo i valori spirituali e rivendicato loro il dovuto apprezzamento. Ha Egli detto: "Che cosa giova all'uomo guadagnare tutto il mondo, se poi danneggia l'anima sua? o che cosa darà l'uomo in cambio dell'anima sua?" (32). Fu Egli che diede quella divina lezione di carattere: "Non temete coloro che uccidono il corpo, e non possono uccidere l'anima; ma bensì temete colui che può mandare in perdizione e l'anima e il corpo" (33).
Non che la pace di Cristo, la pace vera, debba rinunciare ai beni materiali e terreni: al contrario tutti le sono da Cristo stesso formalmente promessi: "Cercate prima il regno di Dio, ... e tutto ciò vi sarà dato per di più" (34). Ma essa sovrasta al senso e lo domina: Pax Dei exsuperat omnem sensum (35); ed appunto per questo domina le cieche cupidigie ed evita le divisioni, le lotte e le discordie alle quali l'ingordigia dei beni materiali necessariamente dà origine.
Frenata la cupidigia dei beni materiali, rimessi nell'onore che loro compete i valori dello spirito, alla pace di Cristo, per naturale felicissimo accordo, si accompagna, con la illibatezza e dignità della vita, l'elevazione dell'umana persona, nobilitata nel Sangue di Cristo, nella figliuolanza divina, nella santità e nel vincolo fraterno che ci unisce allo stesso Cristo, nella preghiera e nei Sacramenti, mezzi infallibilmente efficaci di elevazione e partecipazione divina, nell'aspirazione all'eterno possesso della gloria e beatitudine di Dio stesso, a tutti proposto come meta e premio.
L'ordinamento della società secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo
17. Abbiamo visto e considerato che causa precipua dello scompiglio, delle inquietezze e dei pericoli che accompagnano la falsa pace è l'essere venuto meno l'impero della legge, il rispetto dell'autorità, dopo che era venuta meno all'una ed all'altra la stessa ragion d'essere, una volta negata la loro origine da Dio, creatore e ordinatore universale. Orbene il rimedio è nella pace di Cristo, giacché pace di Cristo è pace di Dio, né questa può essere senza il rispetto dell'ordine, della legge e dell'autorità. Nel Libro di Dio infatti sta scritto: "Conservate la pace nell'ordine" (36), "gran pace avrà chi amerà la tua legge, o Signore" (37); "chi osserva il precetto si troverà in pace" (38). E Gesù stesso più espressamente insegna: "rendete a Cesare quel ch'è di Cesare" (39), e perfino in Pilato. Egli riconosce l'autorità sociale che viene dall'alto (40), come aveva riconosciuta l'autorità finanche nei degeneri successori di Mosè (41), e riconosciuta in Maria e Giuseppe l'autorità domestica, loro soggettandosi per tanta parte della sua vita (42). E dagli apostoli suoi faceva proclamare quella solenne dottrina che, come insegna "doversi da tutti riverenza ed ossequio ad ogni potestà legittima", così proclama pure "potestà legittima non esserci se non da Dio" (43) (44).
Se si riflette che i pensieri e gli insegnamenti di Gesù Cristo, sui valori interni e spirituali, sulla dignità e santità della vita, sul dovere dell'ubbidienza, sull'ordinamento divino della società, sulla santità sacramentale del matrimonio e la conseguente santità vera e propria della famiglia; se si riflette, diciamo, che questi pensieri ed insegnamenti di Cristo (insieme con tutto quel tesoro di verità da lui arrecato all'umanità), furono da Lui stesso unicamente affidati alla sua Chiesa, con solenne promessa di indefettibile assistenza, affinché in tutti i secoli ed in tutte le genti ne fosse maestra infallibile, non si può non vedere quale e quanta parte può e deve avere la Chiesa Cattolica nel portare rimedio ai mali del mondo e nel condurre alla sincera pacificazione.
Contributo fondamentale della Chiesa alla vita sociale
18. Appunto perché per divina istituzione è l'unica depositaria e interprete di quei pensieri e insegnamenti, solo la Chiesa possiede, vera ed inesauribile, la capacità di efficacemente combattere quel materialismo, che tante rovine ha già accumulate e tante altre ne minaccia alla società domestica e civile, e di introdurvi e mantenervi il vero e sano spiritualismo, lo spiritualismo cristiano, che di tanto supera in verità e praticità quello puramente filosofico, di quanto la rivelazione divina sovrasta alla pura ragione: la capacità ancora di farsi maestra e conciliatrice di sincera benevolenza, insegnando ed infondendo alle collettività ed alle moltitudini lo spirito di vera fraternità (45), e nobilitando il valore e la dignità individuale con l'elevarla fino a Dio; la capacità, infine di correggere veramente ed efficacemente tutta la vita privata e pubblica, tutto e tutti assoggettando a Dio, che vede i cuori, alle sue ordinazioni, alle sue leggi, alle sue sanzioni; penetrando così nel santuario delle coscienze, tanto dei cittadini quanto di coloro che comandano, e formandole a tutti i doveri ed a tutte le responsabilità, anche nei pubblici ordinamenti della società civile, perché "sia tutto e in tutti Cristo" (46).
Per questo, per essere cioè la Chiesa, ed essa sola, formatrice sicura e perfetta di coscienze, mercé gli insegnamenti e gli aiuti a lei sola da Gesù Cristo affidati, non soltanto essa può conferire nel presente alla pace tutto ciò che le manca per essere la vera pace di Cristo, ma può ancora, più di ogni altro fattore, contribuire ad assicurare questa pace anche per l'avvenire, allontanando il pericolo di nuove guerre. Insegna infatti la Chiesa (ed essa sola ha da Dio il mandato, e col mandato il diritto di autorevolmente insegnarlo) che non soltanto gli atti umani privati e personali, ma anche i pubblici e collettivi devono conformarsi alla legge eterna di Dio; anzi assai più dei primi i secondi, come quelli sui quali incombono le responsabilità più gravi e terribili.
Quando governi e popoli seguiranno negli atti loro collettivi, sia all'interno sia nei rapporti internazionali, quelle norme di coscienza che gli insegnamenti, i precetti, gli esempi di Gesù Cristo propongono ed impongono ad ogni uomo; allora soltanto potranno fidarsi gli unì degli altri, ed aver anche fede nella pacifica risoluzione delle difficoltà e controversie che, per differenza di vedute e opposizione d'interessi, possono insorgere.
(...)
Incitamento alla "santa battaglia" a tutti i movimenti cattolici nel mondo
22. Intendiamo dire le svariate iniziative per la sempre più accelerata cultura religiosa e santificazione degli ecclesiastici e dei laici; le unioni del clero e del laicato in aiuto delle missioni cattoliche nella loro molteplice attività di redenzione fisica e morale, naturale e soprannaturale, mercé la dilatazione del regno di Cristo; le opere giovanili con quella loro così ardente e salda pietà eucaristica e con la tenera devozione alla Beata Vergine, garanzia sicura di fede, di purezza, di unione; le solenni celebrazioni eucaristiche, che al divino Principe della pace procurano trionfali cortei veramente regali, ed intorno all'Ostia di pace e d'amore raccolgono le moltitudini dei diversi luoghi e le rappresentanze di tutte le genti e nazioni del mondo, mirabilmente unite in una stessa fede, adorazione, preghiera, e fruizione dei beni celesti.
Intendiamo dire - frutto di questa pietà - il sempre più diffuso ed operoso spirito di apostolato, che con la preghiera, con la parola, con la buona stampa, con l'esempio di tutta la vita, con tutte le industrie della carità, cerca con ogni via di condurre anime al Cuore divino e di ridare al Cuore stesso di Cristo Re il trono e lo scettro nella famiglia e nella società; la santa battaglia su tante fronti ingaggiata, per rivendicare alla famiglia ed alla Chiesa i diritti che da natura e da Dio loro competono nell'insegnamento e nella scuola; infine quel complesso di iniziative, di istituzioni e di opere che vengono sotto il nome di "Azione Cattolica", a Noi tanto cara, e a cui abbiamo già rivolto sollecite cure.
Tutte queste forme ed opere di bene, devono non solamente mantenersi, ma anche rafforzarsi e svilupparsi sempre più secondo richieda la condizione delle persone e delle cose. Senza dubbio esse sono ardue e vogliono da tutti, pastori e fedeli, sempre nuove prestazioni di opera ed abnegazione; ma, siccome certamente necessarie, esse appartengono ormai innegabilmente all'ufficio pastorale ed alla vita cristiana; giacché, per le stesse ragioni, ad esse si riconnette indissolubilmente la restaurazione del regno di Cristo e lo stabilimento di quella vera pace che a questo regno unicamente appartiene: Pax Christi in regno Christi.
(...)
Rispetto e libertà nei rapporti tra la Chiesa e i singoli Stati
27. Non vuole dunque né deve la Chiesa, senza giusta causa, ingerirsi nella direzione delle cose puramente umane; ma neanche permettere e tollerare che il potere politico ne prenda pretesto, con leggi o disposizioni ingiuste, a ledere i beni di ordine superiore, ad offendere la divina costituzione di lei o a violare i diritti di Dio stesso nella civile società.
Facciamo dunque Nostre, Venerabili Fratelli, le parole che Benedetto XV, di f. m., pronunciava nell'ultima sua allocuzione tenuta nel Concistoro del 21 novembre dell'anno andato, a proposito dei patti chiesti ed offerti dai diversi Stati: "Niente tollereremo in tali convenzioni che sia in contrasto con la dignità e con la libertà della Chiesa: essendo della massima importanza, anche per il progresso della civiltà, che essa abbia vita sempre più prospera e goda di ampia libertà". (…)
Note:
(18) Ef 5, 32
(19) Col 3,15
(20) Gv 14, 27
(21) 1Re 16, 7
(22) "Omnes vos fratres estis", Matteo, 23, 8
(23) "Hoc est praeceptum meum ut diligatis invicem sicut dilexi vos" Giovanni, 15, 12
(24) "Alter alterius onera portate et sic adimplebitis legem Christi", Galati, 16, 12
(25) Is 32, 17
(26) Sal 19, 6
(27) Ef 2,14
(28) "Deus erat in Christo mundum reconcilians sibi" II lettera ai Corinti, 5, 19
(29) "Sic Deus dilexit mundum ut filium suum unigenitum daret" Giovanni, 3,16
(30) II-II, q. 29, a, 3, ad III
(31) Rm 14, 17
(32) "Quid prodest homini si mundum universum lucretur, anime vero suae detrimentum patiatur, aut quam dabit homo commutationem pro anima sua? Matteo, 16, 26
(33) Nolite timere eos qui occidunt corpus, animam autem non possunt occidere: sed potius timete eum qui potest et animam et corpus perdere in gehennam Matteo, 28; Luca, 12, 14.
(34) "Quaerite primum regnum Dei, ... et haec omnia adiicientur vobis", Matteo, 6, 33; Luca, 12, 31
(35) Fil 4, 7
(36) "Disciplinam in pace conservate", Ecclesiaste, 41, 17
(37) "Pax multa diligentibus legem tuam Domine" Salmi, 118, 155
(38) "Qui timet praeceptum in pace versabitur" Libro dei Proverbi, 13, 13
(39) Reddite quae sunt Caesaris Caesari", Matteo, 22, 21
(40) Gv 19, 11
(41) Mt 23,2
(42) Lc 2, 51
(43) Rm 13, 1-7
(44) 1Pt 2, 13-18
(45) Cfr. S. Agostino, De moribus Eccl. cath., I, 30.
(46) "Omnia et in omnibus Christus" Lettera ai Colossesi, 3, 11