Avvenire, 7 febbraio 2003

Russia e Vaticano, la difficile intesa

Da Roma Laura Badaracchi

Nei rapporti tra Santa Sede e Russia le difficoltà non sono mancate in passato e si ripetono anche "in questo delicato periodo storico, in cui ricorrenti segni di contrasto si alternano a corroboranti aperture". Alla crescita delle relazioni vogliono contribuire "passi piccoli ma significativi" nell'ambito della ricerca storica: così monsignor Cosimo Semeraro, nominato un mese fa segretario del Pontificio comitato di scienze storiche, motiva la pubblicazione del volume Santa Sede e Russia da Leone XIII a Pio XI, uscito per i tipi della Libreria Editrice Vaticana. Presentato ieri sera al Circolo di Roma dall'ambasciatore Vitaly Litvin, rappresentante della Federazione Russa presso la Santa Sede, e dallo storico Ernesto Galli della Loggia, il libro raccoglie le relazioni e gli studi del simposio svoltosi a Mosca nel '98, promosso dal Pontificio comitato insieme all'Istituto di storia universale dell'Accademia delle scienze moscovita. Attraverso i documenti conservati nei rispettivi archivi vengono esplorati i rapporti bilaterali dal Concordato del 1847 fino alla rottura avvenuta tra il 1927 e il '29.

Nei problemi affrontati l'ambasciatore Litvin ha riscontrato "un'attualità e arguzia che sembrano essere dei nostri giorni". Non solo: le ricerche contribuiscono a "comprendere meglio la realtà del dialogo attuale tra cristiani". Il volume si rivela uno strumento utile, quindi, per penetrare nel "meccanismo dei rapporti" tra Santa Sede e Russia, come ha notato Galli della Loggia: "La Santa Sede si poneva nella condizione di chiedere libertà di culto per i cattolici senza poter dare molto in cambio". Nel 1917 il Vaticano concederà però al governo russo, dopo le Rivoluzioni di febbraio e ottobre, il riconoscimento diplomatico, dopo la proclamazione della libertà di culto e le dichiarazioni di separatismo tra Chiesa e Stato. Tuttavia per lo storico ci fu da parte della Santa Sede "un forte fraintendimento di cosa fosse il regime appena installato": un governo leninista "non agnostico ma confessionale a suo modo e ideocratico", che professava una fede "politica e non religiosa, vissuta però con un'intensità concorrenziale". Dal 4 all'11 giugno prossimi sono in programma un secondo convegno a Mosca e successivi colloqui bilaterali a San Pietroburgo.