Corriere della Sera, 10 febbraio 2003

Padova, bombe esplodono contro due chiese

Gli attentati nella notte: ferita una suora, nessuna rivendicazione. "Ha colpito la stessa mano, non è Unabomber"

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

PADOVA - Le lancette dell’orologio, immobili, segnano le 23 e 03. E’ l’ora della bomba, indicata lassù, con precisione cronometrica, sul quadrante del campanile di cemento armato di un piccolo paese. Il tempo s’è fermato a Reschigliano, sabato sera, dopo un botto fortissimo, seguito da una devastante esplosione. Che ha mandato a pezzi i vetri della sacrestia della chiesa, gli arredi, e poi la centralina elettrica. La notte degli attentati è cominciata così, in una zona tranquilla del circondario padovano, tra i campi coltivati e le fabbriche dell’operoso Veneto. Due centri tranquilli, colpiti, nell’arco di poco meno di un’ora. Due parroci di campagna sconvolti, la gente allarmata, incredula, impaurita.

Cinque chilometri di distanza l’uno dall’altro, da Reschigliano a Villanova di Camposampiero, i terroristi hanno avuto tutto il tempo di colpire una seconda volta. Quindi di fuggire, velocemente, nel buio della notte; il casello dell’autostrada di Padova Est si raggiunge in pochi minuti di auto.

Stessa mano, stesso esplosivo ad alto potenziale, stessa collocazione: quasi un chilo di dinamite, o forse di tritolo, abbandonati sul retro delle chiese. I segni delle bombe si ripetono. Repliche devastanti, in sequenza ravvicinata: a Reschigliano, l’esplosione ha danneggiato il locale interno, ha mandato in frantumi i parabrezza di qualche vettura parcheggiata nelle vicinanze, e rovinato gli infissi di alcune case. A Villanova, invece, oltre la sacrestia, ne ha fatto le spese la struttura dell’attiguo asilo infantile, e una monaca, suor Clara Pase, è stata leggermente ferita a un occhio dalla scheggia di un vetro.

I botti e l’allarme. I carabinieri della Compagnia di Cittadella e del Comando provinciale del capoluogo hanno fatto i primi rilievi. Gli esperti del Ris di Parma si sono aggiunti, per compiere esami più approfonditi. Mentre Paola De Franceschi, pm di turno, ha aperto l’inchiesta. Riassumibile, al momento, in una frase: tante piste, nessuna pista primaria, suffragata cioè da elementi concreti. Certo, il tipo di esplosivo e la quantità usata fanno ragionevolmente escludere la mano di Unabomber, il misterioso personaggio che, da alcuni anni, con rudimentali ordigni va seminando panico, a più riprese, in Friuli e in Veneto. L’ultima volta, guarda caso, aveva preso di mira il confessionale di una chiesa.

"Questo è terrorismo, a prescindere dalla matrice, anche se si trattasse di criminalità comune. Due bombe del genere sono terrorismo", insiste Vittorio Borraccetti, procuratore capo di Venezia, che, ieri sera, ha partecipato a Padova a un vertice con gli investigatori. "Escludo, però, che c’entri il terrorismo islamico - afferma il collega Guido Papalia, procuratore capo di Verona, magistrato esperto di centrali eversive -. In questo momento non credo che la Chiesa cattolica sia il bersaglio dei fondamentalisti, anche perché è contro la guerra". Moreno Picchi, maggiore dei carabinieri del Comando di Padova, conferma: "Non c’è nulla che possa sostenere la pista politico-religiosa. Ma non convince neppure quella anarchico-insurrezionalista".

L’unico collegamento a precedenti attentati avvenuti in zona, per modalità e tipo di esplosivo, porta alla bomba di Vigonza, paese che dista pochissimi chilometri da Reschigliano e Villanova. Era l’estate del 2001, e allora venne fatto saltare in aria l’edificio che ospitava la locale sede della Lega Nord. Con un ordigno a base di dinamite, lasciato davanti al portoncino d’ingresso.

Le indagini, tuttavia, non sortirono nulla. "Già. In Veneto, gli attentati avvengono, ma non si riesce mai ad acchiappare gli autori. Bombe, esplosivi. Vigonza, il Tribunale di Venezia. Che fanno i servizi? Dormono?", incalza, polemico, l’ex carabiniere Antonio Ascierto, oggi onorevole di Alleanza nazionale, eletto in Veneto, e responsabile della sicurezza per il suo partito. "E’ una situazione anomala, intollerabile - aggiunge - Sulla matrice delle bombe alle chiese, andrei cauto. Gli obiettivi potrebbero essere vari. Di sicuro, se nascono conflitti religiosi, non è la maggioranza di governo a trarne vantaggi".

Marisa Fumagalli