Corrispondenza Romana, 796/02
COMUNISMO: i gulag esistono ancora
Le rilevazioni fatte dai satelliti, le testimonianze di alcuni fuggiti o sopravvissuti, hanno ormai dimostrato che i gulag comunisti non sono del tutto scomparsi nel mondo, in particolare dalla Cina e dalla Corea del Nord. Recenti denunce hanno dimostrato che il regime nordcoreano di Kim Jong ll sopravvive economicamente anche grazie al lavoro forzato e gratuito di migliaia di persone rinchiuse negli almeno 30 lager comunisti situati soprattutto al sicuro confine con la Cina, alcuni dei quali – quelli di Haengyong e Huaong – sono più grandi della provincia di Milano. La metà di questi gulag rinchiude solo prigionieri politici, sottoposti ancor più degli altri a privazioni e torture, tanto che la maggioranza di loro non sopravvive a 3 mesi di internamento, anche perché vengono sottomessi ad esperimenti di carattere chimico e nucleare. La rete NBC ha inserito su internet, il 16 gennaio scorso, la documentazione di questo dramma, che riguarda almeno 400.000 detenuti.
Approfittando di queste rivelazioni, il senatore statunitense Sam Brownback ha espresso un duro e netto giudizio sulla tolleranza americana verso il regime totalitario e comunista coreano: "Sembra che tutto quello che sta succedendo nel Sud-Est asiatico non interessi, perché potrebbe danneggiare i nostri buoni rapporti commerciali con la Repubblica Cinese o possa mettere in pericolo la frontiera con la Corea del Sud. Quello che accade nei lager nordcoreani è forse il caso peggiore di violazione dei diritti umani nel mondo. Penso che sia ora di avere il coraggio di dire basta. E ora di smetterla! "(Avvenire, 17 gennaio 2003).