Avvenire, 11 febbraio 2003

Novak: "Azione militare difensiva e legittima"

Il teologo americano, invitato a Roma dall'ambasciata Usa, difende l’operato della Casa Bianca: "Il regime iracheno è forse peggio di quello dei taleban"

DA ROMA

FABRIZIO MASTROFINI

L’intervento contro l'Iraq è "guerra giusta" in una situazione di "guerra asimmetrica" che punta al massacro di civili. A Roma, lo ha ripetuto ieri sera Michael Novak, noto come teologo cattolico, docente all'American Enterprise Institute, esponente di quella corrente che giudica positivamente la globalizzazione e influenza il nuovo corso interventista della politica estera Usa.

Parlando ad una affollata conferenza organizzata dall'ambasciata Usa presso la Santa Sede, Novak ha argomentato che la guerra contro l'Iraq rientra nella categoria di "guerra difensiva", dunque legittima, perché il terrorismo attacca gli Usa e l'Occidente. Novak è a Roma da diversi giorni, su invito dell'ambasciata Usa presso la Santa Sede, anche per presentare un suo saggio sulla "guerra asimmetrica", che si fa a colpi di attentati e con l'uso di mezzi proibiti come le armi chimiche. "È una guerra giusta contro un nemico nuovo, "asimmetrico"".

"La guerra del 1991 – ha spiegato Novak – è stata interrotta per cominciare dei negoziati di pace sotto due condizioni: disarmo e dimostrazione del disarmo. Saddam Hussein non l'ha fatto. Ci sono stati 12 anni di pazienza con lui. Poi siamo stati colpiti dall'11 settembre e ci siamo trovati coinvolti in una guerra. Saddam Hussein ha le armi chimiche e biologiche e al-Qaeda e le altre organizzazioni hanno dichiarato di avere i mezzi per una "guerra asimmetrica", allora ci troviamo in una situazione incendiaria".

"Il regime di Saddam Hussein è forse peggiore dei taleban", ha detto ancora, criticando poi la posizione per la pace della Chiesa, da quella Usa alla Santa Sede. Sulla politica verso l'Iraq ha fatto una parziale autocritica. "Non abbiamo fatto attenzione ai diritti umani in quella regione. Cercare di sovvertire ogni tiranno non può essere la regola e nella vita reale dobbiamo affrontarli e fare quello che possiamo. Le Amministrazioni hanno compiuto diversi sbagli però con l’11 settembre qualcosa è cambiato. Potevamo tollerare le mancanze di Saddam Hussein nel portare a termine i suoi obblighi. Ma dopo l'11 settembre la situazione è cambiata" anche per le "prove di collegamenti con il terrorismo internazionale".

Così l'argomentazione di Novak, seguita con interesse e grande attenzione da un folta platea. Ma anche le polemiche sono state forti. Dagli Usa, infatti, contestando la posizione di Novak e la scelta di invitarlo, la Conferenza dei superiori maggiori ha ripetuto nei giorni scorsi che "ogni azione militare contro l'Iraq in questo momento non è moralmente giustificabile".

[Nota della redazione di LSE: Per leggere il testo integrale (in inglese) della conferenza di Novak: http://www.nationalreview.com/novak/novak021003.asp]