Vidimus Dominum
Bulgaria: stop del governo all'ingresso di congregazioni religiose
Tra i colpiti dalla mancanza di permesso di soggiorno ci sono Salesiani e Missionarie della Carità
Sofia (Bulgaria), 14 febbraio (VID) - La Direzione per i culti in Bulgaria ha negato i permessi di soggiorno alle Missionarie della Carità e ai Salesiani, dopo l’entrata in vigore della nuova legge secondo la quale tutte le confessioni, tranne la chiesa ortodossa tradizionale, devono registrarsi in tribunale.
La procedura di registrazione è di competenza della stessa Direzione, che è un Ente ministeriale autonomo per le questioni religiose. In questa fase, in cui la legge è appena approvata e il meccanismo burocratico ancora non è perfezionato, non si possono rilasciare permessi di soggiorno per i missionari stranieri.
Questo problema è di più vecchia data, perché anche secondo la legge precedente tutti i religiosi stranieri dovevano registrarsi presentando molti documenti sia alla Direzione sui culti sia in questura. In passato è accaduto che i permessi sono stati rilasciati solo per pochi mesi senza la speranza di essere rinnovati." Pochi anni fa ci trovavamo a gennaio con il permesso per tre mesi e non sapevamo se avremmo celebrato la Pasqua con i fedeli " raccontano i cappuccini.
"Con questa insicurezza non possiamo programmare nulla" - spiega una Missionaria della Carità alla quale è stato negato il permesso di soggiorno. Una consorella aggiunge che i permessi di soggiorno costano solo alla loro comunità di Varna, il porto bulgaro principale, 4000 euro ogni anno. "Con il nostro servizio ai più poveri diamo un aiuto anche al paese e questo metodo burocratico è assolutamente ingiusto".
Gli stessi problemi riguardano i protestanti e tutti gli stranieri che lavorano nel campo religioso bulgaro. Dopo la visita del Papa a maggio 2002, i rapporti tra lo Stato e la Santa Sede sono migliorati notevolmente e i religiosi stranieri che rappresentano più della metà dei religiosi in Bulgaria, speravano che anche la Direzione dei culti avrebbe cambiato il modo di registrarli perché è assai difficile venire nella capitale da tutta la Bulgaria e passare molto tempo in trafile burocratiche.
Il presidente della Conferenza Episcopale Bulgara mons. Projkov insieme ai protestanti e ai musulmani ha espresso al Presidente della Repubblica il suo disappunto per la legge. Secondo i mass-media, però, le nuove norme avrebbero piuttosto lo scopo di eliminare il sinodo "alternativo" apparso nel 1992 dopo una scissione interna nell’ortodossia locale.