Avvenire, 19 febbraio 2003

"Parigi non può dimenticare il sacrificio Usa per la libertà"

Da Riga Giovanni Bensi

L’intervista

Il ministro degli Esteri lettone, Sandra Kalniete, replica al capo dell’Eliseo: Washington ci ha sempre difesi, le dobbiamo gratitudine e fedeltà

"Io sono stata ambasciatrice lettone in Francia, parlo correntemente il francese e ammiro la cultura francese. Vorrei consigliare al presidente Chirac di guardare le sterminate file di croci nei cimiteri di Normandia, dove sono sepolti i soldati americani. Io sarò sempre grata agli Stati Uniti perché hanno protetto l'Europa libera dal fascismo e dal comunismo".

La replica al capo dell'Eliseo non poteva essere più dura. Viene direttamente da Riga, da Sandra Kalniete, ministro degli Esteri della Lettonia, ex Repubblica sovietica ed uno dei Paesi del Gruppo di Vilnius, quelli criticati durante il vertice europeo di Bruxelles dal presidente francese per aver apertamente appoggiato gli Stati Uniti nella controversia sull'Iraq.

Ma perché la Lettonia è oggi così filo-americana?

La Lettonia e gli altri Paesi baltici hanno un rapporto speciale con gli Stati Uniti che per molti anni hanno perseguito una politica coerente rifiutando di riconoscere l'incorporazione di queste nazioni nell'Unione Sovietica. Sono profondamente grata agli Stati Uniti perché hanno difeso l'indipendenza "de jure" della Lettonia.

Sondaggi di opinione in Lettonia dicono che il 75% della popolazione è contraria alla guerra contro l'Iraq. Non le dà da pensare questo fatto?

La Lettonia ha il dovere di stare dalla parte degli americani contro Saddam Hussein e l'Iraq. Coloro che sono di un'altra opinione hanno dimenticato l'appoggio che l'America ha dato alla Lettonia e all'Europa nel passato. E poi la discussione non si è concentrata sull'argomento più importante: perché il regime in Iraq si è trovato al centro dell'attenzione del mondo? Saddam Hussein non è la vittima di una cospirazione internazionale. Egli è un tiranno spietato che svolge una politica ostile ed aggressiva contro lo stesso popolo dell'Iraq e minaccia altri Paesi.

Ma c'è il principio di non intervento negli affari interni di altri Paesi, e poi la guerra in Iraq provocherebbe un gran numero di vittime civili...

Abbiamo forse dimenticato la nostra propria storia? In passato abbiamo pagato un prezzo molto alto e sanguinoso per il principio di non intervento che fu osservato dagli altri Paesi. A Stalin e ai suoi successori fu lasciata assoluta libertà di praticare il terrore e la repressione contro decine di milioni di persone nell'Unione Sovietica e negli Stai europei nella sua sfera di influenza. Forse che per questo non soffrirono civili innocenti?

La Lettonia si sente in qualche modo minacciata dall'Iraq?

Oggi la sicurezza è indivisibile. In Lettonia dobbiamo capire che non possiamo starcene da parte e sperare che nessuno ci minacci perché noi non minacciamo nessuno. Nel 2002 siamo stati invitati ad aderire alla Nato la quale ci obbliga anche ad essere leali alleati e a promuovere la sicurezza all'interno dell'Alleanza.

Lei è convinta che la guerra sia l'unica soluzione? Vede delle alternative?

Certo, la soluzione ideale della crisi in Iraq sarebbe una decisione unanime del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che imponga a Saddam Hussein di disarmare e por fine a questo gioco del gatto e del topo. Ma Saddam ha dimostrato che il solo argomento che capisce è l'uso della forza.