Avvenire, 28 febbraio 2003
DAVANTI ALLA STORIA
Gulag, dov'è il "mea culpa"?
Dopo il pentimento per i peccati nazisti, manca ora un esame di coscienza su quelli comunisti. Un convegno a Roma
Da Parigi Simona Serafini
Domani, a cinquant'anni dalla morte di Stalin, si svolge a Roma all'hotel Ritz una tavola rotonda a cui parteciperanno diversi intellettuali italiani e stranieri sul tema "L'altra metà della memoria. L'utopia genera mostri: i gulag e le responsabilità del comunismo". Personaggio centrale della conferenza sarà lo storico francese Stéphane Courtois, direttore di ricerca al Cnrs, coordinatore e coautore del Libro nero del comunismo, pubblicato in Italia da Mondadori. Quando apparve, nell'autunno del 1997, quell'opera di ricerca storica collettiva in cui venivano presentati, documentazione alla mano, i crimini del comunismo in Urss, in Cina e in Cambogia, fece l'effetto di una bomba. Cinque anni dopo, nel settembre del 2.002, è apparso in libreria il seguito del "Libro nero", il cui titolo è la citazione di una strofa dell'Internazionale: Du passé faison table rase (ed.Robert Laffont). Si tratta anche questa volta di un'opera collettiva dedicata al comunismo in Europa, in particolare nell'Europa dell'Est.
Quali sono state le reazioni al suo secondo libro?
"Straordinario: mentre "Il libro nero" suscitò reazioni e polemiche violente, perfino un'interrogazione parlamentare, questo secondo volume è passato completamente sotto silenzio: "Le Monde", "Liberation" (per fare l'esempio di due tra i più prestigiosi giornali di sinistra in Francia) non hanno scritto una sola parola: ancor oggi in Francia la stampa di sinistra rifiuta di guardare in faccia i crimini comunisti e meno che mai quelli europei. La situazione francese è particolare per la vicinanza che ognuno sente con la Rivoluzione Francese, su cui si fonda culturalmente la nostra educazione politica. Per una parte importante dei nostri concittadini, Rivoluzione francese e rivoluzione bolscevica continuano ad identificarsi".
Secondo lei, si tratta dunque di un'autentica mitologia capace di nascondere la verità storica.
"Non vi è dubbio che in Francia a partire dal 1944-45 e fino agli anni Novanta abbiamo vissuto su di una mito, quello della Francia resistente, stranamente sostenuta da due forze nemiche, quella comunista e quella gollista, che si sono impadronite del terreno politico e lo hanno strutturato per cinquant'anni. Gli storici sanno bene che le cose non sono andate in questo modo: ad un 2,5 % di collaboratori si è contrapposto un 2,5% di resistenti, mentre il resto dei cittadini cercava di sopravvivere come poteva. Ora, la caduta dell'Unione Sovietica e la rivelazione dei crimini commessi sotto quei regimi hanno portato un colpo decisivo a questa mitologia e i comunisti sono apparsi per quello che erano, cioè dei ferventi sostenitori di uno dei più feroci totalitarismo del Ventesimo secolo. Oggi il panorama politico è in piena ristrutturazione, anche nei paesi occidentali".
Che cosa pensa dell'idea di commemorare in uno stesso giorno le vittime del nazismo e quelle del comunismo?
"Sette, otto anni fa si è incominciato a parlare di "dovere della memoria". All'inizio non vi ho fatto molta attenzione: lavorando per anni sul partito comunista durante la Resistenza ho intervistato moltissimi testimoni e mi sono accorto che spesso raccontano la "loro" memoria, come è normale. Alla campagna sul "dovere della memoria" se ne è aggiunta da un'atra, quella sul "dovere di pentirsi". Tutti hanno incominciato allora a pentirsi e a chiedere perdono… In conclusione, mi sono reso conto che dietro a tutto ciò agivano lobbies diverse che facevano comodo a molti. Così, per fare un esempio, i comunisti francesi sono stati ben contenti di invitare a pentirsi per il male che era stato fatto agli ebrei, ma si sono ben guardati di pentirsi per le vittime dei gulag! Io dico: basta con la logica della vittimizzazione, facciamo il nostro mestiere di storici! Guardiamoci dal piegarci a dei tabù creati ad arte".
Allora lei è contrario all'iniziativa di creare una giornata per ricordare le vittime del nazismo e del comunismo?
"Le sembrerà paradossale, ma in questo caso non sono contrario, proprio perché si tratta di mettere in luce una verità che fino ad ora è stata occultata. Finalmente i due grandi regimi totalitari del XX secolo vengono messi sullo stesso piano. Senza contare che dal lavoro di memoria si può passare a quello della ricerca storica. E' il caso dell'associazione russa Mémorial, che a Mosca ha incominciato con raccogliere le testimonianze delle vittime ed ora si batte, giorno per giorno, per compiere un vero lavoro storico: accedere ai documenti degli archivi che confermano le testimonianze raccolte ed andare ancora oltre. In questo caso memoria e lavoro storico sono veramente complementari. Ma se in nome del "dovere di memoria" si cerca di dire allo storico che cosa debba fare, ci allontaniamo sempre di più dalla verità".