Libero, 5 marzo 2003

QUANTI MILIARDI, POVERO SADDAM

L’Iraq muore di fame ma il dittatore è al terzo posto nella classifica dei capi di Stato più ricchi al mondo. Con Arafat e Fidel Castro.

MILANO. Saddam, Arafat e Fidel accumulano miliardi di dollari mentre i loro popoli muoiono di fame. Non lo dice la propaganda filo-americana, ma la prestigiosa rivista Forbes che oggi pubblica l’elenco dei primi otto capi di Stato, quelli col conto in banca più cospicuo. Tra la regina d’Inghilterra e quella d’Olanda compaiono loro Saddam, Arafat e Fidel, i tre dittatori che piangono miseria da una vita. Il prima ha accumulato negli anni una vera fortuna: due miliardi di dollari. In parte investiti in palazzi sontuosi, in parte trasferiti all’estero, mentre Bagdad continua a lanciare all’America l’accusa di affamare un milione e settecentomila bambini. Arafat si pizza invece al sesto posto, con 300 milioni di dollari, con buona pace dei profughi palestinesi. Ultimo: Fidel, che è riuscito a raggranellare "solo" 110 milioni di dollari. […] Il rais è al terzo posto a pari merito con il Principe del Liechtenstein, Hans Adam II. A furia di vendere barili di petrolio sottobanco, Saddam ha racimolato 2 miliardi di dollari. Dal ‘91 a oggi con quei soldi s’è fatto costruire 48 palazzi. Uno l’ha voluto tirare su per il suo compleanno, facendolo sorgere tra la polvere e i cespugli secchi. Ogni "abitazione del rais è costellata di ameni laghetti e cascatelle, mentre la gente non ha l’acqua potabile. Nell’aprile del 1999 gli iracheni inaugurarono il Saddamiat al Tharthar, 136 km ad ovest di Bagdad. Un cumulo di parchi, case, stadi, ospedali tutt’intorno alle rive di un lago artificiale, destinato agli ufficiali dell’esercito.

Intanto negli ultimi nove anni, tramite il programma Oil for food, le Nazioni Unite hanno dato all’Iraq 63 miliardi di dollari per curare le ferite della sua popolazione. Molto è stato fatto. Ma molto, è certo, è finito sui conti privati del rais. Le stime dell’Onu parlano di 10 miliardi di dollari. Da sommarsi ai 3 miliardi che Saddam rastrella contrabbandando petrolio fuori dal controllo Onu.

Con gli spiccioli, 200 mila euro appena, lo scorso novembre s’è comprato tre rarissimi orologi in platino della Parmigiani di Fleurier. Poi ha ricominciato la solfa dei bambini che muoiono: "Un milione e settecentomila, di cui 700mila sotto i cinque anni, da quando è iniziato l’embargo." Dal 91 al 96 per gli iracheni la mortalità dei bambini sarebbe scresciuta del 50 percento. Invece l’Onu dice che i piccoli malnutriti, da quando c’è il programma Oil For Food, sono scesi dal 23 al 10 percento. E ogni iracheno può contare ogni giorno su 2472 calorie. Stanno ancora male, d’accordo, ma intanto Saddam si diverte tra i pesci dei suoi acquari a Tikrit, Al Hillah, AL Azimiyah, e Alwafa. I suoi ufficiali girano in Mercedes, e hanno stipendi in migliaia di dollari. Uno "statale" guadagna in media 3 dollari e mezzo.

Ma Saddam è un generoso. Parte del suo tesoro lo ha speso per l’Autorità Palestinese, 500 mila dollari, per esempio la scorsa estate sono andati ai parenti dei kamikaze che si sono fatti saltare in aria sterminando decine di israeliani. 25 mila dollari a famiglia.

Un poveraccio Arafat, rispetto a Saddam: infatti si posiziona "solo" al sesto posto, appena dietro a lui la regina Beatrice d’Olanda, che però ha un popolo ben pasciuto.

Saddam non è l’unico a foraggiare Arafat, anche l’Occidente.. L’Unione europea ad esempio dal 91 ad oggi gli ha donato 1,4 miliardi di euro. Da giugno del 2001 finanzia il bilancio dell’ANP in forma diretta per 10 milioni di euro al mese. Copre insomma il 10 per cento del bilancio di Arafat. [...]

Lui, Arafat, mette da parte. Non spende per sé: da vent’anni indossa sempre la stesa mimetica cachi e abita in quel palazzo ridotto a colabrodo da Israele. Ma i suoi soldi li conserva all’estero: sono investiti per bene in azioni e immobili distribuiti in Europa, Canada, Australia. […]

Ha un terzo dei suoi soldi Fidel, e anche lui non li spende certo per l’Avana. Del suo tesoro si parla ormai dal 1976, quell’anno venne valutato in 1,200 milioni di dollari. Fidel Castro, il comunista a un passo dall’America che dovrebbe condividere tutto con i compagni, ha preferito investire i suoi denari comprando anche lui case in giro per il mondo. Ne ha collezionate di magnifiche in Inghilterra, Costa Azzurra, Svizzera, Finlandia, Madrid, Tanzania, Egitto e perfino a Roma. E intanto davanti alla Fao, nel 96 urlava "La fame, inseparabile compagna dei poveri, è figlia della disuguale distribuzione delle ricchezze e della ingiustizie di questo mondo. I ricchi non conoscono la fame!"

Parole sante.