Avvenire, 23 marzo 2003

Il nobile che curava i più poveri

Tra i cinque nuove beati che il Papa proclamerà questa mattina il medico ungherese László Batthyány Strattmann, che trasformò in ospedale il suo castello

Di Giorgio Bernardelli

Un medico che all'inizio del '900 curava i malati poveri nel suo castello di famiglia. Ma anche due donne spagnole che consacrarono la propria vita ai quartieri operai, un prete francese educatore al servizio più poveri e una monaca svizzera che lasciò la clausura per la missione tra le genti del Sudamerica. È il volto della carità quello che risplenderà questa mattina in piazza San Pietro attraverso i cinque nuovi beati che verranno proclamati da Giovanni Paolo II.

Tra loro è certamente quella di László Batthyány-Strattmann la storia che maggiormente colpisce. Figlio di una famiglia della nobiltà ungherese, nacque a Dunakiliti nel 1870. Ancora studente di medicina all'università di Vienna sposò la contessa Maria Teresa Coreth, da cui ebbe tredici figli. Poi, nel 1902 fondò un piccolo ospedale privato a Kittsee, che qualche anno dopo trasferì a Körmend, nel castello di famiglia. Un luogo aperto anche ai più poveri, che ben presto cominciarono ad arrivare da tutto il Paese. Batthyány-Strattmann li curava gratuitamente. Come "prezzo" per la terapia e le cure in ospedale chiedeva di pregare un Padre nostro con lui. Erano così tanti i malati che costrinsero le ferrovie ungheresi ad approntare un apposito "treno-ospedale".

Batthyány-Strattmann non si occupava solo della salute fisica dei suoi pazienti. Quando li dimetteva donava loro un libretto intitolato "Apri gli occhi e vedi", con cui li invitava a ravvivare la propria fede. In occasione delle sue nozze d'argento, nel 1923, Pio XI gli conferì attraverso il nunzio apostolico Schioppa un'onorificenza per la sua opera. Eloquenti il racconto dell'arcivescovo al Papa: "Gli ungheresi considerano László Batthyány-Strattmann come un santo, e io posso assicuararle che lo è veramente".

La fede lo aiutò ad affrontare anche la difficilissima prova della perdita di un figlio di 21 anni, stroncato da un'appendicite. Chiusi gli occhi al ragazzo, Batthyány-Strattmann disse ai familiari: "Adesso andiamo in cappella a ringraziare Dio per avercelo lasciato con noi fino ad ora". Fu lo spirito con cui affrontò anche la sua malattia. Morirà a Vienna il 22 gennaio 1931.

Oggi alla sua beatificazione in piazza San Pietro saranno presenti 5 mila pellegrini ungheresi. Segno di quanto la sua testimonianza sia tuttora viva. "La nostra Chiesa ha bisogno di molto impegno da parte dei laici per il futuro - ha commentato alla Radio Vaticana il postulatore della causa di beatificazione, monsignor László Németh -. Quest'anno la Conferenza episcopale ungherese ha come motto dell'anno la fedeltà del matrimonio. E questo beato ne è un simbolo, con sua moglie e la sua bella famiglia, con l'educazione che ha dato ai suoi figli".