Corriere della Sera on-line, 28 marzo 2003 - ore 17:15
Un venerdì sotto le bombe: "Fratelli, è l'ora della jihad"
Da Bagdad il leader religioso Abdel Ghafour al-Qaissi esorta i musulmani "di tutto il mondo" a combattere "gli invasori"
BAGDAD - Non un'invocazione di aiuto ad Allah. Non una preghiera. E nemmeno una speranza. Piuttosto una chiamata alle armi: "Musulmani di tutto il mondo unitevi. L'ora della Jihad è suonata".
Parola di Abdel Ghafour al-Qaissi, uno dei mille imam che predicano l'islam da Bagdad.
Kalashnikov in pugno, il leader religioso ha esortato i suoi interlocutori a "combattere contro l'invasore con la guerra santa".
L'APPELLO - "Il nostro appello - ha detto l'imam - è per tutti i musulmani e tutti gli arabi, ovunque si trovino nel mondo. A loro diciamo che l'ora della Jihad è scattata e che è alla guerra santa che ogni credente è chiamato". Di più: "Non partecipare alla Jihad - ha spiegato Abdel Ghafour al-Qaissi - equivale a disobbedire a Dio".
ESCALATION DI FATWA - Negli ultimi giorni è un susseguirsi di Fatwa (decreti islamici) dei dotti musulmani che invocano la Jihad contro le truppe anglo-americane. Il quotidiano arabo pubblicato a Londra, Al-Hayat, fa il punto della situazione confrontando le posizioni dei diversi teologi che si sono espressi nelle ultime settimane.
1) - Si parte dall’editto emanato ieri dal Mufti della Siria, Ahmad Keftaru, secondo il quale i musulmani hanno il dovere di combattere la guerra santa contro il nemico anglo-americano, utilizzando tutti i mezzi possibili, comprese le azioni suicide. In questo modo il capo dei teologi siriani giustifica le operazioni kamikaze, così come le aveva già giustificate nell’Intifada palestinese. Posizioni dure non sono cosa nuova nel mondo dei dotti islamici.
2) - Già da prima dell’inizio della guerra molti sapienti del mondo islamico, tra cui quelli egiziani dell ’università di Al-Azhar, si sono distinti per aver emanato una Fatwa molto dura contro la guerra, che è stata definita "una crociata contro l’Islam".
3) - Anche ieri c’è stato un grande fermento tra i teologi musulmani dei paesi arabi. I primi ad intervenire sono alcuni dotti musulmani dell’Arabia Saudita, appartenenti al gruppo della "Sunna", i quali, approfittando dell’ iniziativa del proprio governo a favore della pace, sono intervenuti con un editto. Questi ultimi non si sono limitati a chiedere la Jihad contro gli americani, ma hanno addirittura rivolto un anatema contro tutti quei musulmani che in qualche modo collaborano con le forze alleate, consentendo loro di attaccare l’Iraq. Su questa posizione si sono espressi anche alcuni leader religiosi come Ali Khadir, Nasir Al-Fahd e Ahmad Al-Khalidi, notoriamente vicini a Osama Bin Laden, che in un sito internet hanno dato del miscredente e rinnegato a quei musulmani che appoggiano e ospitano le truppe americane durante il conflitto.
4) - Su una posizione più moderata invece si sono espressi ieri i 32 dotti del Consiglio ufficiale dei teologi sauditi, i quali avevano detto poco prima dell’inizio del conflitto, che la collaborazione con gli americani pone il musulmano in una condizione di peccato molto grave. Successivamente era intervenuto anche il Mufti dell’Arabia saudita Al Sheikh, che ha chiesto ai musulmani di avere fede ed obbedienza, e di valutare con attenzioni le situazioni specifiche che portano i fedeli a compiere determinate scelte. La posizione più moderata assunta fino a questo momento dai teologi islamici è stata quella del Mufti d’Egitto, Muhammad Tantawi, che ha negato categoricamente la possibilità che questa guerra possa essere interpretata come una crociata del Cristianesimo contro l’Islam. Tantawi ha specificato che entrambe le religioni sono contro la guerra e propugnano la pace, e che questa guerra ha solo motivazioni politiche ed economiche.