Misna
VATICAN CITY 2/4/2003 12:47
Papa: "Il silenzio divino non indica un’assenza"
"Il silenzio divino è spesso motivo di perplessità per il giusto e persino di scandalo, come attesta il lungo grido di Giobbe (cfr Gb 3,1-26). Tuttavia non si tratta di un silenzio che indica un’assenza, quasi che la storia sia lasciata in mano ai perversi e il Signore rimanga indifferente e impassibile. In realtà, quel tacere sfocia in una reazione simile al travaglio di una partoriente che s’affanna, sbuffa e urla. È il giudizio divino sul male, raffigurato con immagini di aridità, distruzione, deserto (cfr v. 15), che ha come meta un risultato vivo e fecondo". È uno dei passaggi conclusivi del discorso pronunciato questa mattina dal Papa all’udienza generale in Piazza San Pietro alla presenza di circa 12mila persone, tra cui gruppi di fedeli statunitensi e inglesi, sui quali Giovanni Paolo II ha invocato "benedizioni di gioia e di pace".
Continuando il ciclo di catechesi sui Salmi e i Cantici proposti nella preghiera mattutina delle Lodi, il Santo Padre ha commentato il Cantico: Is 42,10-16 - Inni al Signore vittorioso e salvatore - Lodi del lunedì della 4a settimana (Lettura: Is 42,10.15-16). "Il Signore fa sorgere un mondo nuovo – ha proseguito il Pontefice - un’èra di libertà e di salvezza. A chi era cieco vengono aperti gli occhi perché goda della luce che sfolgora. Il cammino si fa agile e la speranza fiorisce (cfr v. 16), rendendo possibile continuare a confidare in Dio e nel suo futuro di pace e di felicità. Ogni giorno il credente deve saper scorgere i segni dell’azione divina, anche quando essa è nascosta dal fluire, apparentemente monotono e senza meta, del tempo. Come scriveva uno stimato autore cristiano moderno, ‘la terra è pervasa da un’estasi cosmica: c’è in essa una realtà e una presenza eterna che, però, normalmente dorme sotto il velo dell’abitudine. La realtà eterna deve ora rivelarsi, come in un’epifania di Dio, attraverso tutto ciò che esiste’".
Ha quindi concluso: "Scoprire, con gli occhi della fede, questa presenza divina nello spazio e nel tempo, ma anche in noi stessi, è sorgente di speranza e di fiducia, anche quando il nostro cuore è turbato e scosso ‘come si agitano i rami del bosco per il vento’ (Is 7,2). Il Signore, infatti, entra in scena per reggere e giudicare ‘il mondo con giustizia e con verità tutte le genti’ (Sal 95,13)".
[CO]