Avvenire, 2 aprile 2003
INCHIESTE A MILANO
Eseguiti ieri sette ordini d’arresto in due distinte operazioni di Digos e Ros. Il gruppo avrebbe gestito in Europa il reclutamento di "fratelli" da aggregare all’esercito di Saddam nel Nord del Paese
Arruolavano uomini per l’Iraq
In manette quattro terroristi
Da Milano Emilio Randacio
Avevano trovato un canale per raggiungere l'Iraq da tutti i Paesi d'Europa. Dall'Italia attraverso la Turchia, quindi la Siria e poi il Kurdistan, dove la rete terroristica islamica ha attivato campi d'addestramento. Milano era il crocevia dell'Europa, e proprio mentre un cittadino somalo giunto dalla Gran Bretagna stava per intraprendere insieme a due cittadini curdi quel lungo percorso per combattere i nemici dell'Islam, gli agenti della Digos sono intervenuti con le manette. Nelle 103 pagine di ordinanza d'arresto firmate dal gip di Milano Guido Salvini, vengono ripercorse tutte le trame dell'ennesima cellula terroristica trapiantata in Italia. Almeno sei utenze telefoniche contattate ininterrottamente dai quattro finiti in cella ieri all'alba, provengono dalla Siria, ma anche dall'Iraq, da Kurmal e Soulemanya. Gli arrestati sono El Ayashi Radi Abd El Samie Abou El Yazid, detto Merài, 31 anni, residente a Milano in via Cilea, il somalo Ciise Maxamed Cabdullaah, 29 anni, che fino a pochi giorni fa viveva in Gran Bretagna e che doveva "essere trattato con i guanti" dai complici, il curdo iracheno Mohammed Tahir Hammid, 27 anni, nato a Poshok e il suo connazionale Mohamed Amin Mostafa, 27 anni, entrambi residenti a Parma. Le accuse parlano di associazione a delinquere finalizzata al terrorismo internazionale, immigrazione clandestina, falsificazione di documenti. Sarebbero, per l'accusa del pubblico ministero Stefano Dambruoso, estremisti islamici inseriti nella vecchia struttura di al-Qaeda, oggi riuniti sotto la nuova sigla Kawa (vedi articolo sotto) e attualmente alleati con la struttura irachena di Al Ansar. Secondo quanto raccolto dalla Digos, la cellula smantellata ieri "costituisce un ramo della più vasta struttura con cellule operanti in sintonia in vari Paesi europei caratterizzata dal progetto di effettuare attentati anche in Europa contro obiettivi appartenenti a quelli che sono ritenuti i nemici sul piano internazionale dei movimenti islamici radicali...". L'operazione di ieri sembra fare anche chiarezza sulla sparizione dell'ex imam della moschea milanese di via Quaranta, Nasr Osama Mustafa Hasan. Hasan, secondo l'accusa, avrebbe avuto un ruolo principale nel reclutamento di "fratelli" da inviare nell'ultima guerra santa. Oggi la polizia non esclude che Hasan sia stato portato via da Milano da servizi segreti stranieri. Ma l'organizzazione sarebbe comunque riuscita, nelle scorse settimane a fare raggiungere l'Iraq a 8 islamici. Nelle intercettazioni ambientali e telefoniche eseguite negli ultimi mesi, gli arrestati parlano di Ossama Benladen, dell'undici settembre e delle prossime "mosse" da mettere in pratica. Il 24 aprile scorso, alla moschea di via Quaranta un egiziano discute con l'imam e chiede quando verrà eseguito un attentato in Europa, "magari in Francia o in qualsiasi posto".
Anche un altro imam, ieri, è stato coinvolto in un'altra inchiesta sul terrorismo. Questa volta sono stati i Ros dei carabinieri a fare scattare le manette ai polsi di Muorad Trabelsi, responsabile della moschea di Cremona. Con lui, in cella, anche Ben Mouldi Kamel Hamraoui, di 26 anni.
***
È Kawa la nuova rete del terrore
Nelle intercettazioni la nuova struttura terroristica che sostituisce al-Qaeda: basta moschee, compriamo stabili
Da Milano
Emilio Randacio
"Le moschee non sono più sicure". La nuova strategia del terrorismo islamico in Europa passa attraverso la mimetizzazione per sfuggire alle orecchie indiscrete, alle cimici degli investigatori. Siamo al 15 giugno scorso quando la Digos di Milano intercetta negli uffici della Comunità islamica di via Quaranta a Milano, quella che sarà la futura struttura terroristica. Gli interlocutori sono l'ex imam di via Quaranta, Nasr Osama Moustafa Hassan (chiamato anche Abu Omar), sparito in circostanze misteriose il mese scorso, e un uomo arabo "sconosciuto".
L'uomo parla all'ex imam in modo chiaro :"La prima cosa che ti dico è che siamo consapevoli di essere sotto controllo. Sappiamo che la metà dei fratelli è in carcere, ti ripeto - insiste l'interlocutore dell'imam nello spiegare come i fondamentalisti si riorganizzeranno - il progetto deve essere studiato nei dettagli, perché il filo inizia in Arabia Saudita... Le moschee sono troppo in vista devono essere lasciate perdere. Abbiamo bisogno di nuove strutture, stiamo cercando da 7 a 9 stabili. Recentemente abbiamo comprato un palazzo di 4 piani...".
"E delle moschee non ci occupiamo?" chiede preoccupato l'imam Abu Omar. "Sì, ci occupiamo di finanziarle, ma i soldi devono portare soldi perché l'obiettivo è anche di formare un esercito che abbia il nome di Forza 9". Questo, che in arabo si chiama Kawa, sarebbe il nuovo nome della sigla terroristica islamica. Visto che non ci sono riferimenti precisi, per capire la portata della struttura integralista, è utile leggere che il tentativo di organizzarsi non comprende solo l'Italia. L'interlocutore spiega infatti all'imam: "Siamo già in 10, ci stiamo interessando per il Belgio, la Spagna, l'Olanda, la Turchia e l'Egitto, ma la centrale rimane a Londra...". L'uomo ricorda anche la Francia e l'Austria. Questo Paese è importante perché "è tranquillo e non disturbano più di tanto". Il riferimento è alla rete telefonica mobile che sarebbe più difficile da intercettare per gli investigatori. Il racconto della nuova organizzazione comprende anche la disposizione delle varie cellule. "Ognuno di noi ha un compito - spiega ancora l'uomo - ad esempio se uno ha a disposizione 10 effettivi, lui ne diventa il capo (Kiad), poi sta a lui decidere se organizzarli in gruppi più piccoli o mantenerlo così. L'importante è usare l'intelligenza".
A questo punto l'ex imam Abu Omar chiede se possono essere reclutati anche "fratelli" stranieri. E la risposta è ancora più inquietante. "Non è importante, abbiamo bisogno anche di stranieri: abbiamo albanesi, svizzeri inglesi... basta che siano di alto livello culturale. In Germania abbiamo interpreti, abbiamo anche nelle telecomunicazioni, anche in Austria, l'importante è che la loro fede nell'Islam sia sincera, altrimenti sono dei traditori (munafikin)".