Avvenire, 3 aprile 2003
Tra pace e vita, un muro da abbattere
di Carlo Casini
Nel momento in cui la televisione porta nelle nostre case ogni giorno le terribili immagini della guerra, ripetere i pensieri di Giovanni Paolo II, di Paolo VI e di Madre Teresa di Calcutta, riproposti in questa stessa pagina, può sembrare una evasione o una provocazione. Mentre le manifestazioni per la pace riempiono le piazze, può apparire una pericolosa presa di distanza il monito di Giovanni Paolo II, che, anni fa, è stato stampato in migliaia di manifesti: "Nessun movimento per la pace è degno di questo nome, se non condanna e non si oppone con la stessa forza alla battaglia contro la vita nascente".
In effetti, nell’epoca della guerra fredda, a lungo il pacifismo è stato usato come strumento di guerra, per disarmare uno dei due avversari e soprattutto per dividere il mondo cattolico. Dove il comunismo reale cercava di espandersi, lo strumento privilegiato di penetrazione erano le colombe e i "preti per la pace". Veniva in mente Isaia: "Hanno sulla loro bocca parole di pace, ma preparano la guerra". Eppure l’artificiosa distinzione tra "quelli per la pace" e "quelli della vita" era dolorosa, soprattutto per i secondi, cui veniva impedito di portare la loro cultura per la vita nell’ambito delle manifestazioni per la pace e che facilmente venivano ignorati anche dal mondo cattolico quando l’argomento era la pace.
Nei giorni scorsi mi è capitato di parlare con un amico che, non molti anni fa, aveva espresso il rammarico che il Papa non fosse già morto. Nella sua mente, infatti, Giovanni Paolo II rappresentava l’ostacolo all’affermarsi di una interpretazione della realtà e di una proposta etica secondo il mix delle categorie marxiste sopravvissute alla caduta del Muro di Berlino e quelle del libertarismo permissivo. Come non ricordare i dibattiti in cui l’accostamento tra il tema della pace e quello del diritto alla vita veniva dichiarato "ignobile"? Ma ora quell’amico si è lungamente diffuso in lodi per il Papa: l’unico – egli diceva – coraggioso e forte, anche se solitario, di fronte ai potenti della terra, l’unica vera speranza di pace. Inoltre è un dato di fatto che molti cattolici, non come gruppuscoli ma come popolo, partecipano alle varie manifestazioni per la pace.
Che succede? Se in questa pagina riproponiamo alcune forti espressioni di Giovanni Paolo II, di Paolo VI e di Madre Teresa, non è per riattizzare la polemica, ma per esprimere un’antica tenace speranza. Il diritto alla vita di ogni uomo sin dal concepimento non è né di destra né di sinistra, perché ontologicamente, è la base di ogni possibile convivenza civile, della libertà, della giustizia, della democrazia e della pace. Anche su questo ci è maestro Giovanni Paolo II (Evangelium Vitae, n. 5).Per i non credenti si segnala la coincidenza di questo pensiero con l’inizio della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. Però capita, quasi sempre, che quelli di sinistra, i quali invocano la solidarietà tra singoli e popoli, sono poi, nella grande maggioranza, coloro che nel mondo propugnano l’aborto e la fecondazione artificiale anche nelle forme che inevitabilmente discriminano e uccidono. È doloroso, ad esempio, che negli Stati Uniti Clinton abbia offerto molto sostegno all'abortismo internazionale e che in Italia attualmente l’opposizione più organica ad una legge, che faccia cessare almeno l’uccisione premeditata e discriminatoria di embrioni umani generati in provetta, sia proprio la sinistra comunista, diessista e verde.
Il Papa ha parlato di "guerra dei potenti contro i deboli" (Evangelium Vitae, n. 18).Perché non ascoltarlo anche su questo? D’altra parte, è vero che la proclamazione del diritto alla vita sin dal concepimento trova più spazio tra le destre, ma si accompagna, talora, ad una logica di conservazione di potere economico e di fiducia nella forza con una contraddizione assurda e dolorosa. Bush ha tolto i finanziamenti Usa alle organizzazione abortiste, ma è assai difficile condividere oggi la sua scelta bellica.
Fortunatamente questa contraddizione – bisogna dirlo – non appartiene ai cattolici, desiderosi di coniugare pace e vita, solidarietà e libertà. Altre volte ho parlato di un muro tanto invisibile, quanto robusto, fatto di incomprensioni di rimorsi, di strumentalizzazione e di memoria polemica, che impedisce l’incontro vero fra "quelli della pace" e "quelli della vita". È caduta il Muro di Berlino, ma non questo.
Riuscirà questo vecchio Papa, malato ma indomito, ugualmente coraggioso sempre, sia di fronte al comunismo che al capitalismo, lui che sarà ricordato come grande difensore del diritto alla vita, a far crollare anche questo muro?
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Hanno detto
Moniti profetici contro la guerra
Giovanni Paolo II: "Nessun movimento per la pace è degno di questo nome, se non condanna e non si oppone con la stessa forza alla battaglia contro la vita nascente" (Münster, I maggio 1987).
Giovanni Paolo II: "L’uomo nasce per vivere. La guerra è sempre fatta per uccidere. È una distruzione di vite concepite nel seno delle madri… La maternità, infatti, il desiderio e la presenza della vita, manifesta la santità della vita… La maternità è un messaggio incessante a favore della vita umana, poiché si pronuncia anche senza parole, contro tutto ciò che la distrugge e la minaccia. Non si può trovare niente che sia in opposizione più grande alla guerra e all’omicidio se non proprio la maternità" (Giornata per la pace, I gennaio 1980).
PaoloVI: "Ogni delitto contro la vita è un attentato contro la pace, specialmente se esso attacca il costume di un popolo, come spesso diventa oggi con orrenda e talora legale facilità con la soppressione di vite umane con l’aborto… Vita singola e pace generale sono sempre collegate da una indissolubile parentela… Il metro è là, nell’equazione tra pace vera e dignità della vita" (Giornata per la pace, I gennaio 1977).
Madre Teresa di Calcutta: "Ogni bambino non ancora nato è bersaglio per la morte, per ammazzare, per distruggere, perché l’aborto è proprio distruggere l’immagine di Dio, è la più grande piaga della nostra società, è quello che distrugge di più l’amore e la pace" (Firenze, 17 maggio 1986).