Corriere della Sera, 8 aprile 2003

L’AVANA

Cuba, condannati dai 15 ai 25 anni sette dissidenti arrestati a marzo

Un tribunale cubano ha emesso le prime sette sentenze - tra i 15 e i 25 anni di carcere - nei confronti dei 78 dissidenti, arrestati a marzo. A Hector Palacio, che chiedeva un referendum in vista delle riforme democratiche, e allo scrittore e poeta Raul Rivero, sono stati inflitti, rispettivamente, 25 e 20 anni.

******

Corriere della Sera, 8 aprile 2003

risponde Paolo Mieli

L’insensibilità del centrodestra al dramma di Cuba

Abbiamo spesso battibeccato io e lei, caro Mieli, se un governo di centrodestra potesse avere una politica culturale o no. Io sostenevo di sì, lei aveva dei dubbi. Ma adesso i dubbi comincio ad averli io e la cosa le confesso mi turba molto. Ecco a cosa mi riferisco. In questi giorni all’Avana si stanno celebrando una serie di processi a ottanta esponenti dell’opposizione intellettuale: giornalisti indipendenti, bibliotecari indipendenti, sostenitori del "progetto Varela" che hanno raccolto undicimila firme per un referendum democratico... Ma il sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi, l’onorevole Mario Baccini, sta lì all’Avana mentre avvengono tutti questi arresti e non dice niente. Valerio Riva

Roma

Caro Riva, lei è l’intellettuale italiano che, dopo una breve stagione di fiducia nell’esperimento castrista al seguito dell’editore Giangiacomo Feltrinelli, più si è battuto a favore dei dissidenti cubani. Da circa quarant’anni, che non sono pochi. In una parte della lettera che mi sono visto costretto a tagliare, lei ricorda che le accuse agli attuali processati sono degne della peggiore cultura staliniana: "Aver manifestato idee contrarie al processo rivoluzionario". E che le pene previste variano dai vent’anni all’ergastolo. Si stupisce poi che stavolta tutti hanno denunciato ciò che sta accadendo a Cuba: "Protesta l’Internazionale socialista (che spesso ha tenuto bordone a Castro), protestano scrittori di ogni continente, protesta persino Antonio Tabucchi, protestano addirittura i postcomunisti dei Ds". L’ho notato anch’io. Me ne sono accorto quando ho letto sull’Unità una bellissima lettera a favore di quei disgraziati firmata da Marina Sereni, responsabile Esteri dei Ds e Pietro Marcenaro che è segretario regionale Ds del Piemonte. E quando ho visto sul Manifesto - da qualche tempo un po’ distratto nei confronti delle nefandezze castriste - un importante articolo di Maurizio Matteuzzi sui "brutti processi dell’Avana". Ma soprattutto dopo aver letto sul quotidiano diretto da Furio Colombo un saggio di Luigi Manconi in cui l’autore (che per posizioni coraggiose e controcorrente sta alla sinistra un po’ come Domenico Fisichella e Franco Cardini stanno alla destra) spiegava che per chi in passato "ha investito poco o molto nel socialismo caraibico" la consegna oggi dovrebbe essere quella di mostrarsi "più esigenti verso Castro che verso Saddam, icona di tutti gli orrori ed emblema di tutto ciò che ci è estraneo e nemico".

E invece il rappresentante di un governo di centrodestra, Mario Baccini... Perché non dice niente? "Peggio - lei scrive - come mai torna a casa e annuncia la costruzione all'Avana di un nuovo grande Istituto culturale italiano e non si accorge che intanto i fruitori cubani di quell’istituto stanno andando in galera? Io capisco - è la sua conclusione, caro Riva - che, come dice il ministro Urbani dei liberali non impongono la loro cultura a nessuno: ma la galera? E il silenzio sulla galera?". A esser generosi con il centrodestra si potrebbe rispondere che, come scrive Manconi, "tra gli effetti della guerra c'è anche la devastante capacità di azzerare tutto, di omologare pensieri e sentimenti al superiore ordine bellico... e così di far sparire dallo scenario pubblico quei dissidenti cubani". Ma io e lei, caro Riva, sappiamo che l'insensibilità di Baccini e di chi gli sta sopra non è dovuta soltanto a questo.