Avvenire, 9 aprile 2003

Cuba, dure condanne agli oppositori di Castro

Mano pesante del regime con intellettuali e attivisti cattolici, un dissidente rischia la pena di morte

Di Bernardo Cervellera

Un gruppo di dissidenti non violenti sta per essere condannato dai tribunali di Fidel Castro a pene che vanno dalla condanna a morte all'ergastolo e a diverse decine di anni di prigione. I processi, che si tengono a porte chiuse e con procedimenti sommari, si stanno svolgendo a l'Avana e a Santiago de Cuba, nell'est dell'isola.

Il pubblico ministero ha chiesto la condanna a morte per José Daniel Ferrer Garcia, 32 anni, cattolico e padre di due figli, segretario del Movimento cristiano liberazione (Mcl), un gruppo che si ispira alla dottrina sociale della Chiesa. Altri cinque responsabili dell'Mcl sono stati condannati a 25 anni di carcere. Sono Luis Milan Fernandez, Ricardo Silva Gual, Alexis Rodriguez Fernandez, Leonel Grave de Peralta e Jesus Mustava. Altri 43 membri del Movimento sono imprigionati in attesa di giudizio.

I cristiani di Cuba hanno chiesto alle comunità cattoliche di tutto il mondo di premere verso i loro governi perché i condannati siano salvati e liberati. Un messaggio ricevuto da Cuba, definisce il governo "un totalitarismo che distrugge ogni dissidenza e non conosce né tolleranza né pietà" e chiede a tutti un impegno perché "cessino immediatamente questi atti dispotici e sanguinari che stanno distruggendo la vita del nostro popolo e specialmente la vita di José Daniel Ferrer".

L'Mcl è uno dei gruppi che lavora all'interno del Progetto Varela, una campagna di sensibilizzazione sui diritti umani con proposte di tipo economico, sociale, democratico tutte previste dalla costituzione cubana.

In totale vi sono 83 dissidenti che vengono processati in questi giorni. Lunedì all'Avana sono stati condannati altri 30 dissidenti, fra cui il leader del Progetto Varela, Hector Palacio, che ha avuto 25 anni di carcere. Insieme a lui sono stati condannati l'economista Martha Beatriz Roque e il poeta Raul Rivero, con una pena di 20 anni. Condannati a 20 anni pure Ricardo Gonzales Alfonso, che ha lavorato come corrispondente di Reporters Sans Frontières, l'economista Oscar Espinosa Chepe; il giornalista Maseda Gutierrez.

La mano pesante del regime si è abbattuta proprio mentre all'Onu di Ginevra sta per essere esaminata la situazione dei diritti umani a Cuba. Negli scorsi 11 anni la Commissione per i Diritti Umani ha votato risoluzioni molto blande sulle violenze del regime verso i reati di opinione.

L'organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha chiesto che l'Onu condanni gli abusi cubani in modo "forte e inequivocabile". Gli arresti e le sentenze di questi giorni hanno scatenato molte prese di posizione nella comunità internazionale. Il ministro degli Esteri canadese ha convocato ieri l'ambasciatore cubano per consegnargli una lettera di protesta; la Commissione europea ha chiesto "la liberazione immediata" dei dissidenti cubani; l'onorevole Patrizia Paoletti Tangheroni ha presentato un'interrogazione al ministro degli Esteri Italiano per difendere i dissidenti e concedere loro asilo politico. Amnesty International ha definito gli arresti e le sentenze "un enorme passo indietro per i diritti umani". Protesta anche da Spagna e Messico.