Corriere della Sera, 10 aprile 2003

Il cardinale Ratzinger: ringraziamo Dio che sia andata così, ora la ricostruzione sia opera di tutti

Il sollievo del Vaticano: felicità per la svolta

CITTA’ DEL VATICANO - "È un sollievo, naturalmente siamo tutti felici": così il cardinale Ratzinger ha commentato ieri pomeriggio - parlando con i giornalisti - le notizie della presa di Bagdad. In mattinata c’era stata una ripresa di contatti tra Vaticano e Usa, con un colloquio dell’arcivescovo Tauran con John Bolton, sottosegretario per il controllo degli armamenti e la sicurezza internazionale. Il suo sollievo – certamente condiviso da tutto l’ambiente vaticano - il cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione della dottrina della fede, l’ha espresso al margine di un dibattito su cattolici e politica, all’Ateneo della Santa Croce (Opus Dei): "Poteva andare male e non si poteva mai prevedere cosa fosse in gioco, visto che con le armi chimiche tutto era possibile".

"Ringraziamo Dio - ha continuato il cardinale - che sia andata così: poteva anche andare in modo diverso. Gli armamenti di oggi possono distruggere tanti innocenti, come pure è successo. Speriamo che tutto possa essere limitato".

Ratzinger accetta anche una domanda sul dopoguerra: "È importante che la ricostruzione dell'Iraq non sia opera di un solo potere ma delle nazioni. È una responsabilità comune di noi tutti per questo Paese tormentato".

Il cardinale concede ai giornalisti un’ultima battuta, che mette insieme la difesa per la posizione del Papa e la soddisfazione per come stanno andando le cose: "Resistere a questa minaccia di distruzione era una cosa giusta. Grazie a Dio l'esito è più felice di come si poteva pensare". Gli Stati Uniti rispetteranno lo "ius in bello" in Iraq, apprezzano la disponibilità della Chiesa cattolica a "collaborare in campo umanitario" per i civili iracheni e faranno di tutto per "una soluzione rapida del conflitto israeliano-palestinese": sono questi - secondo il portavoce papale Joaquin Navarro Valls - gli impegni espressi da John Bolton nel colloquio con l’arcivescovo Tauran.

Ai giornalisti, Bolton ha detto che i colloqui avuti in Vaticano vanno visti in continuità con le "consultazioni" tra amministrazione Bush e Santa Sede passate attraverso il rappresentante vaticano all'Onu, Celestino Migliore e la missione negli Stati Uniti dell'inviato papale cardinale Pio Laghi.

Bolton ha riferito che gli interlocutori vaticani non hanno insistito sulla critica all'intervento americano ma piuttosto si sono esaminate le "prospettive future" dell'Iraq, in vista "della rapida formazione di un nuovo governo che rappresenti il popolo iracheno".

A giudizio di Bolton in Vaticano "hanno ben presente" che il presidente Bush ha preso la decisione della guerra "secondo coscienza". "Loro – ha spiegato - rispettano questa decisione dell'autorità civile e il loro interesse oggi è guardare al futuro".

Luigi Accattoli