Corriere della Sera, 12 aprile 2003

CUBA / Giustiziati gli uomini che la scorsa settimana tentarono di raggiungere la Florida. Ergastolo ad altri quattro

Castro fa lavorare il boia. Fucilati tre dirottatori di un traghetto

RIO DE JANEIRO - Insensibile all'ondata di indignazione causata dalla repressione del dissenso politico nelle ultime settimane, il governo cubano ha deciso ora di giustiziare i protagonisti di un recente fatto di cronaca. Sono stati fucilati all'alba di ieri i tre capi del commando di sequestratori di un traghetto passeggeri che avrebbe dovuto fare rotta sulla Florida, lo scorso 2 aprile. Il regime di Fidel Castro ha ammesso che gli undici accusati sono stati sottoposti ad un "processo sommarissimo", mercoledì scorso, al termine del quale, oltre alle tre condanne a morte, sono stati comminati quattro ergastoli, una pena a 30 anni e altre minori. Le sentenze parlano di "gravissimo atto di terrorismo". I dirottatori, armati, erano stati avvicinati da una guardia costiera cubana nello stretto della Florida dopo che l'imbarcazione era rimasta senza benzina. In seguito, alla fonda in un porto, la polizia era riuscita a liberare gli ostaggi e ad arrestare i sequestratori. Sempre ieri il governo cubano ha annunciato di aver sventato il tentativo di dirottare un aereo, il terzo in un mese, che avrebbe dovuto dirigersi verso gli Stati Uniti. Episodi che si intrecciano con l'improvvisa stretta del regime contro il dissenso e che fanno ormai pensare, a Cuba e all'estero, ad una importante sterzata nell'isola. Ottanta condanne, tra otto e venticinque anni di prigione, rifilate a intellettuali, giornalisti e attivisti sono state annunciate nell'ultima settimana. L'ultima, giovedì, è toccata a Oscar Elias Biscet, uno dei più noti dissidenti, coinvolto come gli altri nel progetto Varela, il movimento pacifico che lo scorso anno aveva raccolto 11mila firme per una riforma costituzionale che superasse lo schema del partito unico. Castro, in un primo tempo, aveva risposto alla sfida con la semplice censura e un rafforzamento della propaganda. Ora la svolta: erano decenni che a Cuba non si assisteva a condanne politiche così dure.

Fallito il tentativo - se tale era - di nascondere dietro gli eventi in Iraq l' escalation repressiva, il regime manda ora la propria interpretazione dei fatti. Secondo Cuba, gli Stati Uniti avrebbero intensificato le attività per rovesciare il governo, e gli intellettuali condannati non si sarebbero tirati indietro. Il principale accusato è James Cason, capo dell'ufficio degli interessi Usa all'Avana (una sorta di ambasciatore, in assenza di relazioni diplomatiche) il quale, nominato da poco, starebbe portando avanti una nuova strategia dell'amministrazione Bush, corteggiando e appoggiando apertamente il dissenso. Ieri il New York Times si chiedeva che interesse potrà mai avere in questo momento Fidel Castro a mettere a repentaglio, per esempio, i rapporti di Cuba con l'Europa, che sono piuttosto buoni, e addirittura a vanificare il lavoro di quella corrente del Congresso Usa ormai apertamente a favore di un allentamento dell'embargo. "L’unica spiegazione è che stavolta l'opposizione politica sia stata vista come una minaccia reale", commenta Daniel Erikson, direttore dell'Istituto per il dialogo interamericano a Washington. Un'altra ipotesi è che Castro voglia usare i condannati come merce di scambio per ottenere il rilascio dei cinque cubani arrestati negli Stati Uniti in un dubbio caso di spionaggio. Oppure dietro alle manovre di appoggio al dissenso ci sarebbero i falchi dell'amministrazione Bush, per chiudere ogni possibilità di dialogo di fronte alla prevedibile repressione.

Negli ultimi tempi a Cuba si era avuta l'impressione che alla chiusura sui temi della democrazia e dei diritti umani potesse affiancarsi un'apertura economica. Ma la storia del regime di Fidel è costellata di "stop and go" e in questi giorni stiamo probabilmente assistendo all'ultima delle manovre di un regime che ormai ha toccato i 43 anni di esistenza.

Rocco Cotroneo