Il Timone, n. 24 – Marzo/Aprile 2003
Editoriale
di Giampaolo Barra
Pacifisti?
(…) Andiamo avanti. Andiamo avanti anche in questi tempi che si preannunciano cupi e difficili. Potete bene immaginare quanto sia preoccupato, come tutti voi, per il problema della pace tra i popoli. Ma – mi conoscete bene – sapete anche della mia impossibilità ad omologarmi alla moltitudine di "pacifisti" che affolla[vano] le nostre strade con variopinti cortei.
Molti di loro sono sinceramente in ansia per le conseguenza della guerra in Iraq, ma dimenticano che è già in atto, in quasi tutto il mondo, una guerra che è la "madre di tutte le guerre", quella che si combatte contro Dio e le sue creature, specialmente le più innocenti ed indifese.
Il Papa l’ha chiamata "guerra tra la cultura della vita e la cultura della morte" (Evangelium vitae). In questa battaglia, due eserciti si affrontano da tempo.
Nel primo, il Papa annovera i paladini dei diritti di Dio e dell’uomo, i difensori della vita umana, fin dal concepimento, i custodi della dignità che all’uomo spetta perché creato da Dio a sua immagine e somiglianza.
Nel secondo, il Santo Padre include le forze che operano al servizio della morte, e tra queste specialmente quelle che promuovono, finanziano e praticano l’aborto e l’eutanasia.
Ebbene, bisogna pur dire, anche in questi momenti così drammatici, che tra i fautori della cultura della morte si contano proprio tanti (non tutti, sia chiaro, ma tanti) dei suddetti "pacifisti". I quali si scandalizzano per la guerra in Iraq, ma nel frattempo combattono con accanimento, quasi senza avversari – purtroppo – una spietata battaglia contro la vita innocente.
Duole dirlo, ma anche per tale ragione, che non può passare inosservata, non mi pare il caso di considerarli "pacifisti"; piuttosto, sono soldati di un’altra guerra, che miete un numero di vittime immensamente superiore a quelle causate dai pur tremendi conflitti del secolo scorso e di quello dell’Iraq.
Potrei sbagliarmi, è chiaro, ma sono del parere che questo tipo di "pacifisti" non ami affatto la vera pace. Al contrario, sono pronti a schierarsi con ferocia contro chi osi ricordare loro che un bambino nel grembo di una madre è una vita umana innocente, e che nel mondo l’aborto, di bambini così, ne uccide cinquanta milioni all’anno. Cinquanta milioni di bambini ammazzati, cari lettori, per i quali non ho visto sventolare alcuna bandiera arcobaleno. Uno sterminio dimenticato, di cui tanti "pacifisti" non vogliono prendere atto.
Preghiamo e lavoriamo per la vera pace e digiuniamo perché Dio conceda a noi e ad ogni uomo un cuore mite. Preghiamo con fede, realisticamente consapevoli che fino alla fine della storia, da qualche parte, ci sarà sempre un uomo che odierà un altro, lo combatterà, tenterà di sopprimerlo. È questa la triste eredità del peccato originale, dalle cui conseguenze ci libera solo Gesù Cristo, il Signore della storia, del Quale molti "pacifisti" fanno volentieri a meno.