Corrispondenza Romana, n.
803/04ABORTO: storica inversione di tendenza negli USA a 30 anni dall'introduzione dell'aborto
Dopo otto anni di lotte e tentativi, finalmente il Senato degli Stati Uniti d'America, nella seduta del 13 marzo scorso, con 64 voti contro 33, ha approvato una proposta di legge (H R 4965) che vieta la pratica medica nota come "aborto mediante nascita parziale" (partial-birth abortion).
Questa raccapricciante pratica permetteva di abortire realizzando un parto intravaginale parziale del feto, che veniva estratto parzialmente dall'utero e quindi ucciso. Ora la legge passerà alla Camera (House of Representatives), dove verrà certamente confermata.
Bisogna rilevare che questa votazione, aldilà del piccolo numero di aborti che riguarda (appena lo 0,17% del totale), costituisce una storica inversione di tendenza, a 30 anni dalla legalizzazione dell'aborto negli USA. La nuova legge rovescia le passate decisioni dell'Alta Corte, che aveva dichiarato legittima la pratica del partial-birth abortion e aveva anzi vietato agli Stati federali di varare leggi che la proibissero, con la scusa che si sarebbe impedito l'esercizio dei diritti della donna.
La votazione pro-vita è stata possibile a causa di due fattori recenti: la nuova maggioranza parlamentare repubblicana, sia al Senato che alla Camera, e l'atteggiamento del presidente George W. Bush che, all'opposto del suo predecessore Clinton, non solo non ha posto il veto, ma anzi per due volte ha caldamente esortato il Senato a votare per il divieto.
Bisogna anche rilevare che, in questi ultimi anni, le affollate "marce contro l'aborto" e le raccolte di firme, promosse dai movimenti pro-life statunitensi, sia cattolici che protestanti, hanno potentemente contribuito a creare quel clima di riscossa che ora ha cominciato a dare i suoi primi frutti. Basti ricordare che, nel 2001, le diocesi americane avevano promosso l'invio di 27 milioni di lettere al presidente Clinton, per protestare contro il suo veto alla legge che ora è stata varata.
Il card. Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, in un lungo articolo su "l'Osservatore Romano" (30 marzo 2003, p. 6), in cui riassume la storia della proposta di legge approvata, osserva: "La recente votazione del Senato nordamericano non solo rappresenta un evento legislativo di considerevole importanza nella costruzione della cultura della vita, ma suppone anche l'affermarsi di un nuovo atteggiamento nei legislatori, procedente da un progressivo, lento, ma autentico cambiamento della mentalità tra la gente degli Stati Uniti.
Malgrado tutto la verità, seppure zoppicando, avanza. Se l'aborto con nascita parziale sarà proibito anche dalla Camera dei Rappresentanti, come tutto pare indicare, saremo di fronte ad un vero passo in avanti non solo della cultura della vita, ma anche di una disciplina legale più consona con essa".
Il successo dei combattivi movimenti pro-life americani costituisce anche una severa lezione per i loro colleghi europei, che non hanno mai dimostrato analoga tenacia nella lotta contro le leggi abortiste. (CR 803/05 del 5/04/03)