Corriere della Sera, 15 aprile 2003

L’INTERVISTA

Il Patriarcato di Mosca "Prima vanno sciolti i nodi che ci dividono"

Il vice responsabile dei rapporti con l’estero: la presenza della Chiesa fedele a Roma in Ucraina e il proselitismo

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

MOSCA - L’idea dello "scalo tecnico", certo suggestiva, viene bocciata dalla Chiesa ortodossa, che respinge l’ipotesi di un ingresso di Giovanni Paolo II in Russia per una specie di "porta di servizio". Il clima fra Roma e Mosca si è fatto di recente più disteso, ma sulle questioni che da sempre dividono le due Chiese il Patriarcato di Mosca rimane rigido. Quindi nessun consenso a un arrivo del Papa senza che prima vengano affrontati e risolti i nodi del contenzioso: il proselitismo dei cattolici in Russia e lo scontro fra la Chiesa uniate (fedele a Roma) e quella ortodossa in Ucraina. I russi sanno bene quanto forte sia il desiderio di Giovanni Paolo II di chiudere il suo pontificato con la storica visita nel cuore dell’ex "impero del male", in quella che i russi più tradizionalisti chiamano la "terza Roma" (la seconda fu Costantinopoli). Pensano di tenere il coltello dalla parte del manico e per questo non sono disposti a cedere. A raffreddare gli entusiasmi sulla notizia dell’ipotetico scalo a Kazan per riportare l’icona della Madonna ci pensa Vsevolod Chaplin, vice responsabile dei rapporti con l’estero del patriarcato.

Allora, padre Chaplin, sapevate di questa ipotesi allo studio?

"Nessuno si è rivolto alla nostra Chiesa con una richiesta del genere, mentre di solito, quando si tratta del viaggio di un leader religioso, si impostano trattative con le autorità religiose della confessione prevalente del Paese".

Nel caso della Russia, dunque, la Chiesa ortodossa.

"Già, ma nessuno si è rivolto al Patriarcato di Mosca".

La visita verrebbe legata al ritorno in Russia dell’immagine della Nostra Signora di Kazan.

"Non si capisce perché la visita del Pontefice venga legata alla restituzione di uno dei tanti oggetti sacri portati via dalla Russia in modo illegale. I problemi da affrontare dovrebbero essere più globali".

E se vi venisse prospettata la proposta di una brevissima visita del Papa per riportare nella città del Tatarstan la celebre icona?

"Noi non abbiamo cambiato la nostra posizione: una qualsiasi visita di Giovanni Paolo II, un incontro con il Patriarca, potranno realizzarsi soltanto se saranno risolti due grandi problemi: l’umiliazione che subisce la Chiesa ortodossa sul territorio dell’Ucraina dell’Ovest e il comportamento non corretto di preti e monache cattolici sul territorio della Russia e dei Paesi della Csi".