Avvenire, 17 aprile 2003
Se la sinistra alza la voce contro Fidel
Il no espresso alle dittature di ogni colore sancisce la fine delle ideologie del XX secolo
Di Vittorio Strada
Il XX secolo, che contrariamente a una formula banale, è stato un "secolo lungo" sia perché ha ceduto il passo al secolo nuovo (migliore?) soltanto nel 2001, nel fatidico 11 settembre, sia perché la sua durata vissuta dall'umanità è stata di una tale drammatica intensità da farlo apparire interminabile, questo XX secolo, anche in quello nuovo ha delle ramificazioni che per certi versi sembrano continuarlo. Un pacifismo veemente e partigiano, ad esempio, che è agli antipodi della limpida esigenza di pace proclamata dal Pontefice, e che ricorda invece le poco pacifiche "campagne" d'un tempo contro l'Occidente democratico, eternamente colpevole agli occhi di chi combatte per chi sa quali radiosi paesi d'utopia (nella realtà risultati poi catastrofici regni del terrore).
Una di queste ramificazioni sembrava quella del silenzio calato su una delle ultime dittature "progressiste" sopravvissute al crollo del comunismo; la dittatura cubana. Cuba, meta ora per lo più di turismo "normale" e sessuale, non ha perso, per molti o pochi che siano, il suo fascino di surrogato della "terra promessa", dopo che la Mecca per eccellenza, l'Unione sovietica, era decaduta a un coacervo di repubbliche più o meno indipendenti, tra cui la maggiore, quella con Mosca capitale, non può più attrarre pellegrinaggi ideologici.
Il "fidelcastrismo", col suo correlato meno trionfalistico e più rivoluzionaristico, il "cheguevarismo", sono diventati infatti per "i poverelli" (di spirito) il sostituto del ben più imponente e potente "paradiso sovietico" ormai perduto. Niente di male, si direbbe: chi si contenta gode. Se non che il felice regno caraibico del sol dell'avvenire, anziché seguire una giudiziosa politica di apparente tranquillità interna a tutto vantaggio del suo buon nome turistico per il mercato se non rosso almeno roseo, ecco che si macchia di colpe clamorose: imprigiona pacifici "dissidenti" e ammazza meno pacifici, ma pur sempre innocui "dirottatori" (di un traghetto, tra l'altro).
Si sa quale sia la psicologia mediatica: quando tutto è concentrato, come un bombardamento a tappeto, su un tema (quello irakeno, nel caso nostro), resta ben poco spazio d'attenzione per ciò che avviene in una remota isola (Cuba, nella fattispecie) e che forse, in tempi migliori, sarebbe passato inosservato o magari addebitato agli yankee, rei di un retrogrado embargo. Invece no: nonostante qui il lungo XX secolo sembra finito e quella sua ramificazione, secondo cui una legale condanna a morte negli Stati Uniti provoca insopprimibile sdegno, mentre centinaia di illegali condanne a morte nei "paesi socialisti" suscitano, negli amici di questi ultimi e nel migliore dei casi, un imbarazzato fastidio, questa diramazione di un fenomeno normalissimo nello scorso secolo sembra esser giunto al suo termine, se non del tutto, quasi.
Illustri e stimabili uomini politici di una sinistra doc (vedi Pietro Ingrao ieri sul Manifesto, che seguiva una presa di distanza dello scrittore portoghese José Saramago) si rifiutano di stare al gioco e levano la loro sofferta, ma sincera protesta di fronte ai delitti di un regime, quello cubano oggi, ma chissà cinese o nordcoreano domani, che ha il torto imperdonabile, tra tanti altri, della longevità. Buon segno. Ai funerali di "questo" ventesimo secolo nessuno versa una lacrima.
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Avvenire, 17 aprile 2003
Il Pdci sta con Castro: dura polemica
ROMA – "Senza imbarazzi e senza reticenze, i Comunisti italiani sono con Cuba anche in questo momento". Lo afferma il responsabile esteri del Pdci, Jacopo Venier, innescando una nuova polemica che Giorgio Lainati, Forza Italia subito alimenta, attaccando i "compagni di viaggio di Fassino, D'Alema e Rutelli". Mentre tutta la Cdl, attraverso una mozione firmata per primo da Gustavo Selva di An, chiede al governo "un riesame completo di tutta la politica commerciale verso Cuba". Il 6 maggio, inoltre, quando è prevista la discussione della mozione, è stata indetta una "maratona oratoria" contro il regime di Fidel Castro, che Bondi (Fi) definisce "un caso emblematico dello strabismo della cultura italiana". Ma anche da sinistra si moltiplicano le voci critiche, a cominciare da quella di Pietro Ingrao, che giudica "ripugnanti" le recenti esecuzioni di tre condanne a morte.